Al Congresso
Nazionale dell'Unione Cattolica dei Farmacisti Italiani
IL SERVIZIO CHE VOI
OFFRITE ALLA SACRALITA' DELLA VITA
29 gennaio 1994
Carissimi
Farmacisti,
1.Sono
lieto di porgervi oggi il mio cordiale benvenuto alla conclusione del Congresso
Nazionale organizzato dall'Unione Cattolica dei Farmacisti Italiani.
Sono
grato al Presidente dottor Lino Mottironi per le gentili espressioni che, anche
a nome vostro, mi ha ora rivolto; ringrazio l'Assistente Ecclesiastico, Padre
Elia Tripaldi dei Fatebenefratelli, che si è prodigato per la buona riuscita di
questo nostro incontro. Saluto con uguale stima anche i Rappresentanti della
Federazione dell'Ordine, e quanti hanno desiderato unirsi a voi nella visita al
Successore di Pietro.
Con
tale gesto la vostra Associazione desidera riaffermare la sua fedeltà al
Magistero della Chiesa, dopo aver rinsaldato i vincoli di collaborazione con la
Conferenza Episcopale Italiana mediante il nuovo Statuto recentemente
approvato. L'opera instancabile del Cardinale Fiorenzo Angelini, cui rivolgo il
mio riconoscente pensiero, ha aiutato il vostro sodalizio a trovare nuovo
impulso, collegando le esperienze del passato al presente, fedele ai valori
cristiani che ne ispirano l'operato.
2.La
Chiesa è ben cosciente che Dio, autore della vita, ha dato all'uomo
l'intelligenza anche per acquisire la duplice abilità di preservare l'essere
umano dalle malattie e di curarlo quando afflitto da infermità con rimedi
adeguati. Fin dall'antichità, la nobile arte farmaceutica, mossa dalla
consapevolezza della sacralità della vita umana, ha grandemente contribuito
alla sua protezione.
Il
servizio all’integrità e al benessere della persona è l’ideale che deve
costantemente orientare il farmacista cattolico, il quale si ispira,
nell’esercizio a “Gesù di Nazareth, che passò beneficando e risanando” (At
10,38) quanti si avvicinavano a lui. Compito del farmacista, dunque è di
“contribuire al sollievo della sofferenza, al benessere e alla guarigione
dell’uomo”, cosciente che dove c’è la vita, c’è lo Spirito di Dio che è
creatore e consolatore (Paolo VI, discorso alla Federazione Internazionale
Farmaceutica, 7.XI.1974, Insegnamenti, XII, 798-801).
Il
servizio che voi offrite alla sacralità della vita si esprime, a volte, in un
contesto sociale e culturale complesso e difficile. Penso ad esempio a certe
forme di malattia che si diffondono con impressionante rapidità e che a volte
sono conseguenza di una sbagliata concezione della libertà e della dignità
umana o, peggio, della ricerca di forme di evasione che alienano la capacità
dell’uomo di affrontare la vita con responsabilità.
Di
fronte a tali situazioni, l’insegnamento della Chiesa è sempre stato coerente
nel difendere i valori che nobilitano l’uomo e il senso della sofferenza.
Ancora oggi, riecheggiando l’insegnamento dei Pontefici Pio XII e Paolo VI,
essa ripete che “non si può accettare di prendere parte agli attentati contro
la vita o l’integrità dell’individuo, contro la procreazione o la sanità morale
e mentale dell’umanità” (Pio XII, discorso ai farmacisti cattolici, 2 settembre
1950, in Discorsi e radiomessaggi, pp. 177-178). Né si può in coscienza “cercare un beneficio economico mediante
la distribuzione di prodotti che avviliscono l’uomo” (Paolo VI, Discorso alla
Federazione Internazionale Farmaceutica, 7 settembre 1974, Insegnamenti XII,
798-801) e la sua dignità.
Ho
già avuto modo di sottolineare che “la distribuzione delle medicine – come
anche la loro concezione e il loro uso – deve essere regolata da codice morale
rigoroso, osservato scrupolosamente. Il rispetto di tale codice di
comportamento presuppone la fedeltà ad alcuni principi intangibili che la
missione dei battezzati e il dovere della testimonianza cristiana rendono
particolarmente attuali” (Alla Federazione Internazionale dei Farmacisti
Cattolici, 3 novembre 1990, in Insegnamenti, XIII/2, p. 991).
3.Il
vostro lavoro, tuttavia, non si limita a dispensare prodotti destinati al
benessere psicofisico. Quali operatori cattolici, che agiscono nell'ambito della sanità, voi siete chiamati
a svolgere un importante ruolo umano, sociale ed etico. Attraverso il contatto
con quanti ricorrono alla vostra competenza, voi avete modo di diventare anche
consiglieri e persino evangelizzatori, proprio perché la vostra professione
presuppone fiducia nella vostra arte e nella vostra umanità. Il confronto
morale e psicologico che potete offrire a chi soffre è grande, se esso è frutto
di una maturità e di una ricchezza di valori derivanti dai principi immutabili
dell’etica naturale ed evangelica. Alla vostra professione avete modo di
aggiungere così una dimensione di autentica solidarietà cristiana, avendo
presente l’immagine del Buon Samaritano, che non offre soltanto un aiuto
immediato, ma accetta la prospettiva di prendersi cura anche in seguito del
fratello (cfr. Lc 10, 29-37).
4.Carissimi
farmacisti! La professione da voi esercitata esige profonde qualità umane,
etiche e spirituali; domanda saggezza e prudenza unite a un vivo senso di
onestà e di probità. Il vostro posto di lavoro non è il terminale di una catena
di produzione, dove approda la competizione mercantile di complessi
industriali. Esso deve essere piuttosto un luogo dove la sofferenza trova rimedio
per il corpo e comprensione per le ferite dell’anima.
Vi
aiuti la Vergine Maria, invocata con il titolo di “Salus infirmorum”, a
svolgere la vostra missione con diligenza e pazienza a servizio della vita; vi
guidi l’esempio dei santi martiri Cosma e Damiano, che venerate quali vostri
protettori, ad essere saldi nella fedeltà ai principi del Vangelo; vi
accompagni la mia Benedizione, che volentieri estendo ai vostri collaboratori e
a quanti vi sono cari.