A un Convegno nel 20°
anniversario dell’Humanae Vitae di Paolo VI
RESPONSABILITÀ DELL’AMORE
CONIUGALE
14 marzo 1988
Nel 20° anniversario dell’enciclica di Paolo
VI, il Papa ne ribadisce l’importanza e la validità del contenuto, nonché il
dovere, per i pastori d’anime, di insegnarlo senza metterlo in discussione.
2. Il ventesimo anniversario dell’enciclica
Humanae vitae offre a tutta la Chiesa una occasione propizia per riflettere
seriamente sulla dottrina in essa insegnata, una dottrina da me ripresa
nell’esortazione apostolica Familiaris consortio e in numerose altre occasioni.
Si tratta, infatti, di un insegnamento che appartiene al patrimonio permanente
della dottrina morale della Chiesa. L’ininterrotta continuità con cui la Chiesa
l’ha proposto nasce dalla sua responsabilità per il vero bene della persona
umana. Della persona umana dei coniugi, in primo luogo.
Infatti, l’amore coniugale è il loro bene più
prezioso. La comunione interpersonale, che in virtù di tale amore si stabilisce
tra due battezzati, è simbolo reale dell’amore di Cristo verso la sua Chiesa.
La dottrina esposta nell’enciclica Humanae vitae costituisce pertanto la
necessaria difesa della dignità e della verità dell’amore coniugale.
Come verso ogni valore etico, anche verso
l’amore coniugale esiste una grave responsabilità dell’uomo. I primi
responsabili del loro amore coniugale sono i coniugi, nel senso che essi sono
chiamati a viverlo nella sua intera verità.
La Chiesa li aiuta in tale impegno illuminando
la loro coscienza ed assicurando, con i sacramenti, la forza necessaria alla
volontà per scegliere il bene ed evitare il male.
3. Non posso tuttavia tacere il fatto che
non pochi, oggi, non aiutano i coniugi in questa loro grave responsabilità, ma
creano loro dei notevoli ostacoli.
Al riguardo, ogni uomo, che abbia percepito la
bellezza e la dignità dell’amore coniugale, non può rimanere indifferente di
fronte ai tentativi che si vanno facendo di equiparare, a tutti gli effetti, il
vincolo coniugale a mere convivenze di fatto. Equiparazione ingiusta,
distruttiva di uno dei valori fondamentali di ogni convivenza civile – la stima
del matrimonio – e diseducativa delle giovani generazioni, tentate così di
avere un concetto e di realizzare un’esperienza di libertà, che si rivelano
distorti nella loro stessa radice.
I coniugi, inoltre, possono essere seriamente
ostacolati nel loro impegno di vivere correttamente l’amore coniugale da una
certa mentalità edonistica corrente, dai mass-media, da ideologie e prassi
contrarie al Vangelo; ma ciò può anche avvenire, e con conseguenze davvero
gravi e disgregatrici, quando la dottrina insegnata dall’enciclica sia messa in
discussione, come talora è avvenuto anche da parte di alcuni teologi e pastori
di anime. Questo atteggiamento, infatti, può indurre il dubbio su un
insegnamento che per la Chiesa è certo, oscurando così la percezione di una
verità che non può essere discussa. Non è questo un segno di "comprensione
pastorale", ma di incomprensione del vero bene delle persone. La verità
non può essere misurata dall’opinione della maggioranza.
La preoccupazione, che avete avuto nel vostro
Congresso, di inserire la riflessione di carattere più squisitamente tecnico e
scientifico sul controllo naturale della fertilità nel contesto di ampie
riflessioni teologiche, filosofiche ed etiche, deve essere sottolineata e
lodata. Un altro modo per affievolire nei coniugi il senso di responsabilità
verso il loro amore coniugale è, infatti, quello di diffondere l’informazione
sui metodi naturali senza che sia accompagnata dalla dovuta formazione delle
coscienze.
La tecnica non risolve i problemi etici,
semplicemente perché non è in grado di rendere migliore la persona.
L’educazione alla castità è un momento che niente può sostituire. Amarsi
coniugalmente è possibile solo all’uomo e alla donna che abbiano raggiunto una
vera armonia nell’intimo della loro personalità.
4. A vent’anni dalla pubblicazione
dell’enciclica, si può vedere chiaramente che la norma morale in essa insegnata
non è solo a difesa della bontà e della dignità dell’amore coniugale, e dunque
del bene della persona dei coniugi. Essa ha una portata etica anche più vasta.
Infatti, la logica profonda dell’atto contraccettivo, la sua radice ultima, che
profeticamente Paolo VI aveva già individuato, sono ora manifeste. Quale
logica? Quale radice?
La logica anti-vita: in questi vent’anni
numerosi Stati hanno rinunciato alla loro dignità di essere i difensori della
vita umana innocente, con le legislazioni abortiste. Una vera strage di
innocenti si va compiendo ogni giorno nel mondo.
Quale radice? È la ribellione contro Dio
Creatore, unico Signore della vita e della morte delle persone umane: è il non
riconoscimento di Dio come Dio; è il tentativo, intrinsecamente assurdo, di
costruire un mondo da cui Dio sia del tutto estraneo.
Nell’enciclica Humanae vitae, Papa Paolo VI esprimeva la certezza di contribuire, con la difesa della morale coniugale, all’instaurazione di una civiltà veramente umana (cfr. n. 18). A vent’anni di distanza dalla pubblicazione del documento, non mancano davvero le conferme della fondatezza di quella convinzione. E sono conferme verificabili non soltanto dai credenti, ma da ogni uomo pensoso dei destini dell’umanità, giacché chiunque può vedere a quali conseguenze si è giunti, non obbedendo alla santa legge di Dio. Il vostro impegno – come di tante altre persone di buona volontà – è un segno di speranza non solo per la Chiesa, ma per tutta l’umanità.