All’XI Congresso europeo di medicina perinatale

 

OGNI VITA È SACRA

 

14 aprile 1988

 

Il discorso pontificio è una decisa presa di posizione contro la legalizzazione dell’eutanasia neonatale.

 

1. (...) La vostra presenza, illustri signori, evoca al mio pensiero l’impegno scientifico e curativo che, soprattutto in questi ultimi decenni, ha caratterizzato questa vostra specialità. La medicina perinatale si giustifica e si incentra nello sforzo qualificato e assiduo di salvare, proteggere e promuovere la vita e la salute del nascituro e del neonato e, simultaneamente, la vita e la salute della madre. La vostra specialità è tutta pervasa da questo ethos in favore della vita nascente: è stata questa finalità a far compiere progressi scientifici alla disciplina e a rendere migliore la qualità dell’assistenza prenatale, perinatale e neonatale.

 

2. L’ampio programma del vostro convegno internazionale rende evidente, anche a chi non possiede la vostra competenza, la densità morale, il valore scientifico ed i risultati incoraggianti del vostro lavoro. Il mio pensiero va ora a tutti quei bambini che voi avete condotto alla luce e alla vita, nonostante le difficoltà della gestazione difficile, offrendoli allo sguardo, alle braccia e all’attesa trepida dei loro genitori e familiari.

Desidero dirvi grazie insieme con tutti coloro, che hanno goduto della nascita di queste nuove vite e le hanno accolte con affetto profondo e sempre nuovo dalle vostre mani esperte e benefiche. Voglio dirvi che quest’opera a servizio della vita e della maternità parla da se stessa davanti al Creatore e attira su di voi, sulle vostre famiglie e sulla vostra attività la benedizione del Creatore. Desidero anche interpretare la voce della Chiesa, madre e maestra, per incoraggiarvi a mantenere intatta e inviolata la vostra esperienza e la vostra arte medica da certe pressioni sociali o ideologiche, dalle tentazioni della fragilità umana e dagli abusi delle tecnologie innovative, perché il vostro stesso ethos medico, che si alimenta ad una lunga tradizione di umanità, e le vostre coscienze siano sempre in conformità con la norma morale e la volontà paterna del Creatore.

 

3. È noto purtroppo che in questa delicatissima fase dell’esistenza del nascituro si è insinuata la nefasta tentazione di interrompere la vita innocente, specialmente quando questa si presenta non perfetta e non del tutto sana, e talvolta anche per ragioni ancor più inconsistenti e, comunque, non mai giustificative.

Opportunamente, pertanto, la recente Istruzione della Congregazione per la Dottrina della fede "Donum Vitae" ribadisce: "L'essere umano è da rispettare - come una persona - fin dal primo istante della sua esistenza" (P.I., n. 1). È l’insegnamento del Concilio, secondo il quale "la vita umana, una volta concepita, dev'essere protetta con la massima cura; e l'aborto come l'infanticidio, sono abominevoli delitti" (Gaudium et spes, n. 51); ed è la dottrina e la prassi costante della Chiesa.

L’Istruzione, che ora ho richiamato, offre peraltro indicazioni preziose circa le condizioni richieste per la liceità della diagnosi prenatale e per gli interventi terapeutici sugli embrioni e sui feti prima della loro nascita, mentre esplicitamente richiama il divieto morale relativo alla sperimentazione sui feti e sugli embrioni.

Il grado di rispetto alla vita nascente in tutte le sue fasi di vita nel seno materno è la premessa di quel rispetto che deve proseguire nella fase neonatale anche e soprattutto verso gli immaturi gravi e i neonati malformi. È la logica di morte, insita nella legittimazione dell’aborto, che spinge oggi in qualche parte alcuni a chiedere la legalizzazione della eutanasia neonatale e ad avviarne la pratica a carico dei feti portatori di handicap e di quelli la cui esistenza neonatale, a causa della loro nascita prematura, risulta, anche se possibile, non priva di qualche difficoltà e di qualche rischio.

 

4. Si avanza, da parte di alcuni, il presunto "diritto al figlio sano" e si colloca la cosiddetta "qualità della vita"  come criterio dirimente perché venga accettata la vita. Occorre riaffermare con chiarezza che ogni vita è sacra e che la esistenza di una eventuale malformazione non può costituire motivo di una condanna a morte, neppure quando siano i genitori stessi, presi dall’emotività e colpiti nelle attese, a chiedere l’eutanasia attraverso la sospensione delle cure e dell’alimentazione.

La qualità di vita è da perseguire, per quanto è possibile, mediante cure proporzionate e appropriate, ma essa suppone la vita e il diritto di vivere per tutti e per ognuno, senza discriminazione e senza abbandoni. La storia stessa della vostra disciplina, multiforme e ammirevole per risorse e per progressi, si oppone alla acquiescenza a disegni di morte quali l’aborto e l’eutanasia neonatale.

Quei figli che passano fra le vostre mani e che escono dalla culla dei vostri nidi e dalle vostre corsie, sono coloro chi vi benediranno insieme con i loro genitori; ma soprattutto vi benedice il signore Gesù, Verbo fatto carne, sacrificatosi volontariamente per gli uomini, e risorto il terzo giorno per dare vita e risurrezione a tutti gli uomini.