Agli studenti del Collegio
Universitario Aspiranti e Medici Missionari (CUAMM) di Padova
LA MEDICINA MISSIONARIA PER LA
PROMOZIONE UMANA
DEI PAESI IN VIA DI SVILUPPO
26 settembre 1983
Oltre quattrocento giovani impegnati nell’attività
missionaria e di promozione umana nei Paesi del Terzo Mondo sono stati ricevuti
in udienza dal Papa. Il gruppo era composto dagli studenti del Collegio
universitario aspiranti e medici missionari di Padova (CUAMM). I giovani erano
guidati dal Vescovo di Padova, Mons. Filippo Franceschi, e dal fondatore del
CUAMM Prof. Francesco Canova.
1. Sono intimamente lieto di potermi intrattenere con voi,
convenuti a Roma per pregare sulla tomba dell’Apostolo Pietro.
Rivolgo anzitutto il mio saluto al vostro Vescovo, Monsignor
Filippo Franceschi, come pure al fondatore del vostro Organismo, il Prof.
Francesco Canova, ai membri del Consiglio di Amministrazione e di Direzione.
Saluto gli studenti che si preparano alla loro missione e
tutti i medici che sono già impegnati in territori missionari e coloro che,
terminato il loro servizio, hanno fatto ritorno.
Saluto infine tutti i vostri familiari, qui presenti insieme
con voi.
2. È ancora vivo nel mio animo il ricordo della giornata
che, proprio un anno fa, ho trascorso nella vostra città, in occasione del 750°
anniversario della morte di Sant’Antonio. La calorosa accoglienza della gente,
il fervore raccolto delle celebrazioni, il fresco entusiasmo dei giovani hanno
lasciato nel mio cuore un’impressione profonda che non si cancellerà.
In quella mia visita pastorale ho voluto incontrare, per
primo, un gruppo di malati, per sottolineare, anche con questo gesto, quanto
l’esercizio della carità sia strettamente legato alla testimonianza di impegno
evangelico della comunità cristiana.
3. Fu proprio la volontà cristiana di servire il Cristo nel
fratello, nel bisognoso, nel malato, che suggerì di dare inizio, nel 1950,
all’attività della vostra Organizzazione.
L’amore di Cristo, ricorda il vostro statuto, è la forza
che vi ha spinti alla decisione di dedicare parte della vostra vita “al
servizio delle popolazioni bisognose nei paesi in via di sviluppo”, donando
così il vostro contributo personale e concreto allo “sforzo di liberazione e di
crescita dell’uomo” (stat. Art. 1).
4. Prendendo visione dell’attività che svolgete e del numero
considerevole di persone che, in campo medico, paramedico e tecnico, avete
preparato e inviato in questi anni nei paesi dell’Africa, dell’Asia, dell’America
Latina e del Medio Oriente, non posso non lodare e ringraziare, insieme con
voi, il Signore.
L’apostolato che compite dedicandovi, con intento cristiano
e accurata preparazione, al servizio degli altri, specie se poveri e
sofferenti, è una delle testimonianze più vive che la Chiesa di oggi rende al
suo Signore.
Il documento conciliare che i Padri hanno rivolto ai Laici
cristiani ha sottolineato l’importanza e l’insostituibilità della vostra
presenza attiva e della vostra partecipazione convinta alla diffusione del
messaggio di Gesù Cristo.
Così infatti leggiamo in quel Decreto: “Il più grande
comandamento nella legge è amare Dio con tutto il cuore e il prossimo come se
stessi” (cfr. Mt 22, 37-40). Ma questo precetto della carità verso il prossimo,
Cristo lo ha fatto proprio e lo ha arricchito di un nuovo significato avendo
voluto identificare se stessi con i fratelli come oggetto della carità,
dicendo: “Ogni volta che voi avete fatto queste cose ad uno solo di questi miei
fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (cfr. Mt 25, 40). Egli infatti,
assumendo la natura umana, con una solidarietà soprannaturale, ha legato a sé
come sua famiglia tutto il genere umano, ed ha stabilito la carità come
distintivo dei suoi discepoli con le parole: “Da questo conosceranno tutti che
siete miei discepoli, se avrete amore gli uni verso gli altri” (Gv 13, 35) (A.
A., 8b).
La vostra azione dunque abbia sempre come contrassegno la
carità, le cui opere sono un dovere e un diritto inalienabile per ogni
cristiano. Consapevoli come siete del vincolo che lega tutti gli uomini in una
sola famiglia, ed insieme del dovere che la giustizia impone affinché siano
eliminati non solo gli effetti dei mali, ma anche le loro cause, adoperatevi
affinché coloro che ricevono il vostro aiuto siano, a poco a poco, liberati
dalla dipendenza altrui e divengano autosufficienti (cfr. AA, 8e).
5. A tal fine voi non mancherete di sollecitare in ogni modo
la partecipazione attiva e la piena corresponsabilità delle popolazioni locali,
non imponendo modelli di sviluppo importati dall’esterno, ma favorendo il
manifestarsi ed il progressivo evolvere verso la maturazione di ogni autentico
valore delle culture autoctone. La vostra presenza, infatti, in quanto
costituita da stranieri venuti nel Paese per recare un aiuto disinteressato ed
efficace, si configura come provvisoria e suppletiva, anche se utilissima;
essa, cioè deve porsi costantemente come finalizzata al proprio superamento,
grazie all’instaurarsi di una situazione
di autosufficienza.
Animati, perciò, da quegli ideali di giustizia sociale in
campo nazionale ed internazionale, che costituiscono il presupposto della vera
pace, voi non mancherete di offrire la vostra collaborazione ad ogni valida
iniziativa delle Autorità locali, sia coordinando l’azione degli ospedali
missionari con i programmi elaborati dai sistemi sanitari nazionali, sia
intervenendo direttamente, previo accordo, nelle strutture pubbliche operanti
nei singoli Paesi.
Non è chi non veda, carissimi Fratelli e Sorelle, come
questo pieno “calarsi” nella realtà sociale delle comunità, in cui vi
recherete, supponga in voi spiccate doti di pazienza e di umiltà, distacco da
punti di vista personali radicati nella cultura d’origine, disponibilità senza
riserve al dono di voi stessi, capacità di “lettura” delle vicende quotidiane
alla luce penetrante della fede. E come potreste vivere costantemente in un
simile spirito di servizio e di autentica collaborazione senza quella profonda
carica interiore, che viene dalla comunione con Cristo, incontrato nella
partecipazione all’Eucaristia, nella meditazione della Sacra Scrittura, nella
preghiera personale? A questo impegno di vita interiore, perciò, io vi esorto,
carissimi, nella certezza che in Cristo ciascuno di voi potrà trovare luce
nelle perplessità, sostegno nella fatica, conforto nel momento della prova,
dell’incomprensione, dell’insuccesso. Cristo sia per ciascuno di voi l’amico
sincero ed il compagno fidato sulle strade del mondo!
6. Il pellegrinaggio, che in quest’Anno Santo della
Redenzione vi ha portati qui, costituisca quindi per tutti voi un momento di
riflessione alla luce della fede, e di slancio nel rinnovato impegno a dare,
attraverso il vostro compito, liberamente assunto, di promozione umana e di
servizio ai Paesi in via di sviluppo, una chiara testimonianza di solidarietà e
di attuazione pratica dei valori del Vangelo.
Vi accompagni la mia benedizione.