Alla Federazione
Internazionale delle Associazioni per la Sclerosi Multipla
AIUTARE OGNI MALATO A
SUPERARE IL FATALISMO
13 aprile 1985
“Vi auguro ogni buon successo nella vostra assidua
ricerca. Vorrei con sincera amicizia dirvi ancora di non lasciarvi scoraggiare
e di non venir meno di fronte ai tentativi e sperimentazioni che sembrano
deludervi; non lasciatevi vincere da difficoltà e incomprensioni, offrite
sempre ai malati un dialogo rasserenante e fiducioso”. È quanto ha raccomandato
il Papa all’Associazione italiana per la sclerosi multipla ricevuta in udienza.
1. Egregi Signori della Federazione
Internazionale fra le Associazioni per la Sclerosi Multipla, e dell’omonima
Associazione Italiana, siate i benvenuti a questa speciale Udienza.
Saluto tutti i membri della Federazione,
provenienti da diverse nazioni e in particolare il vostro presidente Signor
Roddiger; come pure la presidente dell’Associazione Italiana, Professoressa
Rita Levi Montalcini, membro della Pontificia Accademia delle Scienze, con il
co-presidente, dott. Giorgio Valente, i Vice-presidenti e tutti gli associati.
2. Voi vi dedicate all’assistenza, alla
ricerca ed alla cura di una grave malattia, che incide molto anche sul piano
sociale.
Nelle udienze generali molto spesso mi
incontro con persone colpite da tale tipo di sofferenza,: un male che tocca per
lo più individui giovani, nel pieno delle loro possibilità di realizzazione;
una malattia progressiva, che mentre riduce le facoltà del corpo, produce
ancora una graduale emarginazione dall’ambiente lavorativo, dalle relazioni
sociali, talvolta anche dalla famiglia.
Cio che vi addolora, ma che, ritengo, vi
sprona nel vostro lavoro di ricerca, è il fatto che le cause del male sono
ancora, o almeno in gran parte, ignote, e che perciò, anche sul piano
terapeutico le conoscenze non sono ancora sufficienti.
Io desidero anzitutto dirvi che vorrei
incoraggiare, se ce ne fosse bisogno, il vostro tenace impegno nell’arduo
lavoro di ricerca concernente questo grave male. Vorrei dimostrarvi tutta la
mia comprensione e solidarietà per lo stato d’animo che talvolta vi addolora
allorché vi accostate impotenti ad una sofferenza che più sentite di dover
lenire, a persone che si rivolgono a voi, alla prima percezione del male
traboccanti d’angoscia, desiderose di speranza, fiduciose nella vostra
professionalità e sensibilità.
Che il Signore dia sostegno e fortunato esito
a tutti i vostri impegni su questo campo.
3. In una maniera del tutto singolare il
malato di sclerosi multipla richiama alla nostra considerazione l’immagine di
Gesù Crocifisso. La progressiva immobilità delle membra fa pensare alla
dolorosa immagine di Gesù inchiodato sul legno, e richiama alla mente le parole
di San Paolo: "Siamo tribolati da ogni parte…portando sempre e dappertutto
nel corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti"
(2Cor 4, 8-10).
Da questa considerazione, mi pare, emerge più
complessa, ma sufficientemente chiara la missione che, insieme con le cure
fisiche, vi compete per il conforto del sofferente. Si tratterà di aiutare il
malato a comprendere il valore di questa somiglianza e vicinanza con Gesù
Redentore. Gesù Cristo, il quale "operando la redenzione mediante la sofferenza
ha elevato insieme la sofferenza umana a livello di redenzione" (cfr.
Lett. Ap. "Salvifici Doloris" , n. 19) sembra dire qui, con voce più
chiara, che ogni uomo nel suo dolore può avere una sua parte nell’opera della
Redenzione. Se l’immagine del Crocifisso è presente anche nel cuore, oltre che
nel corpo, proprio da Gesù verrà la mirabile potenza e la grazia del conforto.
Il malato, nella fede potrà dire, come l’Apostolo, che "come abbondano le
sofferenze di Cristo in noi, così, per mezzo di Cristo, abbonda anche la nostra
consolazione" (2Cor 1, 5).
Vi auguro di poter infondere così nell’anima
afflitta del paziente la preziosa forza della speranza. La Croce, infatti, non
è il punto di arrivo delle promesse del Signore. Proprio la Pasqua che stiamo
celebrando ci dice che dalla Croce, come dal seme sotterrato, nasce la gloria e
che dall’ultimo grido di Gesù morente si annuncia il trionfo della vita nuova e
liberata dal male.
Con la forza della fede in Cristo voi potrete
aiutare ogni malato a superare il fatalismo, a non ridursi solo a piangere
sulle facoltà perdute, potrete dimostrargli che tante cose sono possibili con
la forza della volontà; potrete infondergli coraggio, avviandolo verso una
accettazione cosciente e serena delle sue condizioni, proponendogli, proprio in
forza della testimonianza di Gesù, la ricerca di altri altissimi valori, per la
società e per i fratelli.
4. Mentre vi auguro ogni buon successo nella
vostra assidua ricerca, vorrei con sincera amicizia dirvi ancora di non
lasciarvi scoraggiare e di non venir meno di fronte a tentativi e
sperimentazioni che sembrano deludervi; non lasciatevi vincere da difficoltà e
incomprensioni, offrite sempre ai malati un dialogo rasserenante e fiducioso.
Si tratta, molto spesso, di fratelli che hanno bisogno di una effettiva
vicinanza e sono talvolta più desiderosi di conforto spirituale che di
qualsiasi altra cosa. Voi sapete quanto tali situazioni incidano profondamente
su tutto il complesso della famiglia, non di rado sconvolta dalla situazione di
crisi e dalle eccezionali condizioni di bisogno, di cura, di assistenza che la
coinvolgono. Nulla, in questi casi, dovrà rimanere intentato, di quanto è
lecito e possibile, per trovare, insieme con l’affetto delle persone assistite,
la solidarietà dei familiari, la partecipazione efficace delle strutture civili
di assistenza alle vostre proposte, ampia disponibilità di volontariato perché
siano superati i rischi della solitudine e dell’isolamento, dell’abbandono
materiale e psicologico. La diuturna frequentazione dei vostri assistiti possa
generare tra di voi una vera ed esemplare fraternità alimentata dalla carità
cristiana.
Con questi voti, ben volentieri imparto a tutti voi la mia propiziatrice Benedizione Apostolica, che desidero estendere ai malati, ai vostri collaboratori, alle famiglie ed alle persone care.