All’Ospedale Umberto
I di Roma
ALL'EFFICIENZA TECNICA ED
ORGANIZZATIVA
VA UNITO QUEL SUPPLEMENTO
DI AMORE GRATUITO
CHE SI ALIMENTA DI
CRISTIANA SOLIDARIETA'
19 dicembre 1993
Carissimi
Fratelli e Sorelle!
1.Sono
lieto di potermi incontrare così familiarmente con voi, che svolgete un
prezioso servizio, qui al Policlinico "Umberto I". La vostra azione sollecita
e discreta rende presente, in modo immediato, l'infinito amore del Padre
celeste per ogni uomo che soffre e costituisce il segno tangibile
dell'attenzione della Comunità ecclesiale verso tanti fratelli ammalati.
Ringrazio
il Reverendo Padre Ludovico Napoli, Cappuccino, come anche tutti gli altri
Cappellani, per le cortesi parole che, a nome di tutti, ha voluto rivolgermi
dandomi il benvenuto e porgendomi, da parte vostra, gli auguri per le ormai
prossime Festività Natalizie.
Contraccambio
di cuore tali voti ed invoco su tutti abbondanti consolazioni celesti e la
forza dello Spirito divino affinché proseguiate con abnegazione e generosità il
vostro servizio di "buoni samaritani".
2.Il
Natale, che fra qualche giorno celebreremo, ci rivolge, tra l'altro, un
significativo appello ad accogliere a cuore aperto ogni essere umano la cui
debolezza è assunta dal Verbo ed innalzata a dignità perenne (cf. Prefazio di
Natale III). L'urgenza di tale vocazione, che è comune a tutti i credenti,
diviene ancor più pressante per voi, Religiosi e Religiose, che, operando in
strutture sanitarie, vi incontrate quotidianamente con persone particolarmente
fragili e provate.
Quando
la Chiesa parla di "umanizzazione" delle Case di cura, non si rifà
certo a nessuna particolare ideologia o filosofia, ma unicamente all'alleanza
esemplare che il suo Signore e Maestro ha definitivamente stipulato con l'uomo,
prendendone su di se il tormento e il dolore. Ce lo ricorda opportunamente la
liturgia: Gesù, proclamiamo in un prefazio, "ancora oggi come buon
samaritano viene accanto ad ogni uomo piagato nel corpo e nello spirito e versa
sulle sue ferite l'olio della consolazione e il vino della speranza"
(Prefazio comune VIII).
Se
l'uomo che entra in ospedale non venisse accolto, soprattutto da quanti
ispirano la propria esistenza al Vangelo, come persona unica nella sua
singolarità, ma fosse considerato semplicemente un "numero" o un
"caso clinico", la sua dignità umana verrebbe ad essere fortemente
umiliata.
Il
rischio, infatti, potrebbe essere quello di svolgere con abilità il proprio
compito, ma senza una vera capacità di accoglienza nei confronti di chi soffre.
Come ci si può occupare della salute di un fratello senza accostarlo nella sua
totalità e cogliere nel profondo del suo cuore il desiderio irrinunciabile
della felicità?
All'efficienza
tecnica ed organizzativa va, allora, sempre unito quel supplemento di amore
gratuito che si alimenta di autentica e cristiana solidarietà.
3.Carissimi
Religiosi e Religiose, la ricorrenza del Natale, in cui celebreremo la
manifestazione della bontà di Dio e del suo amore per gli uomini (cf. Tn 3,4),
viene a mettere ancor più in luce il significato della vostra
"missione" nelle corsie, a contatto con i degenti e con le loro
rispettive famiglie. A voi è chiesto di offrire a quanti vivono nel dolore e
spesso nella solitudine come pure ai loro familiari ed a quanti operano nei
vari reparti dell'ospedale, un'accoglienza fraterna, una disponibilità
discreta, un ascolto attento, che siano testimonianza della bontà e dell'amore
del Figlio di Dio Incarnato.
Se,
a volte, anche la scienza medica più aggiornata si deve dichiarare sconfitta
dinanzi alla virulenza della malattia, di "umanità" si vive, si spera
e si può guarire. E persino la morte, in questo contesto, assume un senso di
grande dignità e di pace. L'umanità, rischiarata dalla luce recata nel mondo
dalla nascita di Cristo, risulta così una risorsa inesauribile.
Vi
aiuti, in così delicato compito, Maria, che in silenzio ha contemplato il
mistero del Verbo incarnato. Vi ottenga Lei, Consolatrice degli afflitti, un
rinnovato vigore per proseguire nel vostro prezioso ministero al servizio dei
malati.
In auspicio di ciò, vi imparto una speciale
Benedizione Apostolica, estendendola volentieri alle vostre Comunità religiose
ed a tutte le persone che ogni giorno incontrate in questo luogo di dolore e di
speranza.
Al termine del discorso il Santo Padre ha
aggiunto le seguenti parole:
Ho parlato ai religiosi e alle religiose, ma
ci sono tante persone che rappresentano il laicato, la professione medica e
infermieristica, questi operatori sanitari di cui la Chiesa è tanto sollecita,
specialmente la Sede di Roma. Grazie all'iniziativa del Cardinale Angelini
abbiamo anche uno speciale Consiglio della Pastorale per gli Operatori
Sanitari, un Dicastero di grandissima importanza per la Santa Sede, per la
Chiesa, e anche per la società, accolto dappertutto con grande comprensione e
entusiasmo. Voi tutti, carissimi fratelli e sorelle laici, saluto di cuore e
incoraggio nel vostro compito difficile che domanda una grande dedizione di se
stessi per andare insieme con questi nostri fratelli e sorelle ammalati, per
portare loro non solamente la guarigione fisica ma anche una guarigione
spirituale, per quanto è possibile.
Devo dire che prima della visita mi hanno
fatto anche una visita il Cardinale Ruini, Monsignor Ragonesi, e poi quattro
Cappellani Cappuccini. Ma qui ce ne sono altri…Non mancava il posto per loro,
ma dovevano portare con sé anche le infermiere. Il posto certamente non
mancava…Tutti e tutte sono benvenuti nella Casa del Papa.
Poi devo ricordare ancora una cosa. Questo
ospedale non mi è totalmente sconosciuto, perché una volta sono venuto qui per
visitare il Presidente Sandro Pertini. Già il Signore lo ha chiamato a sé.
Preghiamo per la sua anima: "Requiem aeternam dona ei Domine, et lux
perpetua luceat ei, requiescat in pace".
Qui ci troviamo certamente nel centro
spirituale di questo Policlinico, dove è presente Gesù Eucaristico. Qui
confluiscono tutti i reparti. Per i reparti il mio programma è piuttosto
limitato, forse troppo limitato, ma così come hanno previsto cercheremo di
realizzarlo. Soprattutto sono previsti i bambini ammalati. Allora,
spiritualmente vado in tutti i reparti, vorrei andare in tutti i reparti, sono
a conoscenza dei vostri problemi, di cui hanno parlato anche apertamente in una
lettera, aperta a tutto il mondo. Volevano "convertire" un po' anche
il Papa, perché si facesse un portavoce di questi problemi. Non è strano per me,
non è alieno a me essere portavoce dei diversi bisogni umani, essere anche voce
di quelli che non hanno voce. Ma io spero che gli ammalati dell' "Umberto
I" avranno voce, in questa società
democratica italiana, che oggi certamente vive momenti molto difficili, ma è
ricca. Ne abbiamo parlato qui con il Magnifico Rettore de "La
Sapienza". Certamente vi sono deficienze in questo Policlinico, ma
paragoniamo queste deficienze con le grandissime deficienze e insufficienze di
tanti ospedali del mondo che io ho già visitato, in Africa, in America Latina,
dappertutto, dove il livello della sanità e anche della cura sanitaria è molto
più basso. Allora dobbiamo pensare un po' con questo criterio comparativo,
relativo, e vedere, attraverso le nostre mancanze, anche tante altre mancanze
del mondo, soprattutto di questo cosidetto Terzo Mondo, dove tante cose
mancano.
Carissimi, vi ringrazio. Come vedete ho detto più "fuori carta" che "sulla carta". Ma questo capita molte volte, specialmente quando si è nelle ore mattutine, quando il cervello è più fresco, allora le cose, le riflessioni corrono più spedite.