Agli ammalati e al
personale sanitario nel Santuario di Banneux (Belgio)
GUARDARE CON FEDE ALLA
CROCE
21 maggio 1985
Il Papa parla del valore della sofferenza e
dell’assistenza a malati e handicappati; accenna a "una certa serenità
dinanzi alla prospettiva della morte". Ciò è certo ben lontano dalla
mentalità di chi ritiene inutile la vita sofferente e propugna la convenienza
di mettere artificialmente fine ad essa.
E ora, mi rivolgo più in particolare a voi,
cari fratelli e sorelle, ammalati e handicappati, che siete chiamati a
cooperare alla redenzione attraverso la sofferenza nel senso che abbiamo appena
detto. Tutti noi qui rispettiamo la vostra sofferenza fisica, forse la vostra
angoscia morale, i vostri perché, il mistero del vostro cammino spirituale
nella prova. È normale, è legittimo, che facciate, con l’aiuto di chi vi
circonda, tutto ciò che è in vostro potere, in potere della scienza e della
tecnica mediche, per cercare di guarire, per vincere gli ostacoli e le
limitazioni dai quali è colpito il vostro corpo. Allo stesso tempo, vi invito a
confidare la vostra angoscia a Dio Padre, a Cristo, attraverso Maria; a domandargli,
più che la rassegnazione, e ancor più che il coraggio della lotta, la grazia
dell’amore e della speranza. Guardate con fede la croce di Cristo: strumento
d’immensa sofferenza, essa è soprattutto il segno di un immenso amore, e la
porta aperta sulla risurrezione, che è la risposta definitiva del Dio d’amore
al suo Figlio prediletto.
Possiate offrire con Cristo questo handicap,
entrare nella redenzione, per la vostra salvezza, per il progresso di tutta la
Chiesa, per le grazie di conversione di cui il nostro mondo ha bisogno! Cristo
è già qui, vicinissimo a voi, quando lo pregate così; il segno efficace vi è
dato nei sacramenti: nella santa comunione e nell’unzione degli infermi che vi
fa vivere con lui il tempo della prova. Rimanete fedeli alla preghiera. Cercate
di restare aperti agli altri, senza ripiegarvi su voi stessi. Gli altri hanno
molto da ricevere dalla vostra esperienza di ammalati credenti. Spesso, la
prova vi ha fatto acquisire uno sguardo sull’esistenza, sui valori veri, un
nuovo grado di pazienza, di coraggio, di solidarietà, una certa serenità
dinanzi alla prospettiva della morte, in contrasto con l’angoscia di coloro che
vi circondano, una misteriosa unione con Dio. Di tutto questo, voi potete
testimoniare, rendendo manifesta la promessa di Gesù: "Beati gli afflitti,
perché saranno consolati". Anche nel silenzio della preghiera, inchiodati
al letto, voi siete in comunione col mondo intero, per partecipare alla
redenzione: la vostra preghiera e la vostra offerta contribuiscono a elevare il
mondo.
7. Ai medici, agli infermieri e alle
infermiere, e a tutto il personale sanitario, nelle cliniche e negli ospedali,
alle associazioni per le cure a domicilio e di assistenza, a tutti coloro che
in questo momento si impegnano a guarire o confortare gli ammalati – e anche a
coloro che si preparano a farlo – esprimo la mia stima e il mio caloroso
incoraggiamento. Il vostro lavoro è talvolta spossante, merita comprensione e
gratitudine. La vostra professione è tra le più nobili: aiutare l’uomo a ritrovare
la salute, a vivere, a superare la propria prova con dignità, è certamente il
servizio che l’umanità aspetta e che corrisponde al disegno di Dio.
Coloro tra di voi che condividono la vostra
fede cristiana troveranno particolare stimolo nell’esempio di Cristo che ha
trascorso parte dei suoi giorni in mezzo ai malati, che voleva incontrarli
personalmente. Voi siete i buoni samaritani di cui parla Gesù, ogni qualvolta
vi soffermate dinanzi alla sofferenza di un altro uomo, gli portate efficace
soccorso (cfr. Lc 10, 33-34; Salvifici doloris, nn. 20-30).
Dovrete sempre avere la preoccupazione di non
ridurre l’ammalato a un oggetto di cure, ma di farne il primo alleato in una
lotta, che è la sua lotta, di considerare prioritaria la sua persona; e vi incoraggio
a trovare una risposta esigente e conforme al rispetto e alla dignità della sua
vita, di fronte ai gravi problemi che si pongono alla vostra professione, in
particolare al capezzale degli ammalati gravi.
8. E voi, cari congiunti e amici dei malati,
voi siete come coloro che conducevano i malati da Gesù. Voi soffrite con loro
della loro malattia, della loro infermità, della loro menomazione fisica; ancor
più forse quando si tratta di una menomazione mentale, irreversibile.
Prego il Signore di aiutarvi in questa assistenza generosa e delicata, nella quale impegnate tutte le risorse del vostro amore. Questa assistenza può arrivare sino a condividere la preghiera dell’ammalato e a cercare per lui le altre persone che gli diano il necessario sostegno spirituale, sacerdote, diacono, religiosa, laico amico o incaricato del servizio pastorale degli ammalati.