Alla prima Plenaria
del Pontificio Consiglio per la Pastorale della Salute
CHIAMATI AD ESSERE IL
SEGNO DELLA MISSIONE
DELLA CHIESA VERSO L’UOMO
CHE SOFFRE
9 febbraio 1990
1. L’odierno incontro con voi assume un
particolare significato, poiché avviene in occasione della prima Assemblea
Plenaria di codesto Pontificio Consiglio, che – com’è noto – è subentrato alla
Pontificia Commissione della pastorale per gli operatori sanitari.
Il mio cordiale saluto va, innanzitutto, al
Presidente del Dicastero, l’Arcivescovo Monsignor Fiorenzo Angelini, ai Signori
Cardinali ed ai venerati Fratelli nell’episcopato, che ne sono Membri. Si
estende, poi, al Segretario ed al Sotto-segretario, ai Sacerdoti, ai Religiosi
e ai Laici, ai Consultori ed anche agli esperti. Tutti avete contribuito in
maniera generosa ed encomiabile al vasto e delicato lavoro, che è stato assolto
con grande efficacia dal Dicastero nel primo quinquennio di vita. Di ciò mi
compiaccio vivamente con ciascuno di voi.
La mole di attività svolta in così breve tempo
conferma la opportunità, anzi la necessità che tra gli Organismi centrali della
Chiesa vi fosse anche un Dicastero specificamente dedicato alla pastorale per
il mondo tanto ampio e complesso della sanità. Un Dicastero, il vostro, che
sebbene "giovane" per l’istituzione e la strutturazione, è chiamato
ad assolvere compiti che sono stati sempre primari e costanti nella vita della
Chiesa di tutti i tempi. "Di fatto la Chiesa, nel corso dei secoli, ha
fortemente avvertito il servizio ai malati e sofferenti come parte integrante
della sua missione" , seguendo in ciò "l'esempio molto eloquente del
suo Fondatore e Maestro" (cfr.Motu proprio Dolentium hominum, 1).
2. Questo Pontificio Consiglio della pastorale
per gli operatori sanitari non è stato creato soltanto per rispondere ad
un’urgenza oggi particolarmente avvertita nella vita della Chiesa, ma per
andare incontro in modo nuovo, più organico ed incisivo alle esigenze del
nostro tempo, ai problemi ed alle istanze che toccano direttamente il bene
della persona umana e della società. Infatti, prima ancora di essere uno
specifico settore della pastorale d’insieme o globale, la pastorale sanitaria è
una prerogativa che non può non accompagnare ed integrare l’azione
evangelizzatrice della Chiesa. Le nuove frontiere aperte dal progresso della
scienza e della tecnica, la cosiddetta socializzazione della medicina, la
crescente interdipendenza tra i popoli collocano i problemi della sanità e
della salute al centro dell’impegno per la promozione dei diritti umani, e tra
questi – non c’è dubbio – fondamentali sono quelli che riguardano la tutela
della vita dal suo concepimento fino al suo naturale tramonto.
Già nel 1982, parlando ai medici cattolici di
tutto il mondo, sottolineavo l’urgenza che le molteplici istituzioni, create e
promosse direttamente o indirettamente dalla Chiesa in campo sanitario,
trovassero un nuovo ordinamento operativo.
E aggiungevo: "Una coordinazione a
livello mondiale potrebbe consentire infatti un migliore annuncio ed una più
efficace difesa della vostra fede, della vostra cultura, del vostro impegno
cristiano nella ricerca scientifica e nella professione". Ciò vale per
tutti coloro che, con funzioni e compiti diversi, operano nell’ambito della
sanità e della salute intendendo ispirarsi all’insegnamento ed all’esempio di
Cristo, sotto la guida del Magistero della Chiesa.
Dal tempo in cui il Signore Gesù visse in
questa terra fino ai nostri giorni, infatti, l’annuncio della Buona Novella è
stato sempre preparato ed accompagnato da una preferenziale attenzione verso i
sofferenti, sotto le cui sembianze volle nascondersi lo stesso Figlio di Dio
(cfr. Mt 25,36.40).
Opportunamente, quindi, il Concilio Vaticano
II nella Costituzione dogmatica sulla Chiesa ha voluto ribadire il rapporto tra
evangelizzazione e pastorale sanitaria: “Come Cristo infatti fu inviato dal
Padre “a portare la buona novella ai poveri, a guarire coloro che hanno il
cuore contrito” (Lc 4,18), “a cercare e salvare ciò che era perduto” (Lc
19,10), così la Chiesa circonda di affettuosa cura quanti sono afflitti
dall’umana debolezza, anzi riconosce nei poveri e nei sofferenti l’immagine del
suo divino Fondatore, povero e sofferente, si premura di sollevarne l’indigenza
e in loro intende servire a Cristo” (Cost. Lumen Gentium, 8).
3. Il coordinamento e la collaborazione sul
piano ecclesiale e su quello delle relazioni tra i popoli è il primo frutto di
quella solidarietà che non è solo una virtù umana, ma che, alla luce della
nostra fede, “tende a superare se stessa, a rivestire le dimensioni
specificamente cristiane della gratuità totale, del perdono e della
riconciliazione. Allora il prossimo non è soltanto un essere umano con i suoi
diritti e la sua fondamentale eguaglianza davanti a tutti, ma diviene la viva
immagine di Dio Padre, riscattata dal sangue di Cristo e posta sotto la
permanente azione dello Spirito” (Enc. Sollicitudo rei socialis, 40). Allorché
tale collaborazione e coordinamento sono attuati sul piano della sanità e della
salute, viene veramente data voce anche ai più deboli ed indifesi e si ricupera
in tutti gli uomini il legame che più profondamente e quasi necessariamente li
unisce, cioè l’amore alla vita.
In questo scopo generale rientrano le finalità
distintive di questo Dicastero, quali sono state formulate nel Motu proprio
istitutivo (loc. cit., 6). Il quadro delle attività svolte dal Pontificio
Consiglio nel passato quinquennio ben dimostra lo zelo, la dedizione e il
rigore con cui i suoi responsabili, i suoi membri e i generosi collaboratori
volontari – ai quali vanno il mio grato apprezzamento e vivo incoraggiamento –
hanno tenuto fede alle indicazioni contenute in detto documento. L’ampiezza del
lavoro compiuto, la sua ricca articolazione, le molteplici iniziative portate a
termine, o già avviate, hanno messo in luce tre prerogative particolari, che
meritano di essere rilevate: intendo dire la visione integrale dei concetti di
sanità e di salute, che è venuta affermandosi; la prospettiva internazionale,
che ha assunto la vostra azione; e, nell’ambito del mondo cristiano, la
dimensione ecumenica del vostro impegno.
4. La visione integrale dei concetti di sanità
e di salute – l’una intesa come politica, legislazione e programmazione sanitaria,
l’altra come benessere fisico, psichico e spirituale – comprende tutto un
insieme di interessi e interventi che vanno ben oltre la semplice attenzione o
cura degli infermi. Con essa si abbraccia, infatti, il vastissimo campo delle
esigenze poste dall’educazione sanitaria e dalla medicina preventiva, curativa
e riabilitativa, con le relative e inscindibili implicazioni di ordine etico,
morale, spirituale e sociale. Salute individuale e salute della comunità
politica, infatti, "sono condizione necessaria e garanzia sicura di
sviluppo "di tutto l'uomo e di tutti gli uomini"" (Enc.
Sollicitudo rei socialis, 44).
In altre parole, come la pastorale sanitaria è
chiamata a rivestire di speranza tutta l’azione pastorale della Chiesa, così la
sollecitudine per la salute integrale dell’individuo e della comunità sociale
implica attenzione non soltanto ai problemi medici, ma anche a tutte le ansie;
agli interrogativi e alle aspettative da cui è sempre "toccato"
l’uomo che soffre.
Questi ed altri temi, affrontati ed
approfonditi nel corso di questa Assemblea Plenaria, rivestono una singolare
importanza pastorale. In effetti, tra i vari argomenti da voi studiati c’è
anche l’impegno per la formazione di chi è chiamato al servizio spirituale dei
malati: tema, questo, che è strettamente legato all’oggetto del prossimo Sinodo
dei Vescovi. Del resto, non sarà mai abbastanza sottolineata la funzione
formativa che la pastorale sanitaria svolge in favore dei candidati al
sacerdozio ed alla vita religiosa di speciale consacrazione: essa è per loro
un’autentica scuola di vita e mezzo sicuro di maturità personale e di scelte
generose, poiché si ispira direttamente all’esempio di Gesù, medico delle anime
e dei corpi.
5. La prospettiva internazionale dell’azione della
Chiesa è stata una preoccupazione profonda del Concilio Vaticano II, che ha
esplicitamente invitato i cristiani a cooperare con ogni generoso sforzo alla
edificazione dell’ordine internazionale (cfr. Cost. past. Gaudium et spes, 88). I
risultati ottenuti dal vostro Dicastero e le premesse poste per ulteriori passi
avanti in questo campo, stanno a confermare che il mondo della sanità e della
salute presenta singolari opportunità di cooperazione a livello internazionale.
Del resto, i problemi della salute, intesa nel suo senso più lato, non sono mai
estranei alle massime questioni dell’ordine internazionale, come testimonia, ad
esempio, il grave problema ecologico.
Gli stessi temi trattati nelle Conferenze
internazionali promosse dal vostro Dicastero – dai farmaci all’umanizzazione
della medicina, dalla longevità e qualità della vita all’AIDS e alla
riflessione sulla mente umana, su cui si soffermerà un’altra Conferenza in
preparazione – sono così strettamente legati al problema dei diritti umani e
del persistere degli squilibri tra le diverse aree del mondo, da rendere chiaro
che nulla, come il diritto alla salute, riconduce alla difesa del diritto
prioritario alla vita e alla sua qualità, nel contesto del rispetto della
persona umana, creata ad immagine e somiglianza di Dio.
6. La dimensione ecumenica, infine, già
felicemente prospettata al momento dell’istituzione di questo Dicastero, ha
consentito al vostro lavoro di esprimersi con creatività e dinamismo, tenendolo
lontano da ogni rischio di burocratizzazione e di inaridimento. Se niente come
il bisogno della salute favorisce l’incontro tra gli uomini, indipendentemente
dalla loro condizione, cultura, mentalità e ideologia, questa stessa esigenza
in campo cristiano contribuisce efficacemente a promuovere l’incontro tra
membri di Chiese e Comunità ecclesiali diverse nello spirito di questa carità
indivisa, che qualifica, deve qualificare davanti al mondo i veri discepoli di
Cristo (cfr. Gv 13,55; 1Cor 13,1ss.). Questo spirito di apertura e di dialogo
ha reso possibili anche forme di stretta ed utile cooperazione con Istituzioni
sanitarie e parasanitarie non legate alla Chiesa cattolica, ma che con essa
sono disposte ad operare e – in molti casi – hanno proficuamente operato.
Ho osservato con gioia dalle vostre relazioni
l’apporto dato a questa dimensione ecumenica dalla fattiva collaborazione
prestata dalle Rappresentanze Pontificie, come anche dal Pontificio Consiglio
"Cor Unum" e dalla "Caritas" in ogni parte del mondo.
7. All’interno, poi, della Comunità ecclesiale
il compito del vostro Dicastero è e resta sempre prezioso ed insostituibile. A
conferma, mi piace ricordare la rapidità con la quale il Pontificio Consiglio
ha sollecitato da parte delle Conferenze Episcopali – trovando pronta
accoglienza – la nomina di un Vescovo delegato per la pastorale sanitaria;
l’avvio del censimento, che ha dato già origine ad un primo Catalogo delle
Istituzioni sanitarie cattoliche; l’impegno massiccio per un’informazione
costante circa le direttive del Magistero della Chiesa sui più gravi problemi
connessi all’etica medica ed alla ricerca scientifica (informazione assicurata
dalla rivista in più edizioni linguistiche "Dolentium hominum, Chiesa e
salute nel mondo" e da altri opportuni sussidi). Voglio anche ricordare
gli incontri numerosi in vari Paesi ed a tutti i livelli; la promozione di
aiuti ad aree e luoghi bisognosi di attrezzature mediche, anche sofisticate; lo
sforzo compiuto per accrescere la sensibilità delle Chiese particolari e degli
Istituti religiosi nei confronti della pastorale sanitaria; la costante
disponibilità a tenere il collegamento con gli altri Dicasteri della Curia
Romana in relazione al mondo sanitario ed ai suoi problemi. Tutto ciò
costituisce concreta espressione di quell’ansia pastorale che, mentre ha
contribuito ad aggiungere significativi consensi all’azione della Chiesa, ne ha
ampliato l’interno coinvolgimento nella pastorale sanitaria.
In ogni parte del mondo la Chiesa cattolica è
presente accanto a chi soffre con le sue molteplici Istituzioni, la cui storia
è ricca di fulgidi esempi di santità, di silenziosa ed eroica dedizione, di
laboriose ma sicure conquiste. E non è senza significato che gli anni di vita
del vostro giovane Dicastero siano scanditi dall’elevazione all’onore degli
altari di figure di sacerdoti, religiosi e laici che hanno esaltato, con la
carità cristiana, la scienza medica e la pastorale sanitaria.
Pastori, sacerdoti, religiosi, religiose e
fedeli laici costituiscono una forza molto rilevante al servizio della sanità e
della salute. Oggi, tuttavia, problemi nuovi sollecitano la coscienza
cristiana, esigendo da parte sia di quanti sono impegnati nella pastorale
sanitaria, sia di quanti, per professione, operano nella ricerca scientifica e
nell’assistenza medica, un aggiornamento formativo, al quale il vostro
Dicastero è in grado di offrire una contributo determinante.
8. Carissimi fratelli e sorelle, sia per voi
motivo di crescente entusiasmo nel vostro impegno la consapevolezza che il
mandato di evangelizzare, affidato alla Chiesa, è strettamente legato
all’annuncio del Vangelo della sofferenza: "Nel programma messianico di
Cristo, che è insieme il programma del Regno di Dio, la sofferenza è presente
nel mondo per sprigionare amore, far nascere opere di amore verso il prossimo,
per trasformare tutta la civiltà in civiltà dell'amore" (Lett. Ap.
Salvifici doloris, 30).
In questa luce, il vostro Dicastero è chiamato
a farsi "segno" della missione che la Chiesa ha di incontrare l’uomo
nella sua sofferenza.
Accogliete, pertanto, il mio cordiale
incoraggiamento a perseverare con immutata dedizione nel vostro lavoro. Vi sia
di sprone la preghiera dei tanti e tanti che nel loro dolore, si affidano alla
misericordia ed all’infinita bontà del Signore. E la Vergine Santissima, Sede
della Sapienza e Salute degli infermi, Madre dell’amore e del dolore, conforto
di quanti soffrono e sostegno di chi opera al loro servizio, arricchisca il
vostro ministero con le prerogative della bontà, della misericordia, della
tenerezza soccorrevole e dell’inesauribile generosità.
Con questi voti vi imparto di cuore la
Benedizione Apostolica.