Al XXI Congresso
mondiale dei medici cattolici
I MEDICI CATTOLICI SONO
CHIAMATI
AD UNA PARTICOLARE
TESTIMONIANZA EVANGELICA
1-4 settembre 2002
Eccellenza Reverendissima Mons. Javier Lozano
Barragán,
il Santo Padre ha appreso con vivo
compiacimento che la Federazione internazionale associazione medici cattolici
celebrerà il suo XXI Congresso mondiale a Seoul, in Corea del Sud, dal 1º al 4
settembre 2002. Tale importante appuntamento, che quest’anno vedrà riuniti i
rappresentanti delle 54 Associazioni nazionali di medici cattolici aderenti
alla FIAMC, offrirà ai medici un’occasione propizia di studio e di scambio di
pensieri e di esperienze su diverse tematiche che interpellano la loro
riflessione nel campo dell’etica medica e della pastorale della salute.
Meritevole di apprezzamento è, dal punto di
vista della sua attualità, il tema scelto. Infatti, oggi, con l’avvento della
medicina sperimentale, viene spesso relegata nella sfera individuale e privata
l’identità del singolo operatore sanitario. Di qui la necessità e l’urgenza per
il medico in generale, e il medico cattolico in particolare, di recuperare
appieno la sua personale identità di servitore della vita, che va amata e
difesa sempre e comunque.
A questo proposito, riferendosi alla specifica
identità e responsabilità degli operatori sanitari, il Santo Padre scrive: “Nel
contesto culturale e sociale odierno, nel quale la scienza e l’arte medica
rischiano di smarrire la loro nativa dimensione etica, essi possono essere
talvolta fortemente tentati di trasformarsi in artefici di manipolazioni della
vita o addirittura in operatori di morte. Di fronte a tale tentazione, la loro
responsabilità è oggi enormemente accresciuta e trova la sua ispirazione più
profonda e il suo sostegno più forte proprio nell’intrinseca e imprescindibile
dimensione etica della professione sanitaria, come già riconosceva l’antico e
sempre attuale Giuramento di Ippocrate, secondo il quale ad ogni medico è
chiesto di impegnarsi per il rispetto assoluto della vita umana e della sua
sacralità” (Evangelium vitae, 89).
Oltre alla trattazione delle questioni che
hanno una ovvia rilevanza bioetica e pastorale riconducibile al valore della
vita – le terapie con cellule staminali, le cure palliative, l’aids, le
demenze, la formazione etica dei futuri medici, i metodi naturali –, il
Congresso di Seoul assegnerà, a titolo di riconoscenza e stima verso i coniugi
Billings, il premio FIAMC per il 2002, volendo con ciò sottolineare
l’importante contributo da essi dato ai centri per l’applicazione dei metodi
naturali di regolazione della fertilità, centri che sono tuttora un
"valido aiuto per la paternità e maternità responsabili, nella quale ogni
persona, a cominciare dal figlio, è riconosciuta e rispettata per se stessa e
ogni scelta è animata e guidata dal criterio del dono sincero di sé"
(ibid., 88).
Ora è venuto il momento in cui i medici
cattolici sono chiamati ad una particolare testimonianza evangelica nel mondo
della sofferenza e della salute. Ai buoni propositi, alle sapienti riflessioni
del Congresso devono seguire gesti concreti di carità e di solidarietà
sull’esempio di Gesù, Buon Samaritano, che nella sua vita terrena si dedicò a
sanare gli uomini e le donne nel corpo e nello spirito.
Il Santo Padre invita tutti i congressisti a
tornare nei loro rispettivi Paesi più convinti della loro alta missione al
servizio della salute e della vita dell’uomo dal suo inizio al suo naturale
termine. Loro compito è di fare quanto è possibile per la promozione della
cultura della vita, realizzando una presenza incisiva nei dibattiti che
attraversano la professione medica, in fedele adesione al magistero della
Chiesa. In questo modo il Congresso di Seoul passerà alla storia non come uno
dei tanti incontri di studio, ma come un Congresso nel quale è maturato un
impegno operativo di coerente testimonianza evangelica a servizio di chi
soffre.
Di fronte ad un mondo secolarizzato, che con
il pretesto della “comprensione” e della “compassione” verso l’uomo tende a
nascondere o ad indebolire la verità morale, il Santo Padre invita i medici
cattolici a riproporla "nel suo
intimo significato di irradiazione della sapienza eterna di Dio giunta a noi in
Cristo, e di servizio all'uomo, alla crescita della sua libertà e al
perseguimento della sua felicità" (Veritatis splendor, 95).
L’ambiente ospedaliero, nel quale il medico
cattolico esercita la sua professione-missione, ha bisogno di rinnovarsi alla
luce del Vangelo della sofferenza e della vita, affinché attraverso i gesti e
l’operato quotidiano del medico vi restino sempre vive ed operanti la
compassione e la misericordia di Cristo. A questo proposito, Giovanni Paolo II
scrive: “La loro [delle istituzioni sanitarie] vera identità non è solo quella
di strutture nelle quali ci si prende cura dei malati e dei morenti, ma
anzitutto quella di ambienti nei quali la sofferenza, il dolore e la morte
vengono riconosciuti ed interpretati nel loro significato umano e
specificamente cristiano. In modo speciale tale identità deve mostrarsi chiara
ed efficace negli istituti dipendenti da religiosi o comunque legati alla
Chiesa” (Evangelium vitae, 88).
Il Santo Padre incoraggia i medici cattolici a
perseguire con un nuovo slancio il loro impegno solidaristico, ispirandosi alla
saggia dottrina sociale della Chiesa. Non si stanchino di condividere la
scienza e la cultura medica con quelle Chiese che sono nel bisogno, ma cerchino
sempre di promuovere all’interno della FIAMC la diffusione universale del bene
“salute”. In questo modo, i medici cattolici daranno un notevole contributo al
pertinente ed attuale dibattito sui valori, a cui dovrà ispirarsi il fenomeno
della mondializzazione, se non vuol smarrire il suo fine che è l’uomo.
Il Sommo Pontefice esorta i medici cattolici
ad essere, sull’esempio dei martiri fondatori della Chiesa coreana, coraggiosi
e credibili testimoni di Cristo medico del corpo e dell’anima, riconoscendo nei
malati il suo volto sofferente. Egli può illuminare e trasfigurare il loro
sguardo e la loro professione, rivelando il suo volto di luce e di gloria,
pegno di speranza per coloro che credono in Lui.
Nell’augurare ai partecipanti al XXI Congresso
FIAMC un proficuo lavoro, il Santo Padre desidera manifestare a Lei, Eccellenza
Reverendissima, ed agli altri dirigenti della FIAMC, il suo vivo e grato
apprezzamento per l’impegno profuso in questa forma di apostolato. Con questi
sentimenti Egli invia a Lei, ai Suoi collaboratori e ai congressisti tutti, una
speciale Benedizione Apostolica, pegno di abbondanti effusioni di favori
celesti.
Profitto della circostanza per confermarmi con
sensi di distinto ossequio
Suo dev.mo nel Signore
Card. Angelo Sodano
Segretario di Stato