All’Associazione
Medici Italiani del Calcio
EVITARE CONDIZIONAMENTI
DISUMANIZZANTI, AIUTANDO GLI ATLETI A RIMANERE SEMPRE UOMINI
26 novembre 1984
“Medici ed atleti debbono di continuo
affrontare la preoccupazione di non deludere le esigenze delle rispettive
Società e le attese del grande pubblico, che richiede prestazioni di alto
rendimento. Gli atleti, divenuti idoli delle folle, sono tanto più esposti e
vulnerabili quanto più sono giovani, e possono essere travolti dalla tentazione
di subordinare alla notorietà, che è una gloria di breve stagione, la
fondamentale esigenza di restare persone. L’uomo può venire sacrificato
all’atleta”. Rivolgendosi ai membri dell’Associazione medici italiani del
calcio, il Papa ha voluto ricordare come il delicato compito del medico
sportivo – particolarmente in questo settore del calcio che coinvolge la
passione di milioni di persone – investe direttamente il rapporto
medicina-morale.
1. Sono lieto di essere in mezzo a voi,
illustri Medici di squadre di calcio professionistiche, convenuti a Roma per la
vostra assemblea nazionale.
Porgo il mio cordiale saluto al Prof.
Salvatore Matracia, Presidente dell’Associazione: ringrazio vivamente il Prof.
Ernesto Alicicco per il deferente indirizzo di saluto che mi ha rivolto a nome
di tutti; esprimo un pensiero affettuoso a Mons. Fiorenzo Angelini, presente a
questo incontro.
Saluto tutti di cuore, non solo perché siete
rappresentanti di una branca della scienza che ha come obiettivo la sanità
dell’organismo umano, ma anche per ragione della vostra specificità
professionale. Se poi aggiungiamo la considerazione che la vostra Associazione
si è sempre ispirata ai grandi valori della morale cristiana, allora mi piace
dirvi che l’esercizio della vostra professione può portare un contributo non
piccolo all’opera della promozione umana.
2. Come ho rilevato in occasione di altri
incontri del genere la Chiesa non è stata mai estranea al mondo dello sport,
anzi guarda con viva simpatia la disciplina sportiva quale fattore positivo di
perfezionamento, perché con essa il corpo umano, che è il capolavoro della
natura fisica, ha modo di sviluppare le sue inesauribili possibilità. L’atleta,
impegnandosi in una palestra competitiva che è insieme scuola di sacrificio, è
chiamato a valorizzare pienamente le sue energie, la sua intelligenza, la sua
immaginazione, la sua volontà. Egli viene immesso in un circolo di largo
respiro volto a favorire la comunanza tra gli uomini di diverse lingue e
culture, a richiamare folle immense al di là delle frontiere geografiche e
delle ideologie di parte.
Nella visione cristiana dello sport è
ulteriormente arricchita la concezione classica, che vedeva nell’atleta
perfetto l’uomo fisicamente e spiritualmente maturo.
Ebbene proprio voi, con la scelta della
Medicina sportiva – divenuta una scienza interdisciplinare, una
specializzazione nella specializzazione – siete chiamati ad essere tra i
principali artefici di questo grande e nobile compito.
3. Il vostro impegno vi porta ad aver cura del
calciatore, il quale, prima di essere un individuo dotato di potenza di muscoli
e di prontezza di riflessi, è una persona umana.
Sotto tale profilo voi, come tutti gli altri
colleghi della scienza medica, avete la fortuna di operare in un settore di
privilegio, che vi rapporta alle stesse finalità dell’azione divina. Dio,
autore dell’uomo e della natura, chiama altri uomini a collaborare con Lui nel
disegno di creazione continua, perché il corpo umano, nelle sue mirabili
componenti fisiche e psichiche, possa essere aiutato a conseguire il suo pieno
e armonioso sviluppo.
Così, al vostro impegno si pongono complesse
problematiche, che vanno dal campo traumatologico a quello cardiologico,
biochimico, riabilitativo. Il vostro compito, però, non si esaurisce entro la
branca della terapia, per allargarsi a quella più ampia dell’attività di
prevenzione. Voi siete custodi degli uomini affidati alle vostre cure,
difensori del loro equilibrio psicofisico, cooperatori del loro armonico
sviluppo. In breve, educatori dell’uomo. Voi tendete non solo a una difesa, ma
anche all’esaltazione dell’uomo. Nel mondo difficile dell’agonismo sportivo
tocca soprattutto a voi favorire la completa maturità della persona umana.
4. Di qui, per voi, l’ulteriore impegno a
evitare le facili degenerazioni e i possibili travisamenti delle nobili
finalità delle competizioni sportive.
L’uomo, che è il soggetto della vostra
attività professionale, è anche un atleta, per di più giovane. Egli si trova ad
agire nella cornice di uno stadio gremito, che può esaltare o deprimere. Questa
situazione è fortemente condizionante, con pericolo di strumentalizzazione. Di
qui le difficoltà di ordine psicologico, che voi siete chiamati a superare.
Medici ed atleti debbono di continuo
affrontare la preoccupazione di non deludere le esigenze delle rispettive
Società e le attese del grande pubblico, che richiede prestazioni di alto
rendimento. Gli atleti, divenuti idoli delle folle, sono tanto più esposti e
vulnerabili quanto più sono giovani, e possono essere travolti dalla tentazione
di subordinare alla notorietà, che è una gloria di breve stagione, la
fondamentale esigenza di restare persone. L’uomo può venire sacrificato
all’atleta.
5. Egregi professionisti della libera
Associazione medici italiani del calcio, è appunto qui, in questo settore
l’impegno di mettere in valore la libertà della vostra professione, che investe
direttamente il rapporto medicina-morale, si colora di una nuova nobiltà e
riveste il carattere di una missione.
Occorre evitare condizionamenti
disumanizzanti. Il traguardo sportivo non è fine a se stesso. Lo sport è finalizzato
all’uomo, non l’uomo allo sport. Il calciatore anche professionista non è un
robot. Come tale egli deve essere aiutato a valutare meglio l’oggettiva e
completa scala di valori umani e sovrumani.
La mia esortazione è un invito a guardare alla
vostra professione con la visione cristiana dell’uomo. Far sì che la disciplina
sportiva sia veramente fattore di promozione dell’uomo e di esaltazione dei
doni ricevuti da Dio.
Lo sport è scuola. Di questa scuola voi medici
siete soprattutto i maestri.
Con questo auspicio, vi imparto di cuore la mia benedizione.