Al personale sanitario dell’Ospedale San Giacomo in Roma

 

NOBILTÀ DELLA PROFESSIONE SANITARIA

 

21 dicembre 1980

 

Il medico deve stare a servizio della vita, fin dal primo istante di essa.

 

3. (...) Mi rivolgo innanzitutto a voi, stimati medici e professori, che con i vostri collaboratori avete la responsabilità primaria di curare i malati, bisognosi come sono di comprensione umana e di amorevolezza fraterna, prima ancora che di efficaci ed appropriate terapie. Conosco bene le difficoltà di vario genere, che son proprie della vostra professione: oltre che i sacrifici facilmente intuibili, che si chiamano dovere della presenza, della prontezza dell’intervento, o della “reperibilità” nei casi di urgenza, c’è l’esigenza di tenersi aggiornati nel settore medico-scientifico che, ai nostri giorni, per il ritmo incessante della ricerca e della sperimentazione, è in uno stato di permanente sviluppo.

Tutto ciò si riassume in una parola, che solo apparentemente può sembrare usuale e comune: è la parola “servizio”, da intendere come lotta contro la malattia ed impegno per il malato. Il vostro è, in realtà, un servizio alla vita o, meglio ancora, al vivente, cioè a quell’uomo, il quale – come dice un grande Padre della Chiesa antica – proprio perché vivente, è, in concreto, gloria di Dio: Gloria Dei homo vivens (S. Ireneo, Adversus haereses, IV, 20, 7). Da questa altezza di prospettiva emerge tutta la grandezza e la nobiltà della professione sanitaria, che è ad un tempo arte e scienza, perché accanto ad una seria preparazione dottrinale richiede acutezza d’intuito psicologico. Se la vita è dono di Dio – grande dono di Dio –, essa deve costituire per voi il punto terminale ed indeclinabile di riferimento, al quale occorre di continuo riguardare in tutte e singole le prestazioni e le fasi, in cui si articola l’esercizio di un’arte tanto delicata. È appunto al vivente, fin dal primo istante in cui sboccia questo sempre nuovo e stupefacente mistero della vita, che si rivolge il vostro servizio, attingendo così immediatamente un carattere di sacralità. Ecco il principio primo, il principio assoluto, che riguarda l’etica professionale e non ammette eccezioni e violazioni: esso, pertanto, dev’essere – ed io auspico che sia sempre – un punto d’onore.

Sì, l’onore! Honora medicum, dicevano gli antichi, ed ora così voglio ripetere, a titolo di giusto riconoscimento dei vostri meriti dinanzi alla società umana ed a conferma, altresì, della stima con cui la Chiesa da sempre ha seguito ed incoraggiato il vostro lavoro.