Agli operatori sanitari dell’Ospedale Bambino Gesù in Roma

 

IL MISTERO DELLA SOFFERENZA INNOCENTE

 

8 giugno 1982

 

Il Papa insiste sull’impegno per la vita; a questo e non alla costruzione di strumenti di morte dovrebbero mirare la scienza e la tecnica.

 

1. (...) Ma sono tornato, in particolare, in questo luogo perché chiamato, invocato dal flebile e struggente lamento dei bambini, che portano nei loro fragili corpicini il peso della malattia e della sofferenza, ed intendo dire e manifestare ad essi, a nome vostro, a nome dei loro genitori, a nome della Chiesa, tutto l’immenso affetto di cui vogliamo circondarli, specie nei momenti della loro più acuta debolezza.

 

2. La visita ad un ospedale, e in particolare ad un ospedale per bambini, provoca nel profondo del cuore alcuni degli interrogativi più radicali sul significato della vita e dell’esistenza dell’uomo: la presenza continua, martellante, ineluttabile della sofferenza, e specialmente quella degli “innocenti”, urta nella ragione umana attonita e perplessa come un autentico “scandalo”, capace di porre in questione e in pericolose crisi le certezze nelle quali si fonda la nostra vita intellettuale, religiosa, etica. Il lamento accorato e il pianto lancinante di un bimbo che soffre, possono sembrare quasi una protesta dell’umanità intera nei confronti del silenzio impenetrabile di Dio, che permette tale somma di dolore.

Là dove l’umana ragione sembra urtare contro un muro opaco d’ombra e si reputa in diritto di assumere un atteggiamento di rivolta, la Parola divina ci introduce nel “mistero” della sofferenza umana, presentando alla nostra considerazione e alla nostra esperienza Gesù, Cristo e Signore, il Figlio di Dio, in cui si incarna la profetica figura del “Servo sofferente”, dell’ “uomo dei dolori” (Is 53,3); Gesù che si commuove profondamente di fronte alle sofferenze degli altri; che assume completamente il dolore nella sua Passione e Morte, passaggio obbligatorio per la sua Risurrezione di glorificazione.

Allora, se noi soffriamo, partecipiamo ai patimenti di Gesù, potrà dirci San Paolo, per partecipare anche alla sua gloria (cfr. Rm 8,17); se portiamo sempre e dappertutto nel nostro corpo le sofferenze e la morte di Gesù, è perché anche la vita di Gesù si manifesta nel nostro corpo (cfr. 2 Cor 4,10). E lo stesso Apostolo, che nella sua vita ha sperimentato un lungo apprendistato del dolore, può parlare della gioia che egli prova nelle sofferenze che sopporta, perché può completare nella sua carne ciò che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo Corpo che è la Chiesa (cfr. Col 1,24).

In questa visione cristiana del dolore, il lamento ed il pianto di coloro che soffrono, specialmente dei bambini, non sono quindi un’acerba protesta, ma una solenne, pura, emozionante preghiera di impetrazione, che si eleva da questa povera terra al trono di Dio, perché gli uomini tutti siano liberati e purificati dal male, orientino la loro vita in sintonia con le esigenze della rivelazione divina e si manifestino autentici “figli di Dio”.

 

3. In tale prospettiva gesù ha dichiarato “beati” gli afflitti e i piangenti, perché saranno consolati (cfr. Mt 5,4); e nel giorno del suo ritorno nella gloria come giudice supremo e definitivo della storia, egli si identificherà con tutti i sofferenti della terra: “ero malato … e mi avete visitato …: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (cfr. Mt 25,36-40). Questa solenne proclamazione in bocca a cristo deve dare un significato nuovo e soprannaturale all’impegno, che voi tutti esercitate nei confronti dei fratelli più piccoli di gesù, i bimbi ammalati, sofferenti; la vostra specifica competenza, la vostra esemplare dedizione, il vostro impegno generoso sono rivolti a gesù, l’uomo-dio, misteriosamente presente in loro. È in questo spirito evangelico che la vostra professione, già di per sé degna del massimo rispetto, diventa una autentica “missione” di fede ed un contributo all’elevazione totale dell’uomo, fatto ad immagine e somiglianza di Dio.

Da questo luogo di dolore, ma anche di speranza, desidero rivolgere un invito, un appello agli uomini di scienza; a coloro che reggono le sorti della città terrena: è urgente, è necessario convogliare, coordinare le iniziative, gli studi, le ricerche, i contributi per alleviare il dolore dei fratelli colpiti dalle varie calamità, vittime della malattia. Occorre finanziare adeguatamente tali studi e tali ricerche, finalizzati alla salute fisica dei cittadini. Non avvenga che le spese più consistenti dei vari paesi siano rivolte agli armamenti, agli strumenti più sofisticati, capaci di provocare solo distruzione, morte e disperazione; mentre si disattendono invece quelle opere e iniziative, necessarie ed indilazionabili perché la vita degli uomini, anche dal punto di vista sanitario, possa trascorrere serena e tranquilla nella pace, nella giustizia, nell’ordine.