Messaggio del Santo Padre al
Segretario Generale dell'ONU
in occasione della Sessione Speciale dell'Assemblea Generale dell'ONU su
HIV/AIDS
AFFERMARE
IL VALORE SACRO DELLA VITA
21 Giugno 2001
A Sua Eccellenza
Signor Kofi Annan
Segretario generale dell'Organizzazione delle Nazioni Unite
Lo svolgimento a New York, dal 25 al 27 giugno, di una
Sessione speciale dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite incaricata di
esaminare, nei suoi diversi aspetti, il problema dell'HIV/AIDS, è un'iniziativa
particolarmente opportuna e desidero formulare a lei, così come a tutte le
delegazioni presenti, i miei voti migliori, auspicando che i vostri lavori
costituiscano una tappa decisiva nella lotta contro la malattia.
L'epidemia di HIV/AIDS rappresenta indubbiamente una delle
catastrofi più grandi della nostra epoca, in particolare per l'Africa. Non si
tratta di un mero problema di salute, visto che l'infezione ha conseguenze
drammatiche sulla vita sociale, economica e politica delle popolazioni.
Rendo omaggio agli sforzi che si stanno attualmente
compiendo a livello nazionale, regionale e internazionale per raccogliere
questa sfida, grazie alla messa in atto di un programma di azione volto alla
prevenzione e al trattamento della malattia. L'annuncio che lei ha fatto della
prossima creazione del Fondo mondiale "AIDS e salute" è motivo di speranza
per tutti. Auspico di tutto cuore che le prime prese di posizione favorevoli si
concretizzino rapidamente attraverso un sostegno effettivo.
La temibile diffusione dell'AIDS s'inscrive in un universo
sociale caratterizzato da una seria crisi di valori. In questo ambito, come in
altri, la comunità internazionale non può ignorare la sua responsabilità
morale, anzi, nella lotta contro l'epidemia, si deve ispirare a una visione
costruttiva della dignità dell'uomo e investire sulla gioventù, aiutandola a sviluppare
una maturità affettiva responsabile.
La Chiesa cattolica continua ad affermare, mediante il suo
magistero e il suo impegno accanto ai malati di AIDS, il valore sacro della
vita. Gli sforzi che compie, sia nella prevenzione sia nell'assistenza alle
persone colpite, spesso in collaborazione con le istituzioni delle Nazioni
Unite, s'inscrivono nel quadro dell'amore e del servizio alla vita di tutti,
dal concepimento fino alla morte naturale.
Due problemi mi stanno particolarmente a cuore, problemi che
sono sicuro saranno trattati con grande attenzione nei dibattiti della Sessione
speciale.
La trasmissione dell'HIV/AIDS dalla madre al bambino è una
questione estremamente dolorosa. Mentre nei Paesi industrializzati, grazie a
terapie adeguate, si è riusciti a ridurre sensibilmente il numero di bambini
che nascono con il virus, nei Paesi in via di sviluppo, in particolare in
Africa, quelli che vengono al mondo con l'infezione sono molto numerosi, il che
costituisce una grave sofferenza per le famiglie e la comunità. Aggiungendo a
questo triste quadro la disperazione degli orfani di genitori morti di AIDS, ci
si trova di fronte a una situazione che non può lasciare insensibile la
comunità internazionale.
Il secondo problema è quello dell'accesso dei malati di AIDS
alle cure mediche e, nei limiti del possibile, alle terapie anti-retrovirus.
Sappiamo che i prezzi di questi medicinali sono eccessivi, a volte persino
esorbitanti, rispetto alle possibilità dei cittadini dei Paesi più poveri. La
questione comprende diversi aspetti economici e giuridici, fra i quali alcune
interpretazioni del diritto della proprietà intellettuale.
A tale proposito, mi sembra opportuno ricordare ciò che ha
sottolineato il Concilio Vaticano II, e che io ho menzionato nell'Enciclica
Centesimus annus, riguardo alla destinazione universale dei beni della terra:
"La proprietà privata stessa ha per sua natura anche una funzione sociale
che si fonda sulla legge della comune destinazione dei beni" (Gaudium et
spes, n. 71, Centesimus annus, n. 30). In virtù di questa ipoteca sociale,
tradotta nel diritto internazionale, fra le altre cose, mediante l'affermazione
del diritto di ogni individuo alla salute, chiedo ai Paesi ricchi di rispondere
ai bisogni dei malati di AIDS dei Paesi poveri con tutti i mezzi disponibili,
affinché quegli uomini e quelle donne provati nel corpo e nell'anima possano
avere accesso ai medicinali di cui hanno bisogno per curarsi.
Non posso concludere questo messaggio senza ringraziare gli
scienziati e i ricercatori di tutto il mondo per i loro sforzi volti a trovare
terapie contro questo terribile male. La mia gratitudine va anche agli
operatori sanitari e ai volontari per l'amore e la competenza di cui danno
prova nell'assistenza umana, religiosa e medica ai loro fratelli e alle loro
sorelle.
Su tutti coloro
che sono impegnati nella lotta contro l'HIV/AIDS, in primo luogo sui malati e
le loro famiglie, come pure sui partecipanti alla Sessione speciale, invoco le
Benedizioni di Dio Onnipotente.