A un corso sulla
procreazione responsabile
LA VERITÀ DELL’AMORE
CONIUGALE
1 marzo 1984
Compito dei sacerdoti è di cercare le vie su
cui condurre gli sposi alla verità profonda su se stessi e sul loro amore. I
sacerdoti ai quali il Papa si è rivolto partecipavano a un corso su”La
procreazione responsabile: fondamenti scientifici, filosofici e teologici” ,
presso l’Università cattolica di Roma.
1. (...) Voi svolgete il vostro apostolato in
particolar modo a servizio della famiglia, nella giusta convinzione che ogni
aiuto offerto a questa cellula fondamentale dell’umano consorzio sviluppa
un’efficacia moltiplicata, rifrangendosi sui diversi componenti del nucleo
familiare ed insieme perpetuandosi nel tempo, grazie all’opera educatrice che
dai genitori si riverbera nei figli e, tramite questi, nei figli dei figli.
Desidero confermarvi in questa convinzione ed incoraggiarvi a proseguire
nell’opera intrapresa, nella quale non può mancarvi la benedizione di Dio,
primo ideatore della comunità familiare e, “quando venne la pienezza del tempo”
(Gal 4,4), suo provvido redentore.
2. Avete voluto, in questi giorni, scoprire
ed approfondire i fondamenti scientifici, filosofici e teologici della
procreazione responsabile; dell’insegnamento, più precisamente, dell’enciclica
humanae vitae e dell’Esortazione Apostolica Familiaris consortio, al fine di
riconciliare la coscienza umana degli sposi col Dio della verità e dell’amore.
Quando, infatti, la coscienza umana è “riconciliata”, quando è nella pace
profonda? Quando essa è nella verità. E i due documenti sopra citati, nella
fedeltà alla tradizione della Chiesa, hanno insegnato la verità dell’amore
coniugale, in quanto esso è comunione di persone.
Che cosa significa “riconciliare la coscienza
degli sposi con la verità del loro amore coniugale”? Quando i suoi
contemporanei chiesero a Cristo se fosse lecito al marito ripudiare la propria
moglie, Egli rispose richiamandosi “al principio”, cioè all’originario progetto
del Creatore sul matrimonio. Anche voi, che in quanto sacerdoti operate nel
nome di Cristo, dovete mostrare agli sposi che quanto è insegnato dalla Chiesa
sulla procreazione responsabile non è altro che quell’originario progetto che
il Creatore ha impresso nell’umanità dell’uomo e della donna che si sposano, e
che il Redentore è venuto a ristabilire. La norma morale insegnata dalla
Humanae vitae e dalla Familiaris consortio è la difesa della verità intera
dell’amore coniugale, poiché di questo amore esprime le imprescindibili
esigenze.
Siatene certi, quando il vostro insegnamento è
fedele al Magistero della Chiesa, voi non insegnate qualcosa che l’uomo e la
donna non possano capire. Anche l’uomo e la donna di oggi. Questo insegnamento,
infatti, che voi fate risuonare alle loro orecchie, è già scritto nel loro
cuore. L’uomo e la donna devono essere aiutati a leggere profondamente questa
“scrittura nel cuore”. Ed il fatto che in questi tre giorni di studio voi avete
voluto scoprire le ragioni del Magistero della Chiesa, non significa forse che
volete avere sempre più chiare le vie su cui condurre gli sposi alla verità
profonda di se stessi e del loro amore coniugale?
3. Riconciliare la coscienza umana degli sposi
col Dio della Verità e dell’Amore: la coscienza umana degli sposi è veramente
riconciliata quando essi hanno scoperto ed hanno accolto la verità sul loro
amore coniugale. Infatti, come scrive S. Agostino, “la felicità della vita è il godimento della verità, cioè il
godimento di te, che sei la Verità” (Confessioni 10, 23, 33).
Voi ben sapete che spesso la fedeltà da parte
dei sacerdoti – diciamo, anzi, della Chiesa – a questa verità e alle norme
morali conseguenti, quelle, voglio dire, insegnate dall’Humanae vitae e dalla
Familiaris consortio, deve essere pagata ad un prezzo alto. Si è spesso derisi,
accusati di incomprensione e di durezza, e di altro ancora. È la sorte di ogni testimone
della verità, come ben sappiamo. Ascoltiamo ancora una pagina di S. Agostino:
“Ma perché la verità genera odio?”, si chiede il Santo Dottore. “In realtà –
egli risponde – l’amore della verità è tale, che quanti amano un oggetto
diverso pretendono che l’oggetto del loro amore sia la verità; e poiché
detestano di essere ingannati, detestano di essere convinti che s’ingannano.
Perciò odiano la verità; per amore di ciò che credono verità. L’amano quando
splende, l’odiano quando riprende” (Confessioni 10, 23, 34). Con semplice ed
umile fermezza, siate fedeli al Magistero della Chiesa su un punto di così
decisiva importanza per i destini dell’uomo.
4. Esiste una difficoltà vera alla
riconciliazione della coscienza umana degli sposi col Dio della Verità e
dell’Amore; essa è di ben altro genere di quella appena indicata. La
riconciliazione non accade se gli sposi sanno solamente percepire la verità del
loro amore coniugale: è necessario che la loro libertà realizzi, faccia la
verità. La difficoltà vera è che il cuore dell’uomo e della donna è abitato
dalla concupiscenza: e la concupiscenza spinge la libertà a non acconsentire
alle esigenze autentiche dell’amore coniugale. Sarebbe un errore gravissimo
concludere da ciò che la norma insegnata dalla Chiesa è in se stessa solo
un “ideale”che deve poi essere
adattato, proporzionato, graduato alle, si dice, concrete possibilità
dell’uomo: secondo un “bilanciamento dei vari beni in questione”. Ma quali sono
le “concrete possibilità dell’uomo”? E di quale uomo si parla? Dell’uomo
dominato dalla concupiscenza o dell’uomo redento da Cristo? Poiché è di questo
che si tratta: della realtà della redenzione di Cristo.
Cristo ci ha redenti! Ciò significa: Egli ci
ha donato la possibilità di realizzare l’intera verità del nostro essere; Egli
ha liberato la nostra libertà dal dominio della concupiscenza. E se l’uomo
redento ancora pecca, ciò non è dovuto all’imperfezione dell’atto redentore di
Cristo, ma alla volontà dell’uomo di sottrarsi alla grazia che sgorga da
quell’atto. Il comandamento di Dio è certo proporzionato alle capacità
dell’uomo: ma alle capacità dell’uomo a cui è donato lo Spirito Santo;
dell’uomo che, se caduto nel peccato, può sempre ottenere il perdono e godere
della presenza dello Spirito.
La riconciliazione della coscienza umana degli
sposi col Dio della Verità e dell’Amore passa attraverso la remissione dei
peccati, attraverso l’umile riconoscimento che noi non ci siamo adeguati, per
così dire, e commisurati alla Verità ed alle sue esigenze e non attraverso
l’orgogliosa riconduzione della Verità e delle sue esigenze a ciò che noi
decidiamo sia vero e buono. La nostra libertà è nell’essere servi della Verità.
Come abbiamo letto nella Liturgia delle Ore ieri: “Si dimostra tuo servo migliore non colui che pretende di sentire
da te quello che egli vuole, ma che piuttosto vuole quello che ha udito da te”
(S. Agostino, Confessioni, 10, 26, 37).
La nostra carità pastorale verso gli sposi
consiste nell’essere sempre disponibili ad offrire loro il perdono dei peccati,
attraverso il Sacramento della Penitenza, non nello sminuire ai loro occhi la
grandezza e la dignità del loro amore coniugale.