120° di fondazione dell’Ospedale pediatrico "Bambino
Gesù"
IL MEDICO, COME IL
SACERDOTE,
HA LA MISSIONE DI
PROVVEDERE ALLA CURA
E ALLA SALVEZZA DELL’UOMO
18 marzo 1989
“Esprimo la speranza che centri di cura
come il vostro possano sempre più moltiplicarsi. Questo nobilissimo ideale di
portar soccorso ai fanciulli ammalati o bisognosi, in qualunque parte della
terra si trovino, è una causa che deve attrarre il cuore e stimolare le energie
di molti giovani e dar significato ad una esistenza”. È questo l’auspicio
rivolto da Giovanni Paolo II al personale dell’ospedale pediatrico
"Bambino Gesù" nel corso della celebrazione eucaristica per il 120°
anniversario di fondazione dell’istituto. Alla Messa, che ha avuto luogo nella
mattinata, nella sala delle benedizioni, hanno preso parte circa mille persone
tra dirigenti, medici, personale ausiliare e familiari dei piccoli degenti. A
guidare il gruppo era il presidente dell’istituto, Marchese Marcello Sacchetti.
Con il Santo Padre hanno concelebrato i Monsignori Riccardo Ruotolo e
Alessandro de Angelis, il Reverendo don Renato Dardozzi, insieme con i tre
cappellani dell’istituto.
Questo il testo dell’omelia pronunciata dal
Santo Padre:
1. "Ecco il servo saggio e fedele, che il
Signore ha posto a capo della sua famiglia" (Lc 12, 42).
Oggi, solennità di San Giuseppe, il nostro
pensiero non può non andare, contemporaneamente, anche a Gesù Bambino, che
l’iconografia tradizionale rappresenta pure tra le braccia del Santo Patriarca.
È dunque, una bella circostanza per
festeggiare con voi, in questa liturgia, il 120° anniversario di fondazione del
vostro ospedale, intitolato al bambino Gesù. Un ospedale sorto per curare e
lenire, con amore pari alla dedizione, le sofferenze dei piccoli innocenti,
cosi simili in ciò al figlio stesso di dio fatto uomo, fatto bambino come loro,
soggetto alla sofferenza come loro.
2. Desidero salutare cordialmente tutti i
presenti, esprimendo la gioia di questo incontro per me assai significativo:
saluto il Presidente, il personale dirigente, i medici, le Suore Figlie della
Carità, le vigilatrici d’infanzia, il personale ausiliare, nonché i familiari
dei piccoli degenti.
Un incontro significativo, dicevo, perché
voi sapete quale stretta relazione esiste, quale analogia, quale interscambio
tra la missione del sacerdote da una parte e quella dell’operatore sanitario
dall’altra: tutti sono dediti, a diverso titolo, alla salvezza dell’uomo, alla
cura della sua salute, a liberarlo dal male, dalla sofferenza e dalla morte, a
promuovere in lui la vita, il benessere, la felicità. E quanto si aceentua tale
analogia, se consideriamo che la cura dei piccoli sofferenti, richiede maggiormente
quelle virtù di abnegazione, di diligenza, di delicatezza, di compassione, di
misericordia che devono accomunare il medico al sacerdote! Per questo, cari
fratelli e sorelle, devo dirvi che io sento il vostro ospedale particolarmente
vicino al mio cuore di pastore e di Vescovo di Roma, in cui ormai da 120 anni
codesta istituzione esercita la sua benefica attività.
3. Nella preghiera iniziale della Santa Messa
abbiamo ricordato che Dio ha voluto "affidare gli inizi della nostra redenzione
alla custodia premurosa di San Giuseppe". Quali sono questi "inizi
della redenzione"?. Sono la vita terrena di Gesù fanciullo; una vita che
per trent’anni Egli ha condotto nell’intimo del focolare domestico, tra la
gente semplice del suo tempo, amorosamente dedito, certamente, alle opere
buone, ma senza che lo splendore della sua divinità trasparisse al di là di un
normale comportamento umano. Quanto amore e quanto rispetto non avrà mostrato
Gesù durante questi anni, Egli che poi nel ministero pubbtico ricorderà il
comandamento del decalogo di onorare il padre e la madre! E con quanta premura
e dedizione Giuseppe e Maria non avranno seguito il crescere di Gesù "in
sapienza, età e grazia davanti a Dio e davanti agli uomini" (Lc 2, 52).
E la vita di ogni fanciullo battezzato è
anch’essa una partecipazione alla redenzione di Cristo. C’è anche per essa, ed
in modo speciale, quella "fedele cooperazione che la Chiesa esercita
all'opera della salvezza", per la quale, nella medesima preghiera, abbiamo
chiesto l’intercessione di San Giuseppe.
E soprattutto, se pensiamo al fanciullo
sofferente, non possiamo non andare col nostro pensiero alla partecipazione
della Chiesa alle sofferenze redentrici del Cristo,
4. Nella vostra delicata professione, voi
medici, voi Religiose, voi vigilatrici d’infanzia che assistete questi piccoli,
troverete sempre in San Giuseppe un modello, un protettore, un conforto.
Mettetevi fiduciosamente sotto il suo potente patrocinio: egli vi insegnerà
l’arte nobilissima e soprannaturale di illuminare, consolare e confortare
queste piccole anime messe di fronte alla prova terribile del dolore. Il Santo
falegname di Nazareth vi ispirerà parole giuste, il sorriso ed il gesto
rasserenanti, l’intervento tempestivo ed efficace, la finezza d’animo nel
riflettere sul mistero del dolore umano.
I piccoli che avete fra le vostre mani sono
stati misteriosamente chiamati fin dai loro primi anni di vita ad una dura
prova, che coinvolge anche voi adulti, ponendovi interrogativi inquietanti.
Davanti al mistero tremendo del dolore, anche le menti più elevate hanno
sentito l’impotenza del limite umano. Sembra mancare la parola. Proprio per
questo occorre che vi affidiate alla Parola di Dio: ascoltarla e farla vostra,
"sperando contro ogni speranza"
come dice San Paolo nella Lettera ai Romani (4, 18); occorre avere la
medesima docilità di San Giuseppe nell’ascoltare e nel mettere in pratica le
ispirazioni dello Spirito di sapienza; occorre ascoltare la "voce
dell'angelo".
5. Esprimo la speranza che Centri di cura per
bambini come il vostro possano sempre più moltiplicarsi. Come sapete, un numero
grandissimo di fanciulli innocenti nel mondo soffre ed anche muore per la
mancanza di strutture ospedaliere. È questa certamente una delle piaghe più
terribili che affliggono la moderna Società, è uno scandalo intollerabile, per
rimediare al quale non faremo mai abbastanza. Questo nobilissimo ideale di
portar soccorso ai fanciulli ammalati o bisognosi, in qualunque parte della
terra si trovino, è una causa che deve attrarre il cuore e stimolare le energie
di molti giovani e dar significato ad una esistenza. Molti laici, religiosi e
religiose ad esso si dedicano; ma quante maggiori forze occorrerebbero!
Profitto pertanto di questa occasione per lanciare un appello a tutte le anime
generose: andate senza paura, e Dio vi darà il centuplo!
San Giuseppe vi assista nella fatica, perché possiate condividere con lui il premio celeste. Preghiamolo tutti insieme, cari Fratelli e Sorelle con la stessa orazione finale di questa Santa Messa, chiedendo al Signore: "Donaci la stessa fedeltà e purezza di cuore, che animò San Giuseppe nel servire il tuo unico Figlio, nato dalla Vergine Maria". Amen.