Ai malati ed al
personale sanitario dell’Ospedale
delle Figlie di S.
Camillo
UMANIZZARE E RENDERE PIÙ
VIVIBILI
GLI OSPEDALI DELLA CITTÀ
1 aprile 1990
Il Santo Padre ha visitato i degenti
dell’Ospedale generale di zona "Figlie di S. Camillo" all’Acqua
Bullicante. Nel cortile del nosocomio romano, dopo aver ascoltato un indirizzo di
saluto rivoltogli dal Direttore sanitario, il Papa ha pronunciato il seguente
discorso:
1. Siamo ormai vicini ai giorni in cui
celebreremo i più grandi misteri della nostra redenzione. Nella prospettiva
della Pasqua ho voluto venire tra voi, per portarvi il mio augurio e la mia
benedizione.
Saluto e ringrazio il Signor Direttore
sanitario per le nobili parole con cui, a nome di tutti, mi ha dato il
benvenuto e rivolgo il mio cordiale saluto al Signor Cardinale Vicario, al
Delegato per l’Assistenza religiosa agli Ospedali di Roma, Monsignor
Brandolini, ai medici, al personale paramedico ausiliario, amministrativo e
tecnico.
Saluto, in particolare i cari malati, ospiti
di questa Casa di Cura, i loro parenti ed amici e quanti si prestano per offrir
loro assistenza.
In questi ultimi giorni del cammino
quaresimale che ci prepara alla Pasqua del Signore, come nel crescendo di una
grande sinfonia, la liturgia della Chiesa intensifica i suoi messaggi, volti a
farci scoprire il significato e la portata dell’evento che stiamo per rivivere.
Oggi ci presenta Gesù che proclama: "Io sono la risurrezione e la
vita" (Gv 11, 25).
Se c’è un luogo nel quale queste parole
risuonano con una particolare carica di consolazione e di speranza, questo è
l’Ospedale – ogni Ospedale e Casa di Cura, dunque anche la vostra. Qui,
infatti, tutto è orientato a servire la vita, nell’intento di restituire alla
salute chi è stato colpito dalla malattia e ridonarlo all’affetto dei suoi
cari.
2. Nella prospettiva del pieno ricupero della
salute, vorrei tuttavia invitarvi, cari malati, a non sottovalutare il periodo
che state ora vivendo. Fa parte anch’esso di un disegno provvidenziale.
Tutti sappiamo, per esperienza diretta, che la
sofferenza e la malattia appartengono alla condizione dell’uomo, creatura
fragile e limitata, segnata fin dalla nascita dal peccato originale. Accade non
raramente che coloro che ne sono colpiti cedano alla tentazione di considerarle
un "castigo" divino e dubitino in conseguenza, della bontà di Dio,
che Gesù ci ha rivelato come "Padre" che ama sempre e comunque i suoi
figli.
In una società come quella attuale, poi, che
pretende di costruirsi sul benessere e sul consumismo e tutto valuta sulla base
dell’efficientismo e del profitto, il problema della malattia e della sofferenza,
non potendo essere negato, o viene "rimosso" oppure si pensa di
poterlo risolvere affidandosi esclusivamente ai mezzi offerti dalla moderna
tecnologia avanzata.
Tutto ciò costituisce una vera e propria "sfida" per coloro che si
professano credenti e che hanno dalla Rivelazione, e soprattutto dal Vangelo,
una risposta da accogliere nella loro vita e da proporre al mondo come segno di
speranza e come luce che dà senso all’esistenza. È la "parola della
Croce", che tutti coloro che lavorano nel mondo della salute e della
malattia sono chiamati a far propria, a testimoniare e annunciare agli altri.
3. Voi malati, anzitutto! Il Papa, venuto oggi
tra voi, vi dice dunque: guardate a Cristo crocifisso e imparate da Lui! Egli,
assumendo totalmente la condizione umana, ha voluto liberamente caricarsi delle
sofferenze umane e, offrendosi al Padre come vittima innocente per noi uomini e
per la nostra salvezza "con forti grida e lacrime" (Eb 5, 7), ha redento la sofferenza
trasformandola in un dono d’amore per la redenzione di tutti.
Certo, la malattia e la sofferenza restano un
"limite" e una "prova", possono perciò costituire una
pietra d’inciampo nel cammino della vita. Nell’ottica della Croce, tuttavia,
diventano un momento di crescita nella fede e uno strumento prezioso per
contribuire, uniti a Cristo, alla realizzazione del progetto divino della
salvezza.
Carissimi Fratelli e Sorelle ammalati, vivete
così la vostra esperienza! Non vi mancheranno l’aiuto di Dio e la forza che
viene dallo Spirito Consolatore. Il Papa è con voi e vi accompagna ogni giorno
con la sua preghiera. La Chiesa di Roma, chiamata al rinnovamento spirituale e
pastorale con il Sinodo diocesano, conta sul vostro prezioso contributo di
offerta e di supplica per vivere più intensamente la comunione e dedicarsi con
rinnovato impegno ad una "nuova evangelizzazione" della Città.
4. La "parola della Croce" ha un
messaggio anche per voi operatori sanitari, che, a vari livelli e con diverse
responsabilità, svolgete il vostro servizio in Ospedale.
È Cristo Gesù, infatti, che si nasconde e si
svela nel volto e nella carne, nel cuore e nello spirito di coloro che voi
siete chiamati ad assistere e curare. Egli considera fatto a Sé ciò che si fa
ad uno di questi fratelli più piccoli malati e spesso soli ed emarginati dalla
società (cfr. Mt 25, 40).
Ciò esige da voi atteggiamenti interiori,
parole e gesti ispirati non solo da una profonda e ricca umanità ma da un
autentico spirito di fede e di carità.
Vi so già impegnati in questa delicata e difficile
missione. Vi esorto tuttavia a crescere e progredire sempre più in questa
direzione. Chiedo dunque a voi, e attraverso voi a tutti coloro che lavorano
nelle strutture sanitarie della Città di vincere la tentazione
dell’indifferenza e dell’egoismo e di adoperarvi anzitutto per umanizzare e
rendere più vivibili gli ambienti sanitari, in modo che l’uomo malato sia
curato nella sua totalità di corpo e di spirito. Adoperatevi perché siano
riconosciuti e promossi tutti i diritti fondamentali e i valori della persona
umana, primo fra tutti quello della vita, dal suo sorgere fino al suo naturale
compimento. Ciò esige attenzione alle diverse situazioni, dialogo rispettoso e
paziente, amore generoso per ogni uomo considerato come immagine di Dio e per
Chi è credente, "icona" di
Cristo sofferente.
5. Ciò esige non solo spiccate qualità umane,
competenza professionale e seria volontà di collaborazione, ma una profonda
coerenza morale e una matura consapevolezza dei valori etici che sono in gioco
quando la vita è minacciata dalla malattia e dalla morte. Occorre accostarsi
come "buoni samaritani" all’uomo che soffre, come ha fatto Gesù e
come Egli ha insegnato a fare a coloro che vogliono essere suoi discepoli.
Bisogna saper "vedere" le sofferenze dei propri fratelli, non
"passando oltre" per fretta o pigrizia, ma facendosi
"prossimi", sostando accanto a loro per dire le parole della
consolazione e somministrare le cure necessarie, con gesti di servizio e di
amore rivolti alla salute integrale della persona umana.
Ciò è particolarmente compito della pastorale
sanitaria, che si propone di realizzare una presenza efficace della Chiesa per
recare la luce del Vangelo e la grazia del Signore, attraverso i sacramenti, a
coloro che soffrono e a quanti se ne prendono cura, primi fra tutti i familiari
dei malati che spesso sono i più esposti ai contraccolpi che la sofferenza
comporta nell’esistenza umana.
Anche in questo settore il Sinodo pastorale
diocesano dovrà portare frutti di rinnovamento e di maggiore impegno nella linea
della comunione e della missione.
6. Carissimi Fratelli e Sorelle, sono queste
le "lezioni" che ci giungono dalla "parola della Croce",
dal mistero pasquale di Gesù che ci prepariamo a celebrare in pienezza nei
prossimi giorni.
In comunione con tutta la Chiesa accogliamole
con fede, viviamole con impegno.
Impariamole da Maria, che ai piedi della Croce
ha unito le sue sofferenze a quelle del Figlio suo, contribuendo così alla
redenzione dell’umanità. Diciamo come Lei e con Lei il nostro "sì",
per fare della nostra sofferenza o del nostro servizio a chi soffre un
"dono di amore". Per la gloria di Dio e la salvezza dell’uomo.
Amen!