Ai rappresentanti del mondo
della scienza in Austria
LA SCIENZA NEI SUOI PROGRESSI NON
DIMENTICHI
DI ESSERE A SERVIZIO DELL’UOMO
12 settembre 1983
La scienza, nei suoi costanti progressi, non deve mai
perdere di vista che essa è a servizio dell’uomo. Ciò si applica anche alle
ricerche e alle sperimentazioni in campo biologico e genetico.
5. (...) In tutti i suoi rami, la scienza si è altamente
specializzata. Questa è una delle premesse per quelle scoperte e per quegli
sviluppi, che ci riempiono di meraviglia per lo spirito dell’uomo e sollecitano
i credenti a lodare il Creatore di questo spirito. L’applicazione tecnica del
progresso scientifico ha molto migliorato le condizioni di vita dell’uomo. Si
pensi soltanto ai successi nella lotta contro la fame e la sofferenza.
Anche la libertà dei valori, rivendicata dalla scienza, la
neutralità dei valori nel suo operare, possono agire in modo purificatore
sull’analisi liberandola da ogni preconcetto, purché essa non si assolutizzi a
tal punto da non riconoscere più l’imprescindibile esigenza dei valori morali.
6. Come ogni operare dell’uomo, anche quello della scienza e
delle sue applicazioni tecniche è soggetto ad una imprescindibile ambivalenza.
L’uomo è minacciato da ciò che egli stesso produce. Guardando alla catastrofe
di Hiroshima, il fisico Jakob Robert Oppenheimer ha riconosciuto: “I fisici
hanno conosciuto il peccato”.
In considerazione delle molteplici minacce all’umanità come
conseguenza dei progressi della tecnica, nasce spesso uno scetticismo nei
confronti della scienza e della tecnica che a volte si trasforma addirittura in
ostilità. Eppure la rinuncia alla scienza e all’applicazione tecnica dei suoi
progressi non può risolvere i problemi; può farlo soltanto uno sfruttamento
continuo, e addirittura più intenso di entrambi, s’intende prendendo l’uomo come
unità di misura. Perché non sono la scienza e la tecnica come tali a minacciare
l’uomo, ma la presa di distanza dalle norme morali.
7. È tempo che l’uomo – immagine di Dio – diventi nuovamente
padrone e fine ultimo della scienza e della tecnica, affinché l’opera del suo
spirito e delle sue mani non divori lui e il mondo che lo circonda. Perciò la
scienza, la tecnica e la politica si devono porre quei problemi che hanno come
fine ultimo sia l’uomo nella sua insostituibile singolarità sia l’umanità intera.
Problemi della filosofia e della religione che mirano al senso, ai limiti, alle
priorità e al controllo dell’operare scientifico e tecnico; naturalmente, nella
loro ricerca della verità, non deve trattarsi di una limitazione o di una
diversa definizione della cosiddetta ricerca di base. Questi problemi li
troviamo nel primo libro della Bibbia come costante domanda di Dio all’uomo:
“Adamo, dove sei?” e “Caino, dov’è tuo fratello Abele?”. La sensibilità a
questi problemi dipende in gran parte anche dal contributo delle scienze umane,
delle quali ho parlato nel mio discorso all’Institut Catholique di Parigi, che
sono il capitale acquisito del nostro tempo: esse mostrano tuttavia nonostante
gli orizzonti che ci hanno aperto, anche i loro limiti.
8. È incoraggiante sapere che si sta facendo più forte
l’alleanza fra coloro che, come scienziati, si pongono queste domande. Al di là
dei confini delle nazioni e dei blocchi, si è formata una comunità mondiale di
scienziati che, spinti dalla responsabilità morale, non sono insensibili di
fronte ai pericoli rappresentati dalle manipolazioni genetiche, dagli
esperimenti biologici e dalla realizzazione di armi chimiche, batteriologiche e
nucleari.