Alle Figlie di San
Camillo
ESSERE AL SERVIZIO DEI
POVERI E DEI MALATI
Giugno 2002
Carissime Sorelle!
1. Sono lieto di rivolgere il mio cordiale
benvenuto a ciascuna di voi, religiose dell'Istituto Figlie di San Camillo,
convenute a Roma per il Capitolo Generale. Grazie per questo incontro, con il
quale avete voluto testimoniare devozione ed affetto al Vicario di Cristo,
confermando la vostra fedeltà al Suo Magistero di Pastore universale della
Chiesa. Saluto la vostra nuova Superiora Generale, Suor Laura Biondo, e la
ringrazio per le cortesi espressioni che mi ha indirizzato a nome delle
presenti e dell'intera vostra Congregazione. Per lei e per il Consiglio
Generale invoco dal Signore copiosi doni di luce e di grazia per svolgere il
nuovo compito in conformità con la volontà di Dio.
2. Serbo ancora vivo il ricordo delle
beatificazioni dei vostri Fondatori Giuseppina Vannini e Luigi Tezza, che ho
avuto la gioia di elevare agli onori degli altari rispettivamente nel 1994 e
nel 2001. Sono state singolari occasioni di grazia, che continuano a costituire
un costante invito a crescere nel fervore spirituale e nello zelo apostolico.
Arricchite e incoraggiate da tali doni, voi
avete scelto di orientare i lavori del Capitolo Generale verso un
approfondimento dell'eredità spirituale ricevuta dai nuovi Beati per proseguire
con consapevolezza ed entusiasmo sulla via della santità. Si tratta di una
scelta che vi consente di confermare il cammino intrapreso e di adattare il
vostro carisma alle mutate condizioni dei tempi, per divenire testimoni sempre
più credibili dell'amore misericordioso del buon Samaritano.
Mi è noto lo sforzo generoso da voi profuso
nel servizio ai poveri ed ai malati, come pure l'impulso che la vostra Famiglia
religiosa, già presente in quattro Continenti, ha impresso recentemente all'attività
missionaria nell'America del Sud, in Oriente e nell'Europa dell'Est. Vi
incoraggio a continuare su questa scia, animate e sostenute dall'esempio del
beato Luigi Tezza, autentico pellegrino per la missione.
3. Sia vostra cura rendere presente il Cristo
misericordioso in tutti i vostri contatti col prossimo, a cominciare da quelli
all'interno della Congregazione. Regni tra voi lo spirito di carità fraterna,
così che ogni religiosa si senta capita e valorizzata nelle sue capacità e
nessuna debba lamentare ingiustizie o sopraffazioni.
Voi siete chiamate ad essere segni concreti
della tenerezza di Cristo soprattutto là dove la sofferenza opprime l'essere
umano nel corpo e nello spirito. In tale compito siete favorite dalla vostra
condizione di donne consacrate che, guardando alla Vergine Immacolata,
assicurano una speciale sensibilità per ciò che è essenzialmente umano, anche
in contesti di dolore e di emarginazione (cfr Mulieris dignitatem, 30). Ecco un
apporto specifico che voi potere offrire alla vasta azione della nuova
evangelizzazione, che investe l'intero Popolo di Dio.
Seguendo l'esempio di San Camillo e dei beati
Fondatori, non esitate a proclamare con le parole, ma soprattutto con le opere,
la gioia di sacrificare la vostra esistenza per i fratelli bisognosi. Ed in
tale singolare missione non abbiate paura di tendere con ardore alle vette
della carità eroica.
"Come vere Figlie di San Camillo dovete
primeggiare nella carità ed essere disposte per la carità a fare sempre
qualunque sacrificio". Così scriveva il beato Luigi Tezza alle prime
discepole, offrendo in tal modo a tutte le sue figlie un prezioso criterio per
vivere fedelmente la propria vocazione.
4. Inoltre, accanto ad un'assistenza ricca di
umanità nei confronti del malato, icona vivente di Cristo, a voi è chiesto, nel
quotidiano lavoro, di recare a tutti il messaggio salvifico del Vangelo.
Attraverso le istituzioni socio-sanitarie e le
scuole da voi gestite fatevi promotrici di autentiche fucine di umanità e di
carità, capaci di suscitare in quanti sono a contatto con i malati il desiderio
di trasformare il curare in un prendersi cura, e la professione in vocazione.
Per raggiungere tale obiettivo occorre una sintesi armoniosa di intelligenza e
di cuore, di tecnica e di capacità d'accoglienza del malato. E' necessario, al
tempo stesso, sostenere la "cultura della vita", ponendo a fondamento
di ogni insegnamento la convinzione che la persona riveste un valore unico e la
vita umana è sacra. Per questo va difesa e protetta sempre, dal suo nascere
fino al suo termine naturale.
5. Carissime Sorelle, rimanete fedeli alla
vostra meravigliosa vocazione e sforzatevi di viverla con dedizione e gioia.
Come vi ricorda la testimonianza dei vostri Fondatori, essa costituisce per voi
la strada alla perfezione della carità e alla piena conformazione al Cristo,
che avete scelto di servire nei malati e nei sofferenti.
Con tali sentimenti, mentre vi affido alla celeste intercessione della Madre del Signore, Consolatrice degli afflitti, di San Camillo de Lellis e dei beati Luigi Tezza e Giuseppina Vannini, di cuore imparto a ciascuna di voi la Benedizione Apostolica, volentieri estendendola a tutte le vostre Consorelle sparse nel mondo.