A un gruppo di malati,
disabili e anziani dell’Austria
IL VALORE DELLA VITA
APPARENTEMENTE INUTILE E IMPRODUTTIVA
11 settembre 1983
Alla base dei vari propositi di aborto ed eutanasia sta
sempre l’assoluta incomprensione del valore misterioso, ma reale, d’una vita e
d’una vita apparentemente inutile e improduttiva. Questo discorso apre ai
fedeli orizzonti difficili, ma quanto preziosi!
2. E adesso volgo il mio sguardo soprattutto a voi, chini
per il peso degli anni e che soffrite per i malanni e le limitazioni della
vecchiaia. Anche voi avete bisogno del nostro aiuto, eppure siete voi che ci
fate dei doni. Sul vostro lavoro, sulla vostra efficienza, su quello che voi
avete, per così dire, “investito” per noi, noi continuiamo a costruire. Noi
abbiamo bisogno della vostra esperienza e del vostro giudizio. Noi abbiamo
bisogno della vostra esperienza di fede e del vostro esempio. Non dovete
appartarvi. Non dovete rimanere fuori dalle nostre porte, dalle nostre case e
dalle porte del nostro mondo. Voi siete parte di noi! Una società che si
dissocia dagli anziani non solo negherebbe la sua stessa origine, ma si
alienerebbe il proprio futuro. Né anziani né ammalati devono essere emarginati.
La loro presenza è importante. Noi tutti siamo loro debitori. In quest’ora
vorrei ringraziare voi tutti che nei molteplici momenti di bisogno
dell’umanità, donate in sacrificio la vostra sofferenza e le vostre preghiere.
Naturalmente anche i sani devono pregare ma la vostra preghiera ha un peso
particolare. Fiumi di benedizioni potete richiamare dal Cielo ed elargire ai
vostri conoscenti, alla vostra patria e a tutti gli uomini che hanno bisogno
dell’aiuto di Dio. Qui sulla terra l’uomo non può lodare e adorare Dio in modo
migliore che con un cuore che anche nella sofferenza crede alla sua saggezza e
al suo amore. Una pena sopportata con pazienza diventa in qualche modo essa
stessa una preghiera, fonte ricca di grazia. Per questo motivo vorrei pregare
voi tutti affinché trasformiate in cappelle le vostre stanze, guardiate
l’immagine del Signore crocifisso e preghiate per noi, offriate in sacrificio
per noi la vostra sofferenza – anche a favore dell’attività del Successore di
Pietro, che confida in modo particolare nel vostro aiuto spirituale e che vi
benedice con tutto il cuore.
3. Durante il nostro incontro di oggi il mio pensiero va in
modo particolare a tutti quelli fra voi, che già dall’infanzia sono così
provati, che le loro facoltà fisiche e spirituali non hanno potuto neppure
svilupparsi. Penso agli uomini che in seguito ad un incidente o a causa di un
male subdolo sono gravemente handicappati. Penso a quella forma di
invecchiamento a causa della quale il mondo e le persone circostanti perdono la
loro consistenza, ad anziani, quindi, che non possono più trasmetterci la
saggezza della loro vita e che non percepiscono più il servizio dell’amore.
Rivolgendo lo sguardo a queste persone, alle quali sono tolte cose così
importanti, ci si pone la domanda: “In che cosa consiste veramente la dignità
dell’uomo?”
La nobiltà dell’uomo
consiste nel fatto che Dio l’ha chiamato alla vita, gli ha detto di sì, l’ha
accettato e che egli troverà in Lui il suo compimento. Di fronte a questo non è
tutta la vita umana in fondo frammentaria e inadeguata, dal momento che ogni
opera deve essere sempre completata da Dio? Su sani e ammalati, vigorosi e
stanchi, attivi ed handicappati, spiritualmente vivi e non, sta il “sì” paterno
di Dio e fa di ognuno dei loro giorni un tratto di strada verso il compimento –
e perciò degno di essere vissuto.
Cari Austriaci, vorrei che il Signore potesse dirvi a
proposito del vostro atteggiamento verso i vostri conviventi malati e
handicappati, nei quali in fondo incontrate Lui stesso: “Ero un peso, e voi mi
avete portato; ero inutile e voi mi avete apprezzato; ero sfigurato e voi avete
riconosciuto la mia dignità; ero malato già dalla nascita e voi mi avete detto
di sì” (cfr. Mt 25,35 e segg.).
4. Malati e vecchi, handicappati e bisognosi di assistenza
ci mostrano in modo particolare quanto abbiamo bisogno l’uno dell’altro e
quanto profondamente apparteniamo l’uno all’altro. Essi suscitano fino
all’ultimo la nostra solidarietà e il nostro amore verso il prossimo. Quando i
malati non sono più in grado di riconoscere l’aiuto dato loro e di
contraccambiare con gratitudine, allora diventa evidente quanto altruista e
pieno di sacrifici deve essere un amore così servizievole. Malattia e
sofferenza sono sempre una prova difficile. Ma anche se può sembrare
contraddittorio, un mondo senza malati sarebbe più povero. Perché esso sarebbe
più povero di umanità vissuta verso il prossimo, più povero di amore
disinteressato e persino, qualche volta, meno eroico.
In quest’ora, perciò, insieme a tutti i malati e agli uomini
bisognosi di assistenza qui in Austria, ringrazio con tutto il cuore i medici,
gli infermieri e gli assistenti che prestano servizio in questa “Casa della
misericordia” e ovunque nel paese con fedeltà e passione. Ringrazio tutti
coloro che, qui o in altri ospedali, nelle case di cura e nelle famiglie, danno
il loro contributo con sforzi personali e pieni di abnegazione per alleviare le
sofferenze, per curare le malattie e perché le persone anziane riacquistino
coraggio e fiducia.
Una parola sincera di incoraggiamento indirizzo a voi, madri
e padri, che con altruismo curate e amate – spesso in un ambiente dove non c’è
comprensione – il vostro bambino malato, forse handicappato da sempre; a tutti
coloro che costituiscono per i propri genitori un appoggio affettuoso e che
accettano anche limitazioni per contraccambiare con gratitudine almeno una
parte di quell’amore disinteressato che a loro volta avevano ricevuto
precedentemente.
Il mio ringraziamento non è soltanto un augurio. Voi avete
nello stesso tempo la promessa di Gesù Cristo che è venuto per servire e per
curare le ferite. “Tutte le volte che avete fatto qualche cosa a uno di questi
minimi tra i suoi fratelli, l’avete fatto a Lui” (cfr. Mt 25,40). Lui è la
vostra forza, la vostra ricompensa. Lui è – se voi vi aprite a questo messaggio
– la gioia silenziosa nella vostra opera. Allo stesso modo Cristo è anche la
consolazione nella vostra sofferenza, cari fratelli e sorelle malati e
bisognosi di assistenza. Lui che è vicino ai suoi messaggeri d’amore nel loro
servizio, è anche vicino a voi nel momento del bisogno. Siete fatti a sua
immagine e somiglianza. Lui che ha curato quelli che soffrono, ha sofferto Egli
stesso. Egli stesso ha patito l’ultimo abbandono, perché noi non fossimo mai
abbandonati. Lui, Cristo, nostro Signore e Salvatore, sia sempre con voi e
benedica voi tutti nella sua grande misericordia e amore!