Al Congresso Internazionale  degli Ospedali Cattolici

 

L’UMANIZZAZIONE DELLA MEDICINA

AL DI SOPRA DI OGNI INTERESSE

 

31 ottobre 1985

 

Il Santo Padre ha ricevuto i congressisti degli Ospedali cattolici sparsi nel mondo, riuniti per un momento di verifica e per l’avvio di un programma di collaborazione e di coordinamento.

 

1. Sono veramente lieto di accogliere in particolare Udienza tutti Voi, Medici, Infermieri, Volontari, Religiose infermiere e Amministratori, che in rappresentanza degli Ospedali Cattolici, sparsi in tutto il mondo, vi siete riuniti a Roma per un vostro Congresso, al fine non solo di approfondire lo studio per una migliore collaborazione fra strutture sanitarie ospedaliere, ma anche per fornire supporti scientifici e tecnici insieme ad interventi pratici, specialmente ai Paesi in via di sviluppo.

Esprimo il mio cordiale saluto a tutti voi, qui presenti, e in particolare ai Promotori della "Confederatio Internationalis Catholicorum Hospitalium": a Mons. James Cassidy e al Dott. Marcello Sacchetti, rispettivamente Presidente e Segretario Generale del Comitato Promotore. Rivolgo inoltre uno speciale pensiero al Cardinale Pironio e a Mons. Fiorenzo Angelini, rispettivamente Presidente e Pro-Presidente della Pontificia Commissione per gli Operatori Sanitari e a Fra Pier Luigi Marchesi, che è qui in rappresentanza degli Istituti Religiosi Ospedalieri.

Mi è caro manifestarvi il mio compiacimento per questa iniziativa, che ritengo importante perché mette a confronto qualificati operatori nel delicato campo della salute in un contesto di conoscenza, di amicizia, di discussione, procurando loro uno stimolo ed un incoraggiamento nell’esercizio, spesso estenuante ed ignorato, della propria attività. Sono certo che i vostri incontri diretti a promuovere in forma sempre più stretta lo scambio culturale e la collaborazione tecnica e scientifica torneranno di utilità per la vostra professione e per un migliore servizio a quanti ricorrono alle vostre cure sanitarie. È appunto per incrementare tale cooperazione che l’11 febbraio scorso ho istituito una speciale Pontificia Commissione, auspicando nel Motu Proprio istitutivo Dolentium hominum un migliore coordinamento di tutti gli organismi cattolici impegnati nel campo della sanità e della salute.

 

2. Quando si tratta di organizzazioni come le vostre, che si ispirano al Vangelo di Cristo e al Magistero della Chiesa, la quale per innata vocazione ha sempre promosso la cura degli ammalati, la mia parola si fa ancor più fiduciosa e il mio cuore si apre ad una più sentita riconoscenza per l’opera che voi svolgete. La vostra qualifica di operatori sanitari cattolici, che traggono impulso per la propria missione dai principi della morale cristiana, vi rende in qualche modo continuatori dell’attività terapeutica del Signore, così riassunta dall’evangelista Matteo: “Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro Sinagoghe, predicando il Vangelo del Regno e sanando ogni malattia ed infermità del popolo. E giunse la sua fama in tutta la Siria, e gli portarono tutti i malati oppressi da varie malattie e tormenti, indemoniati, lunatici e paralitici, e lì guarì” (Mt 4, 23-24).

Come è noto, le guarigioni operate da Gesù non si riducevano all’eliminazione pura e semplice di un fenomeno patologico, ma erano in pari tempo segni profetici dell’avvento del Regno di Dio e della nuova situazione spirituale, che veniva a crearsi nel guarito. Nella concezione biblica, la malattia, come l’esilio e la schiavitù, appare una realtà provvisoria, la cui sparizione è collegata con la venuta dei tempi nuovi. In occasione della guarigione del cieco nato, ai discepoli che chiedevano: "Rabbi, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché egli nascesse cieco?", Gesù rispose: "Né lui né i suoi genitori hanno peccato, ma è così perché si manifestino in lui le opere di Dio" (Gv 9, 2-3). Le guarigioni erano quindi occasioni per ridare la salute fisica e per donare la salvezza dell’anima, per instaurare cioè, nel miracolato, il Regno di Dio.

Dall’esempio di Gesù deriva per l’operatore sanitario cattolico il dovere di non limitarsi alla cura del corpo, sempre urgente e doverosa, ma di estendere le sue preoccupazioni alla evangelizzazione dello spirito in quanto i degenti sono in diritto di essere istruiti sul senso della vita e della morte, alla luce della fede cristiana. Ricco di questa spiritualità, l’operatore sanitario, in particolare il Sacerdote, col Consiglio Pastorale, è chiamato a svolgere tra i malati e i loro familiari una importante azione, fondata sulla speranza cristiana. Di questa speranza, carissimi Fratelli e Sorelle, siate testimoni attendibili e premurosi presso il capezzale di chi guarda a voi per avere sollievo nel corpo e conforto nello spirito.

 

3. In un mondo in rapida trasformazione, voi vi siete riuniti anche per confrontarvi sugli aspetti tecnici necessari per un migliore funzionamento delle vostre realtà sanitarie. Gli ospedali cattolici, per raggiungere i grandi ideali, a cui ora ho fatto accenno, non devono lasciare nulla di intentato, affinché gli ammalati siano assistiti come richiede la loro dignità di persone "fatte ad immagine e somiglianza di Dio" (Gn 1, 26).

A nessuno sfugge come l’evoluzione tecnologica e gli stessi mutamenti di natura sociale, economica e politica abbiano cambiato nel mondo il tessuto su cui poggia tutta la vita degli ospedali. Da qui l’esigenza di una nuova cultura specialmente nella preparazione tecnica e soprattutto morale degli operatori sanitari a tutti i livelli. L’ospedale cattolico poi, essendo tenuto a dare testimonianza di Chiesa, deve rivedere a fondo l’organizzazione, affinché essa rifletta sempre meglio i valori evangelici, echeggiati nelle direttive sociali e morali del Magistero; non si lasci assorbire dai "sistemi" che mirano solo alla componente economico-finanziaria e agli aspetti clinico-patologici; sappia stare sempre più vicino all’uomo e assisterlo di fronte alle ansietà che lo investono nei momenti più critici della malattia; sappia creare una cultura diretta ad umanizzare la medicina e la realtà ospedaliera.

Tutto ciò esige un forte movimento unitario tra gli ospedali cattolici in tutti i settori, non escluso quello economico-organizzativo. Con questa auspicata unità l’ospedale cattolico, ancor più di ogni altra istituzione ospedaliera, deve essere aperto alle esigenze di tutti i degenti di ogni continente, specialmente dei paesi in via di sviluppo.