All’Associazione Medici
Cattolici Italiani (AMCI)
IN OCCASIONE DEL DONO DI UN’UNITÀ
MOBILE DI RIANIMAZIONE
27 aprile 1980
Sono lieto di incontrarmi nuovamente con voi in questo
Cortile di San Damaso, dopo l’incontro, per così dire, ufficiale e solenne che
io ebbi, all’inizio del Pontificato, con codesta Associazione, e di rinnovarvi
il mio compiacimento e il mio plauso per la vostra benemerita attività
umanitaria e, ancor più, per l’ispirazione cristiana, che la illumina e dirige.
Ai sentimenti di sincero apprezzamento, si aggiungono oggi
quelli, non meno sentiti, della riconoscenza per il dono che avete recato con
voi: l’Unità Mobile di Rianimazione, che vedo qui esposta, quale senso
tangibile di filiale affezione verso il Papa e di cristiana solidarietà, perché
destinata a soccorrere, a proteggere e a salvare vite umane, con le sue
attrezzature tecniche di avanguardia.
Vada il mio elogio a quanti hanno voluto promuovere questa
bella iniziativa e vi hanno apportato il loro contributo, e in particolare allo
zelante Assistente Ecclesiastico Centrale, Monsignor Fiorenzo Angelini, ai
membri del Consiglio Centrale, ai Delegati Regionali ed ai Presidenti delle
Sezioni diocesane. Un encomio speciale, per la loro generosa contribuzione,
esprimo ai Medici e a numerosi Cappellani ospedalieri e Religiose infermiere della
diocesi di Roma, che hanno voluto così riaffermare il loro particolare vincolo
di comunione ecclesiale col loro Vescovo.
In questa felice occasione vi voglio lasciare anche una
esortazione: voi che lavorate nel servizio medico, abbiate sempre un alto concetto
della vostra missione, che “per nobiltà, per utilità, per idealità si avvicina
da presso alla vocazione stessa del sacerdote”, come già ebbi a dirvi nel
precedente incontro (cfr. Insegnamenti di Giovanni Paolo II, I, 1978, p. 436).
Vi conforti nel preciso compimento del vostro dovere la
consapevolezza di dare un apporto indispensabile alla tutela ed alla difesa
della vita umana, di quella vita che porta in sé l’impronta di Dio Creatore,
che ha formato l’uomo a sua immagine e somiglianza. Questa coscienza diffonda
sul vostro lavoro una luce religiosa e vi aiuti a vedere sempre nel malato il
corpo sofferente del Cristo.
Accompagno con questi voti la vostra attività, e, mentre
auguro che sentimenti sempre nobili e cristiani la sostengano, prego Colei che
voi invocate come “Salus Infirmorum” di assistere e di remunerare quanti di
voi, con buoni intenti e con buoni procedimenti, impiegano il loro ingegno e la
loro opera per restituire salute e serenità a tanti fratelli nostri provati dal
dolore e dalla infermità.
Vi sia di sostegno la Benedizione Apostolica, che con grande effusione imparto a voi, ai vostri cari ed a tutti i vostri colleghi ed amici.