Alla XIII Conferenza del Pontificio Consiglio per la Pastorale della
Salute
L’EUTANASIA È UN
ATTENTATO ALLA VITA
CHE NESSUNA AUTORITÀ
UMANA PUÒ LEGITTIMARE:
LA VITA DELL’INNOCENTE È
UN BENE INDISPONIBILE
31 ottobre 1998
"La tentazione dell'eutanasia appare come
uno dei sintomi più allarmanti della cultura della morte che avanza soprattutto
nella società del benessere". Lo ha detto il Santo Padre ai partecipanti
alla XIII Conferenza internazionale.
1. Con piacere do il mio benvenuto a tutti voi
che partecipate alla Conferenza internazionale su di un tema che costituisce
uno degli aspetti tradizionali della preoccupazione pastorale della Chiesa.
Esprimo il mio apprezzamento a quanti tra voi dedicano il loro lavoro alle
complesse problematiche che coinvolgono la componente anziana della società,
una componente sempre più numerosa in tutte le società del mondo.
La vostra conferenza ha inteso affrontare il
problema con quel rispetto per l’anziano che riluce nella Sacra Scrittura
quando ci pone davanti agli occhi Abramo e Sara (Gen 17, 15-22), descrive l’accoglienza
fatta a Gesù da Simeone e Anna (Lc 2, 23-38), chiama i sacerdoti col nome di
anziani (At 14, 23; 1 Tm 4, 14; 5, 17, 19, Tt 1, 5; 1 Pt 5, 1), sintetizza
l’omaggio di tutta la creazione nell’adorazione di ventiquattro seniori (Ap 4,
4) e designa infine Dio stesso come "il vegliardo" (Dn 7, 9-22).
Riaffermare con autorevolezza il Vangelo della
vita
2. Il vostro percorso di studio sottolinea
la grandezza e la preziosità della vita umana, il cui valore si conserva in
ogni età ed in ogni condizione. Viene cosi riaffermato con autorevolezza quel
vangelo della vita che la chiesa, scrutando assiduamente il mistero della
redenzione, accoglie con sempre rinnovato stupore e si sente chiamata ad
annunciare agli uomini di tutti i tempi (cfr. evangelium vitae, 2). La
conferenza non si è dedicata solo agli aspetti demografici e medico-psicologici
della persona anziana, ma ha anche cercato di approfondire il discorso fissando
lo sguardo su quanto la rivelazione presenta al riguardo, confrontandolo con la
realtà che viviamo. anche l’opera della chiesa lungo il corso dei secoli è
stata messa in luce in maniera storico-dinamica, con utili e doverose proposte
di aggiornamento di tutte le iniziative assistenziali, in collaborazione
responsabile con le autorità civili.
La terza stagione del mistero dell’esistenza
3. L’anzianità è la terza stagione
dell’esistenza: la vita che nasce, la vita che cresce, la vita che tramonta
sono tre momenti del mistero dell’esistenza, di quella vita umana che
"proviene da Dio, è suo dono, sua immagine e impronta, partecipazione del
suo soffio vitale" (Evangelium vitae, 39).
L’Antico Testamento promette agli uomini lunga
vita come premio per l’adempimento della legge di Dio: "il timore del
Signore prolunga i giorni" (Pr 10, 27). Era convinzione comune che il
prolungamento della vita fisica fino alla "felice canizie", quando
l’uomo poteva morire "sazio di giorni" (Gen 25, 8), doveva
considerarsi una prova di particolare benevolenza da parte di Dio. Occorre
riscoprire anche questo valore in una società che molte volte sembra parlare
dell’età anziana solo in termini di problema.
Prestare attenzione alla complessità delle
problematiche che connotano il mondo della persona anziana significa, per la
chiesa, scrutare un ed interpretarlo
alla luce del vangelo. Così, in modo adatto a ciascuna generazione, essa
risponde ai perenni interrogativi degli uomini sul senso della vita presente e
futura e sul loro reciproco rapporto (cfr. Gaudium et spes, 4).
Riprogettare la società e ridiscuterne la
struttura economica
4. I nostri tempi si caratterizzano per un
aumento nella durata della vita che, unendosi al declino della fertilità, ha
condotto ad un notevole invecchiamento della popolazione mondiale. Per la prima
volta nella storia dell’uomo, la società si trova di fronte ad un profondo
sovvertimento della struttura della popolazione, così da essere obbligata a
modificare le sue strategie assistenziali, con ripercussioni a tutti i livelli.
Si tratta di riprogettare la società e di ridiscuterne la struttura economica,
come pure la visione del ciclo della vita e delle interazioni fra generazioni.
È una vera sfida posta alla società, la quale si rivela giusta nella misura in
cui risponde ai bisogni assistenziali di tutti i suoi membri: il suo grado di
civiltà è proporzionale alla protezione dei componenti più deboli del tessuto
sociale.
Famiglia-anziani: un rapporto di dare e
ricevere
5. A questa opera deve essere chiamata a
partecipare anche la persona anziana, molte volte considerata solo destinataria
di interventi assistenziali; la popolazione anziana può raggiungere con gli
anni una maggiore maturità come intelligenza, come equilibrio e saggezza. Per
questo il Siracide ammonisce: "Frequenta le riunioni degli anziani;
qualcuno è saggio? Unisciti a lui" (Sir 6, 34); ed ancora: "Non
trascurare i discorsi dei vecchi, perché anch'essi hanno imparato dai loro
padri; da essi imparerai l'accorgimento e come rispondere a tempo
opportuno" (Sir 8, 9). Ne deriva che la persona anziana non è da
considerare solo oggetto di attenzione, vicinanza e servizio. Anch’essa ha un
prezioso contributo da offrire alla vita. Grazie al ricco patrimonio di
esperienze acquisito lungo gli anni, può e deve essere dispensatrice di
sapienza, testimone di speranza e di carità (cfr. Evangelium vitae, 94).
Il rapporto famiglia-anziani deve essere visto
come un rapporto di dare e ricevere. Anche l’anziano dà: non può essere
ignorata l’esperienza maturata negli anni. Se questa, come può succedere, è
fuori sintonia con i tempi che cambiano, c’è tutto un vissuto che può diventare
fonte di numerose indicazioni per i familiari, costituendo la continuazione
dello spirito di gruppo, delle tradizioni, delle scelte professionali, delle
fedeltà religiose, ecc. Conosciamo tutti i rapporti privilegiati che esistono
tra gli anziani e i bambini. Ma anche gli adulti, se sanno creare attorno agli
anziani un clima di considerazione e di affetto, possono attingere da loro
saggezza e discernimento per compiere scelte prudenti.
Elaborare strategie assistenziali che considerino
in primo luogo la dignità degli anziani
6. È in questa prospettiva che la società deve
riscoprire la solidarietà fra le generazioni: deve riscoprire il senso e il
significato dell’età anziana in una cultura troppo dominata dal mito della
produttività e dell’efficienza fisica. Dobbiamo permettere all’anziano di
vivere con sicurezza e dignità e la sua famiglia deve essere aiutata anche in
termini economici, per continuare a costituire il luogo naturale dei rapporti
intergenerazionali.
Ulteriori osservazioni devono essere fatte
anche per quell’assistenza socio-sanitaria e riabilitativa, che molte volte può
rendersi necessaria. I progressi nelle tecnologie a servizio della salute
allungano la vita, ma non necessariamente ne migliorano la qualità. Occorre elaborare
strategie assistenziali che considerino in primo luogo la dignità della persona
anziana e la aiutino, per quanto possibile, a conservare un senso di autostima
affinché non avvenga che, sentendosi un peso inutile, arrivi a desiderare e a
chiedere la morte (cfr. Evangelium vitae, 94).
"Faccio ogni appello alla sensibilità
delle famiglie…"
7. La Chiesa, chiamata a gesti profetici nella
società, difende la vita dai suoi primi albori fino alla sua conclusione nella
morte. Soprattutto per quest’ultima fase, che spesso si prolunga per mesi ed
anni e crea problemi molto gravi, faccio oggi appello alla sensibilità delle
famiglie, perché sappiano accompagnare i loro cari fino al termine del
pellegrinaggio terreno. Come non ricordare le accorate parole della Scrittura:
“Figlio, soccorri tuo padre nella vecchiaia, non contristarlo durante la sua
vita. Anche se perdesse il senno, compatiscilo e non disprezzarlo, mentre sei
nel pieno vigore. Poiché la pietà verso il padre non sarà dimenticata. ... Nel
giorno della tua tribolazione Dio si ricorderà di te...” (Sir 3, 12-15).
"Alzo ancora una volta la voce contro
tutte le pratiche di abbreviamento della vita"
8. Il rispetto che dobbiamo all’anziano mi
obbliga ad alzare ancora una volta la voce contro tutte quelle pratiche di
abbreviamento della vita che vanno sotto il nome di eutanasia.
Di fronte ad una mentalità secolarizzata che
non ha rispetto della vita specialmente quando essa è debole, dobbiamo
sottolineare che essa è un dono di Dio alla cui salvaguardia siamo tutti
impegnati. Questo dovere tocca, in particolare, gli operatori sanitari, la cui
specifica missione è di farsi "ministri della vita" in tutte le sue
fasi, specialmente in quelle segnate dalla debolezza e dalla malattia.
"La tentazione dell'eutanasia appare come
uno dei sintomi più allarmanti della "cultura della morte" che avanza
soprattutto nella società del benessere" (cfr. Evangelium vitae, 64).
L’eutanasia è un attentato alla vita che
nessuna autorità umana può legittimare, essendo la vita dell’innocente un bene
indisponibile.
La gioia più serena: caratteristica degli
anziani
9. Rivolgendomi ora a tutte le persone anziane
del mondo, vorrei dire loro: carissimi fratelli e sorelle, non perdetevi
d’animo: la vita non termina qui, sulla terra; essa anzi ha qui soltanto il suo
inizio. Dobbiamo essere testimoni della risurrezione! La gioia deve essere la
caratteristica della persona anziana; una gioia serena, perché i tempi maturano
e si approssima la ricompensa che il Signore Gesù ha preparato al suo servo
fedele. Come non pensare alle toccanti parole dell’apostolo Paolo? “Ho
combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la
fede. Ora mi resta solo la corona di giustizia che il Signore, giusto giudice,
mi consegnerà in quel giorno; e non solo a me, ma anche a tutti coloro che
attendono con amore la sua manifestazione” (2 Tim 4, 7-8).
Con questi sentimenti imparto a voi qui
presenti, ai vostri cari, e soprattutto alle persone anziane, un’affettuosa
Benedizione.