A un Convegno medico
internazionale sulla diagnosi prenatale e la chirurgia fetale
PREVENZIONE E CURA DELLE
MALFORMAZIONI CONGENITE
5 dicembre 1982
È il primo Convegno medico internazionale promosso dal
Movimento italiano per la vita, sul tema”Diagnosi prenatale e intervento
chirurgico sul feto in gravidanza” .
2. Il tema affrontato apre prospettive di grande rilievo
circa interventi curativi sconosciuti alla medicina ed alla chirurgia del passato,
e che il moderno progresso scientifico rende oggi possibili o promette di
rendere possibili nel prossimo futuro. Il cristiano, come del resto ogni uomo
di buona volontà, non può che rallegrarsi per i passi che la scienza muove
sulla strada aperta verso terapie sempre più tempestive ed efficaci, anche nei
campi più delicati e cruciali. Nel prendere atto con gioia dei risultati finora
ottenuti, la Chiesa è ben lieta di incoraggiare quanti mettono a frutto i
talenti della loro intelligenza in quel settore importantissimo della ricerca
medica, che concerne i primi mesi di esistenza dell’essere umano.
Non è chi non avverta, per altro, i rischi a cui va incontro
ogni intervento terapeutico su di un essere che, essendo appena sbocciato alla
vita, è particolarmente fragile ed esposto, più che in tempi successivi, ad
esiti letali o a danni irreversibili. Memore del precetto dell’antica saggezza:
primum non nocere, l’uomo di scienza porrà pertanto ogni cura nel non
danneggiare quella vita che egli intende salvare e migliorare, ispirando le sue
decisioni alla massima prudenza e cautela. A questo proposito, converrà intanto
ribadire che molte malformazioni congenite, essendo di natura ereditaria,
possono essere opportunamente prevenute in sede di consultorio matrimoniale,
tenendo presenti i sempre validi orientamenti indicati in questa materia dal
Papa Pio XII (Discorso al VII Congresso internazionale di ematologia, 12
novembre 1958). Le scoperte del P. Gregorio Mendel, e della genetica che da
esse prese origine, consentono di quantificare il rischio di malattie
ereditarie. Compito del sanitario responsabile sarà perciò quello di valutare,
nel vasto ambito delle malformazioni possibili, quelle che risultano probabili
sulla base di un attento studio dell’albero genealogico delle persone
interessate a chiamare alla vita un nuovo essere.
3. Oggetto particolare delle vostre riflessioni nel corso
di questo convegno sono state le malformazioni già in atto nel concepito e le
varie tecniche a cui è possibile ricorrere allo scopo di porle in evidenza e di
tempestivamente curarle. È argomento, questo, che rientra unicamente nella
vostra competenza.
A me qui preme di richiamare alcuni valori morali di fondo,
ai quali è doveroso riferirsi costantemente, se si vuole evitare che avanzamenti
nel campo della scienza si rivelino invece paurosi arretramenti nel campo
dell’umano. In questa prospettiva occorre innanzitutto riaffermare la sacralità
della funzione procreativa, nella quale l’uomo e la donna collaborano con Dio
in ordine alla propagazione della vita umana secondo i piani della sua
trascendente economia. Non è il caso che ripeta qui quanto ho scritto
nell’Esortazione Apostolica Familiaris consortio a questo proposito. Non posso
però fare a meno di ribadire la severa condanna, radicata nella stessa legge
naturale, di ogni diretto attentato alla vita dell’innocente: l’essere umano
che si sviluppa nel seno materno è l’innocente per antonomasia.
È chiaro pertanto che le ricerche endouterine tendenti ad
individuare precocemente embrioni o feti tarati per poterli eliminare
prontamente mediante l’aborto, sono da ritenere viziate all’origine e, come
tali, moralmente inammissibili. Ugualmente inaccettabile è ogni forma di
sperimentazione sul feto che possa danneggiare l’integrità o peggiorarne le
condizioni, a meno che si tratti di un tentativo estremo di salvarlo da morte
sicura, giacché vale per esso il principio generale che interdice la
strumentalizzazione di un essere umano a vantaggio della scienza o del
benessere altrui.
4. Quali saranno, dunque, i criteri ai quali si ispirerà il
sanitario desideroso di conformare la propria condotta ai fondamentali valori
della norma morale? Egli dovrà innanzitutto valutare attentamente le eventuali
conseguenze negative che l’uso necessario di una determinata tecnica d’indagine
può avere sul concepito, ed eviterà il ricorso a procedimenti diagnostici circa
la cui onesta finalità e sostanziale innocuità non si possiedono sufficienti
garanzie. E se, come spesso avviene nelle scelte umane, un coefficiente di
rischio dovrà essere affrontato, egli si preoccuperà di verificare che esso sia
compensato da una vera urgenza della diagnosi e dall’importanza dei risultati
con esiti raggiungibili in favore del concepito stesso.
Quando poi fosse appurata la presenza di una malformazione,
il sanitario non mancherà di porre in essere tutti i sussidi terapeutici sicuri
che, allo stato attuale della ricerca, sono disponibili: non solo quindi le
terapie mediche da tempo in uso, ma anche, ovviamente quando la preparazione
glielo consenta, quei recenti interventi chirurgici che, sulla base delle
informazioni rese note anche nel vostro Congresso, stanno dando risultati di
sorprendente portata. La decisione circa il ricorso al trattamento chirurgico o
la rinuncia ad esso e la scelta eventuale del tipo di intervento, come pure
della tecnica concreta in esso utilizzabile, sono questioni che il sanitario
stesso dovrà risolvere secondo scienza e coscienza, avendo cura di accertarsi
che l’intervento sia realmente necessario, liberamente consentito dai genitori
e tale da offrire, di norma, probabilità di successo nettamente superiori a
quelle contrarie.
Vi sono purtroppo
malformazioni, derivanti spesso da malattie cromosomiche, che sfuggono, almeno
per ora, ad interventi terapeutici di carattere risolutivo. Anche in
questi casi la medicina farà quanto è in suo potere per alleviare le
manifestazioni del morbo, ma si guarderà scrupolosamente da ogni trattamento
che possa costituire una forma larvata di aborto provocato. Il portatore di
tale anomalia, infatti, non perde per questo le prerogative proprie di un
essere umano, al quale deve essere tributato il rispetto a cui ha diritto ogni
paziente.
5. Illustri signori, i princìpi morali testé richiamati non
costituiscono – voi lo sapete – ostacolo ad un progresso scientifico che voglia
anche essere progresso dell’uomo visto nella superiore dignità del suo
trascendente destino. Uno dei più gravi rischi, ai quali è esposta questa
nostra epoca, è infatti il divorzio tra scienza e morale, tra le possibilità
offerte da una tecnologia proiettata verso traguardi sempre più stupefacenti e
le norme etiche emergenti da una natura sempre più trascurata. È necessario che
tutte le persone responsabili siano concordi nel riaffermare la priorità dell’etica
sulla tecnica, il primato della persona sulle cose, la superiorità dello
spirito sulla materia. Solo a questa condizione il progresso scientifico, che
per tanti suoi aspetti ci entusiasma, non si trasformerà in una sorta di
moderno Moloch che divora gli incauti suoi adepti.
“L’uomo supera infinitamente l’uomo”, ha scritto Pascal
(Pensées, 434). Questa intuizione, alla quale può giungere la ragione con i
soli suoi mezzi, è rafforzata dalla fede che mostra nell’uomo il capolavoro del
Creatore, rinnovato nel sangue di Cristo e chiamato ad entrare per l’eternità
nella famiglia dei figli di Dio. Queste profonde verità della ragione e della
fede, cari medici e chirurghi, illuminino sempre la vostra nobile attività,
orientandola verso scelte operative dalle quali non sia giammai offeso il
supremo valore della dignità della persona.