Alle Suore che
prestano assistenza sanitaria
NEL SETTORE DELLA
PASTORALE DELLA SALUTE
È IN GIOCO LA CREDIBILITÀ
STESSA
DELLA TESTIMONIANZA
CRISTIANA
1 aprile 1990
Prima di concludere la visita all’Ospedale il
Santo Padre si è brevemente intrattenuto con le Suore che assicurano la loro
opera al servizio dei degenti dell’Oftalmico. Nella Cappella dell’Ospedale
oltre alle suore "residenti" si erano raccolte anche tutte le altre
religiose che svolgono la stessa attività assistenziale negli Istituti di
ricovero e cura della zona ovest della città. Erano presenti anche numerosi
volontari dell’Associazione ARVAS i quali danno un contributo notevole
all’assistenza dei degenti.
1. Il Dio della consolazione vi riempia di
gioia e di pace nello Spirito Santo! (cfr. 2Cor 1, 3).
Vi saluto con particolare affetto e,
attraverso voi, voglio salutare e ringraziare tutte le religiose che in questa
Città di Roma prestano il loro servizio nel mondo della sofferenza
testimoniando l’amore di predilezione che Dio nutre per i malati, gli
emarginati e i poveri.
A ciò, infatti, siete chiamate per il
particolare "carisma di misericordia" ricevuto dal Signore nella
consacrazione religiosa, ma anche in ragione dell’obbedienza ai Superiori che
vi hanno affidato un compito tanto delicato quale è quello dell’assistenza ai
malati. Attraverso la vostra opera e la testimonianza della vita, Cristo Gesù
vuole continuare a "farsi prossimo" ad ogni uomo ferito nel corpo e
nello spirito, per consolarlo, curarlo e sollevarlo.
La carità di Cristo (cfr. 2 Cor 5, 14) vi
spinge a prodigarvi per la salute fisica e spirituale dell’uomo con un servizio
qualificato e generoso che miri alla promozione e difesa della vita, al
rispetto della dignità e dei diritti fondamentali della persona.
Con tali caratteristiche la vostra carità
diventerà "perfetta", riflesso e irradiazione di quella del Signore,
quale si è manifestata in tutta la sua vita e soprattutto nel supremo e totale
dono di Sé, nella morte di croce; non è, quindi, soltanto espressione di
umanità, ma anche attuazione della missione evangelizzatrice della Chiesa.
Nel mondo della malattia e dell’emarginazione
ce n’è oggi particolare bisogno a causa delle innumerevoli spinte in senso
contrario che è dato di constatare per l’affermarsi di una mentalità e di una
prassi di vita, ispirate al consumismo, all’interesse personale e immediato,
all’indifferenza, che rimettono in discussione i grandi valori umani e
cristiani che hanno permeato la cultura del passato. In tale prospettiva il
settore della pastorale della salute è da considerare una vera frontiera e un
campo tra i più importanti nel quale si gioca non solo il presente e il futuro
dell’uomo, ma la credibilità della testimonianza cristiana e dello stesso
"Vangelo della carità".
È questo il contributo che a voi, in modo
speciale, care Sorelle, viene richiesto dal Sinodo pastorale diocesano, che
intende rilanciare tutta la Chiesa di Roma sui sentieri della "nuova
evangelizzazione".
2. Nel giorno della vostra professione
religiosa vi è stato consegnato il Crocifisso, segno della vostra totale
dedizione a Dio e al suo progetto salvifico e dell’impegno della "sequela
di Cristo". Esso deve essere per voi anche un "libro aperto" dal
quale apprendere la "sapienza della croce" e l’originalità della
vostra totale dedizione ai fratelli sofferenti.
Nella contemplazione della Croce, che non
mancherete di realizzare quotidianamente attraverso la preghiera personale e
comunitaria, Cristo Gesù vi comunicherà la forza dello Spirito per amare, come
Egli ha amato, fino cioè al sacrificio totale della vita.
Nel progressivo cammino di assimilazione a Lui
vi saranno di sostegno la comunione fraterna, il reciproco aiuto, lo scambio
vicendevole, che restano cardini fondamentali della vita religiosa e vie
privilegiate per una testimonianza più incisiva ed efficace; come pure le
numerose iniziative di formazione che vi sono proposte dal Vescovo, a livello
diocesano.
3. Come persone consacrate dovrete anche saper
leggere nel Crocifisso il dolore di tutti coloro che soffrono e nei quali si
rivela e nasconde simultaneamente il volto di Cristo e verso i quali si
indirizza il vostro lavoro e il vostro apostolato. Sulla "via Crucis"
la tradizione popolare religiosa ha collocato una donna pietosa e buona: la
Veronica, che asciugò il volto di Cristo, confortandolo con un gesto semplice,
ma eloquente di compassione, riconosciuto e premiato da Gesù.
Nella fedeltà alla vocazione ricevuta, fate
anche voi lo stesso, ben consapevoli che nel servizio a chi soffre è molto più
ciò che ricevete di quanto riuscite a dare.
Il Dio della consolazione e della pace sia sempre con voi!