Ai sacerdoti partecipanti a
un seminario di studio
su “La procreazione
responsabile”, promosso dall’Università Cattolica del Sacro Cuore
LA VOCAZIONE CRISTIANA DEI
CONIUGI
17 settembre 1983
Il Santo Padre ha ricevuto in udienza gli oltre cinquanta
sacerdoti che in questi giorni hanno partecipato a Roma ad un seminario di
studio sul tema”La procreazione responsabile: fondamenti scientifici,
filosofici e teologici” . Il convegno, rivolto in particolare a superiori e
professori di seminari e a responsabili diocesani di pastorale familiare, è
stato promosso dal Centro Studi e Ricerche sulla Regolamentazione della
Fertilità dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e dall’Istituto Giovanni
Paolo II di Studi su Matrimonio e Famiglia della Pontificia Università
Lateranense. Il seminario, iniziatosi il giorno 15 si è concluso il 17 con
l’udienza del Santo Padre, svoltasi nel Salone degli Svizzeri del Palazzo
Pontificio di Castel Gandolfo. All’incontro, i sacerdoti erano guidati dalla
dottoressa Anna Cappella e da Mons. Carlo Caffarra, rispettivamente Direttrice
e Preside delle due Istituzioni promotrici. Durante l’incontro, il Papa ha
rivolto ai sacerdoti il seguente discorso.
1. Con animo lieto vi accolgo al termine del vostro
importante Convegno. Nel rivolgervi il mio cordiale saluto, desidero esprimere
agli organizzatori del “Seminario di studio” vivo compiacimento per l’opportuna
iniziativa, che vi ha raccolto a riflettere su uno dei punti essenziali della
dottrina cristiana a riguardo del matrimonio. Durante questi giorni, infatti,
avete cercato di riscoprire le ragioni di ciò che Paolo VI ha insegnato nella
Lettera Enciclica Humanae Vitae, e che io stesso ho ripreso nell’Esortazione
Apostolica Familiaris consortio.
L’approfondimento delle ragioni di questo insegnamento è uno
dei doveri più urgenti per chiunque sia impegnato nell’insegnamento dell’etica
o nella pastorale familiare. Non è, infatti, sufficiente che esso sia
fedelmente ed integralmente proposto, ma è necessario che ci si impegni altresì
a mostrare quali sono le sue ragioni più profonde.
Esse sono, innanzi tutto, di ordine teologico. All’origine
di ogni persona umana v’è un atto creativo di Dio: nessun uomo viene
all’esistenza per caso; egli è sempre il termine dell’amore creativo di Dio. Da
questa fondamentale verità di fede e di ragione deriva che la capacità
procreativa, inscritta nella sessualità umana, è – nella sua verità più
profonda – una co-operazione con la potenza creativa di Dio. E deriva anche che
di questa stessa capacità l’uomo e la donna non sono arbitri, non sono padroni,
chiamati come sono, in essa e attraverso ad essa, ad essere partecipi della
decisione creatrice di Dio. Quando, pertanto, mediante la contraccezione, gli
sposi tolgono all’esercizio della loro sessualità coniugale la sua potenziale
capacità procreativa, essi si attribuiscono un potere che appartiene solo a
Dio: il potere di decidere in ultima istanza la venuta all’esistenza di una
persona umana. Si attribuiscono la qualifica di essere non i co-operatori del
potere creativo di Dio, ma i depositari ultimi della sorgente della vita umana.
In questa prospettiva, la contraccezione è da giudicare, oggettivamente, così
profondamente illecita da non potere mai, per nessuna ragione, essere
giustificata. Pensare o dire il contrario, equivale a ritenere che nella vita
umana si possano dare situazioni nelle quali sia lecito non riconoscere Dio
come Dio.
2. Esistono, poi, ragioni di ordine antropologico.
L’insegnamento della Humanae Vitae e della Familiaris consortio si giustifica
nel contesto della verità della persona umana: è questa verità che sta alla
base di esso.
La connessione inscindibile, di cui parla l’Enciclica. fra
il significato unitivo ed il significato procreativo, inscritti nell’atto
coniugale, ci fa capire che il corpo è parte costitutiva dell’uomo, che esso
appartiene all’essere della persona e non al suo avere. Nell’atto che esprime
il loro amore coniugale, gli sposi sono chiamati a fare di se stessi dono l’uno
all’altro; nulla di ciò che costituisce il loro essere persona può essere
escluso da questa donazione. Ascoltiamo al riguardo un testo, di rara
profondità, del Vaticano II: “Ille autem amor, utpote eminenter humanus, cum a
persona in personam voluntatis affectu dirigatur, totius personae bonum
complectitur…Talis amor, humana simul et divina consocians, coniuges ad liberum
et mutuum sui ipsius donum…conducit” (Gaudium et Spes, 49). “A person in
personam”: queste parole così semplici esprimono l’intera verità dell’amore
coniugale, l’amore inter-personale. Un amore tutto incentrato sulla persona,
sul bene della persona (totius personae bonum complectitur): sul bene che è
l’essere personale. È questo bene che i coniugi si donano reciprocamente
(liberum et mutuum sui ipsius donum). L’atto contraccettivo introduce una
sostanziale limitazione all’interno di questa reciproca donazione ed esprime un
obiettivo rifiuto a donare all’altro, rispettivamente, tutto il bene della
femminilità o della mascolinità. In una parola: la contraccezione contraddice
la verità dell’amore coniugale.
3. Non si possono ignorare le difficoltà che gli sposi
incontrano per essere fedeli alla legge di Dio e queste difficoltà sono state
oggetto della vostra riflessione. È necessario che si faccia quanto è possibile
perché i coniugi siano aiutati in modo adeguato.
È necessario, innanzi tutto, evitare di “graduare” la legge
di Dio a misura delle varie situazioni in cui gli sposi si trovano. La norma
morale ci rivela il progetto di Dio sul matrimonio, il bene intero dell’amore
coniugale: voler ridurre tale progetto è una mancanza di rispetto verso la
dignità dell’uomo. La legge di Dio esprime le esigenze della verità della
persona umana; quell’ordine della Sapienza divina “quem si tenuerimus in hac
vita”, come dice S. Agostino, “perducet ad Deum, et quem nisi tenuerimus in
vita, non perveniemus ad Deum” (De Ordine 1, 9, 27; CSEL63, 139).
Ci si può, in effetti, chiedere se la confusione fra la
“gradualità della legge” e la “legge della gradualità” non abbia la sua
spiegazione anche in una scarsa stima per la legge di Dio. Si ritiene che essa
non sia adatta per ogni uomo, per ogni situazione, e si vuole perciò
sostituirvi un ordine diverso da quello divino.
4. C’è una verità centrale nell’etica cristiana, che a
questo punto deve essere richiamata. leggevamo alcuni giorni fa nella liturgia
delle ore della festa della natività di Maria: “la legge fu vivificata dalla
Grazia e fu posta al suo servizio in una composizione armonica e feconda.
ognuna delle due conservò le sue caratteristiche senza alterazioni e
confusioni. tuttavia la legge, che prima costituiva un onere gravoso e una
tirannia diventò, per opera di Dio, peso leggero e fonte di libertà” (S. Andrea
di Creta, discorso I; pg 97, 806).
Lo Spirito, donato ai credenti, scrive nel nostro cuore la
legge di Dio così che questa non è solo intimata dall’esterno, ma è anche e
soprattutto donata all’interno. Ritenere che esistano situazioni nelle quali
non sia di fatto possibile agli sposi essere fedeli a tutte le esigenze della
verità dell’amore coniugale equivale a dimenticare questo avvenimento di grazia
che caratterizza la Nuova Alleanza: la grazia dello Spirito Santo rende
possibile ciò che all’uomo, lasciato alle sole sue forze, non è possibile. È
necessario, pertanto, sostenere gli sposi nella loro vita spirituale, invitarli
ad un frequente ricorso al Sacramento della Confessione e dell’Eucaristia per
un ritorno continuo, una conversione permanente alla verità del loro amore
coniugale.
Ogni battezzato, quindi anche gli sposi, è chiamato alla
santità, come ha insegnato il Vaticano II (cfr. Lumen Gentium 39). Tutti,
coniugi compresi, siamo chiamati alla santità, ed è vocazione, questa, che può
esigere anche l’eroismo. Non lo si deve dimenticare.
Carissimi, la riflessione che avete compiuto in questi
giorni deve essere proseguita e continuamente approfondita, per avere una
visione sempre più adeguata di quella verità dell’amore coniugale che
costituisce il patrimonio più prezioso del matrimonio. Fatevi carico
generosamente di questo impegno. Vi accompagni nel vostro lavoro l’Apostolica
Benedizione, che vi imparto di cuore.