Al Nunzio Apostolico
in Polonia in occasione della conferenza
internazionale
su "Conflict of interest and its significance in science and
medicine"
OCCORRE DARE LA PRIORITÀ
AI VALORI ETICI
25 marzo 2002
Al Rev.mo Józef Kowalczyk
Nunzio Apostolico in Polonia
Sono lieto di apprendere che lei parteciperà
alla Conferenza internazionale che si terrà a Varsavia il 5 e 6 aprile 2002 sul
tema "Conflitto di interessi e suo significato nella scienza e nella
medicina", e le chiedo di volere gentilmente trasmettere i miei cordiali e
migliori auguri agli organizzatori e ai partecipanti. Il tema della Conferenza
merita di essere portato all'attenzione della società in generale. Infatti si
tratta di una questione che non riguarda solo la programmazione e lo sviluppo
della ricerca medica e della scienza, ma anche il benessere dei popoli e la
dignità e il prestigio stessi della conoscenza scientifica. Di recente la
questione è emersa come uno dei problemi etici più gravi di fronte ai quali si
trova la comunità internazionale.
Nelle società progredite la ricerca, e
specialmente la ricerca biomedica, è uno dei campi più estesi e dinamici
dell'innovazione e del progresso, attirando investimenti da parte sia degli
enti pubblici sia dai gruppi privati, spesso di carattere multinazionale.
Sebbene sia certamente giusto che un'azienda
nel campo della ricerca biomedica o farmaceutica cerchi un lecito profitto
sugli investimenti, talvolta accade che gli interessi economici prevalenti
portino a decisioni contrarie ai valori umani autentici e alle esigenze di
giustizia, esigenze che non possono essere scisse dal fine stesso della
ricerca. Il risultato può essere un conflitto tra gli interessi economici da
una parte e la medicina e l'assistenza sanitaria dall'altra. La ricerca in
questo ambito deve essere svolta per il bene di tutti, compresi coloro che sono
privi di mezzi.
In altre parole, esiste il rischio che le
attività a sfondo scientifico e le strutture per l'assistenza sanitaria possano
nascere non per offrire la migliore assistenza possibile alle persone
conformemente alla loro dignità umana, bensì per massimizzare i profitti e far
aumentare gli affari, con un prevedibile abbassamento della qualità del
servizio per coloro che non possono pagare.
In questo modo, nel campo della scienza e
della medicina si crea un conflitto d'interessi tra la ricerca e il trattamento
corretto delle malattie - che è ciò di cui si occupa la ricerca scientifica e
medica - e l'obiettivo economico di trarre profitto.
Oggi questo conflitto appare evidente in molti
modi specifici. Prima di tutto, può essere osservato nella scelta dei programmi
di ricerca, laddove i programmi che promettono un rapido profitto sono spesso
preferiti ad altre ricerche che comportano costi più alti e un maggiore
investimento di tempo perché rispettano le esigenze dell'etica e della
giustizia. Spinta dalla ricerca del profitto e provvedendo a quella che
potrebbe essere definita "la medicina dei desideri", l'industria
farmaceutica ha favorito una ricerca che ha già collocato sul mercato mondiale
prodotti contrari al bene morale, inclusi quelli che non rispettano la
procreazione e addirittura sopprimono la vita umana già concepita.
Mentre la ricerca biomedica continua a
perfezionare metodi di fecondazione artificiale umana, sono pochi i fondi e le
ricerche destinati alla prevenzione e al trattamento dell'infertilità.. La
decisione recente in alcuni Paesi di utilizzare gli embrioni umani, o
addirittura di produrli, per clonarli così da ottenere cellule staminali per
fini terapeutici, è sostenuta da grandi investitori. Tuttavia, i programmi
eticamente accettabili e scientificamente validi che utilizzano le cellule
adulte per le stesse terapie, con non minore successo, attirano meno sostegni
poiché promettono profitti minori.
Un altro esempio di tale conflitto d'interessi
è il modo in cui vengono stabilite le priorità per la ricerca farmaceutica. Nei
Paesi industrializzati, per esempio, si spendono grandi somme per produrre
medicine che servono a fini edonistici o per immettere sul mercato marche
diverse di medicine già esistenti e altrettanto efficaci; mentre nelle aree più
povere del mondo non vi sono medicine per il trattamento di malattie devastanti
e mortali. In questi Paesi è quasi impossibile accedere anche alle medicine
essenziali perché manca il movente del profitto. Allo stesso modo, nel caso di
alcune malattie rare, l'industria non offre sostegni finanziari per la ricerca
e la produzione dei medicinali perché non vi sono prospettive di profitto: si tratta delle cosiddette "medicine
orfane".
L'etica stessa della ricerca può essere minata
dal conflitto d'interessi di cui stiamo parlando, come quando, per esempio, i
gruppi finanziari affermano il proprio diritto di permettere la pubblicazione
dei dati di ricerca a seconda che tali dati siano o meno nell'interesse dei
gruppi stessi.
Anche l'assistenza medica negli ospedali è
sempre più soggetta agli imperativi del contenimento dei costi.
Sebbene sia giusto evitare sprechi nel fornire
l'assistenza sanitaria e i trattamenti, non è giusto negare cure adeguate o
permettere che il livello del trattamento venga abbassato per ottenere maggiori
profitti economici.
L'elenco di tali conflitti senza alcun dubbio
si allungherà se si permetterà che l'approccio utilitaristico prevalga
sull'autentica ricerca della conoscenza. Questo è ciò che accade quando, per
esempio, i mezzi di comunicazione, spesso finanziati dagli stessi interessi
economici, suscitano aspettative esagerate e generano una specie di consumismo
farmacologico. Al contempo essi tendono a passare sotto silenzio quei mezzi
atti a tutelare la salute che esigono che le persone agiscano in modo
responsabile e con autodisciplina.
Affinché la scienza conservi la sua autentica
indipendenza e i ricercatori la loro libertà, occorre dare la priorità ai
valori etici. Assoggettare qualsiasi cosa al profitto significa una vera
perdita di libertà per lo scienziato. E coloro che vorrebbero sostenere la
libertà scientifica appellandosi a una "scienza libera dai valori" spianano
il cammino alla supremazia degli interessi economici.
In una prospettiva più ampia, la preminenza
del movente del profitto nel condurre una ricerca scientifica significa, in
ultima analisi, che la scienza viene privata del suo carattere epistemologico,
secondo il quale il suo fine principale è la scoperta della verità. Il rischio
è che quando la ricerca prende una svolta utilitaristica, la sua dimensione
speculativa, che è la dinamica interiore del percorso intellettuale dell'uomo,
viene ridotta o soffocata.
Perché alla ricerca scientifica in campo
biomedico venga restituita la sua piena dignità, i ricercatori stessi devono
impegnarsi a fondo. Spetta soprattutto a loro custodire gelosamente e, se
necessario, reclamare il significato essenziale di quella padronanza e di quel
dominio sul mondo visibile che il Creatore ha affidato all'uomo come compito e
dovere. Come ho scritto nella mia prima Lettera Enciclica Redemptor hominis,
tale significato "consiste nella priorità dell'etica sulla tecnica, nel primato
della persona sulle cose, nella superiorità dello spirito sulla materia"
(n. 16). Perciò, ho aggiunto, "bisogna seguire attentamente tutte le fasi
del progresso odierno: bisogna, per
così dire, fare la radiografia delle sue singole tappe proprio da questo punto
di vista" (ibidem).
Anche le autorità pubbliche, quali custodi del
bene comune, devono svolgere un ruolo nell'assicurare che la ricerca sia
diretta al bene delle persone e della società e nel moderare e conciliare le
pressioni di interessi divergenti. Pubblicando linee guida e destinando fondi
pubblici in conformità ai principi della sussidiarietà, esse devono sostenere
attivamente quei campi della ricerca che non vengono finanziati dagli interessi
privati. Devono essere pronte a impedire la ricerca che lede la vita e la
dignità umana o che ignora i bisogni dei popoli più poveri del mondo, che in
genere sono meno bene attrezzati per la ricerca scientifica.
Nel porgere i miei migliori auguri per il
successo di questa importante Conferenza, desidero ribadire che la Chiesa
guarda agli scienziati e ai ricercatori con speranza e fiducia. In tal senso
rinnovo l'invito che ho rivolto agli intellettuali cattolici nella mia Lettera
Enciclica Evangelium vitae, e lo estendo a tutti i ricercatori di buona
volontà: possiate voi rendervi
"attivamente presenti nelle sedi privilegiate dell'elaborazione culturale,
nel mondo della scuola e delle università, negli ambienti della ricerca
scientifica e tecnica", profondamente impegnati a essere "a servizio
di una nuova cultura della vita con la produzione di contributi seri,
documentati e capaci di imporsi per i loro pregi al rispetto e all'interesse di
tutti" (n. 98). È in virtù di questa ampia visione dell'impegno a favore
della verità e del bene comune che la ricerca e la conoscenza medica hanno
scritto pagine di autentico progresso, meritando il riconoscimento e la
gratitudine dell'umanità.
Con queste riflessioni invoco l'assistenza di Dio Onnipotente sul lavoro della Conferenza e imparto di cuore la mia benedizione a tutti coloro che vi partecipano.