Alla V Conferenza del
Pontificio Consiglio per la Pastorale della Salute
SE LA SOFFERENZA È
MISTERO...
11 novembre 1990
1. Questo incontro, illustri Signori, in
occasione della V Conferenza Internazionale, promossa dal Pontificio Consiglio
della Pastorale per gli Operatori Sanitari su "La Mente Umana" è per
me gradita e preziosa occasione per esprimere e ribadire la viva attenzione con
cui la Chiesa segue i problemi della sanità e della salute.
A Voi, pertanto, va il mio plauso ed
incoraggiamento, a Voi – dico– scienziati, medici, ricercatori, studiosi e
pastori d’anime, che con appassionato impegno vi dedicate allo studio del
nobilissimo e profondissimo tema della mente umana, nella quale la fede,
illuminando le motivazioni razionali, ci aiuta a scorgere una delle più alte conferme
dell’origine divina dell’uomo. È, infatti, per Voi motivo di fierezza, e per
noi tutti di ammirazione, evocare le grandi e ardite conquiste, realizzate in
questo secolo, nella progressiva conoscenza della psiche umana. Il campo
sconfinato delle neuroscienze – dalla neurobiologia alla neurochimica, dalla
psicosomatica alla psico-neuro-endocrinologia – offre alla ricerca la
possibilità di avvicinarsi in modo particolarmente penetrante alla soglia del
mistero stesso dell’uomo. Un mistero che Sant’Agostino esprimeva mirabilmente
con le note parole: Factus sum mihimetipsi quaestio: "sono diventato io
stesso un grande problema per me" (Soliloquia II, 34).
2. Proprio considerando l’inarrivabile
grandezza della mente umana il Salmista prega così: “Se guardo, o Dio, il tuo
cielo, opera delle tue mani, la luna e le stelle che tu hai fissato, che cosa è
l’uomo, perché te ne ricordi, e il figlio dell’uomo perché te ne curi? Eppure,
lo hai fatto poco meno degli angeli; di gloria e di onore lo hai coronato; gli
hai dato potere sulle opere delle tue mani, tutto hai posto sotto i suoi piedi”
(Sal 8, 4-7; cfr. Gb 7, 17s).
Per questo, costante e coerente è la linea del
pensiero cristiano nell’associare strettamente l’altezza della mente umana ad
uno speciale intervento divino (cfr. Gen 1, 26). "Dio, nostro Creatore e
Padre - spiega Lattanzio - ha dato all'uomo la coscienza e l'intelligenza,
affinché fosse da ciò manifesto che noi siamo generati da Lui, che è
intelligenza, coscienza e ragione" (De opificio Dei, I, 1-2). Del resto,
non è forse vero che l’uomo proprio grazie alla potenza della sua mente arriva
a Dio? Varcando i limiti dell’universo, egli non solo giunge con sicurezza a
Dio, ma può anche entrare in comunione con lui nella preghiera, la quale –
secondo la bella espressione di San Giovanni Damasceno – è appunto ascensus
mentis in Deum: "una risalita della mente a Dio" (De fide orthodoxa,
III, 24).
Ancora: per la sua somiglianza con Dio, l’uomo
– afferma il Concilio Vaticano II – "è la sola creatura del mondo visibile
che Dio abbia voluta per se stessa" (Cost. Gaudium et spes, 24), così che
"tutto quanto esiste sulla terra deve essere riferito all'uomo, come a suo
centro e vertice" (ibid., 12). Pertanto, la piena affermazione della mente
dell’uomo, delle sue funzioni e capacità sta nel suo diritto-dovere di dominare
il creato e se stessa secondo le finalità volute dal Creatore (cfr. Gen 1, 28).
È la mente, dunque, che, mentre è in grado di raggiungere Dio, è al tempo
stesso "padrona" del creato: sono, queste, due attribuzioni di valore
incomparabile, tali da collocarla sopra tutte le altre realtà create
dell’universo visibile.
3. Orbene, le neuroscienze, che sono, illustri
Professori, il campo eletto delle vostre dotte ricerche, le quali
quotidianamente – si può ben dire – aprono nuovi orizzonti, non possono
prescindere da questi essenziali e irrinunciabili postulati. In altre parole,
per studiare la mente non si potrà mai trascurare l’intera verità sull’uomo,
nella sua compatta unità di essere fisico e spirituale; pur muovendosi su base
sperimentale, la vostra ricerca non potrà ignorare questa seconda e
qualificante dimensione. Il tentativo di spiegare il pensare e il volere libero
dell’uomo in chiave meccanicistica e materialistica porta inevitabilmente alla
negazione della persona e della sua dignità, con conseguenze che hanno gettato
gravi e tragiche ombre sulla storia umana del passato ed anche del nostro
tempo.
Oggi si parla di "intelligenza
artificiale" alludendo alle straordinarie possibilità dei "cervelli
elettronici". Conviene tuttavia sempre ricordare che alla base
dell’informatica e della cibernetica sta il dato superiore dell’intelligenza
umana che, proprio per il suo carattere spirituale e per la conseguente sua
irriducibilità ai soli fenomeni fisico-chimici, nel comprendere liberamente
giudica, nel capire può anche scegliere, nel conoscere intravede il suo destino
ultimo.
Scrive in proposito Sant’Agostino: “Dio ha
dato all’anima umana la mente; in essa la ragione e l’intelligenza sono quasi
addormentate nel bimbo, come se addirittura non esistessero; col crescere
dell’età devono poi svegliarsi e svilupparsi, perché la mente sia capace di
acquistare la scienza e la dottrina, abile a percepire la verità e ad amare il
bene (De civitate Dei, XXII, 24)”.
Ma per la retta maturazione e l’armonico
sviluppo della mente umana e, quindi, per la piena salute mentale del soggetto,
hanno grande importanza anche le relazioni sociali. Ora, elemento mediatore di
una positiva sintesi tra mente e vita sociale è l’amore. Senza amore
l’intelligenza umana è sterile e fredda e finisce inevitabilmente per
inaridirsi. "La stessa fede - al dire dell'apostolo Paolo - diventa
operante mediante l'amore" (Gal 5, 7).
Il dialogo interdisciplinare ad altissimo
livello, lo scambio di conoscenze e di esperienze, le costruttive ipotesi che
avete formulato nel corso di questa Conferenza così rappresentativa delle
diverse scienze che affrontano lo studio della mente umana, non mancheranno di
favorire una maggiore sensibilità, individuale e sociale, nei confronti della
vasta e complessa problematica legata a questo tema.
Con l’apporto convergente della moderna
farmacologia, della medicina, della psicologia e della psichiatria si sono,
peraltro messe a punto terapie dai risultati lusinghieri e di sempre più vasta
applicazione. Anche per i problemi legati al diffuso prolungamento della vita
si sono realizzate in questi anni, a sostegno dell’efficienza della mente
umana, conquiste farmacologiche e psicoterapeutiche di grande rilevanza.
Questo encomiabile sforzo della scienza
produrrà frutti tanto maggiori quanto più vivo sarà il convincimento che
l’origine divina dell’uomo fa dell’intera famiglia umana una comunità di
fratelli per il vincolo di un amore reciproco. Innumerevoli sono le prove,
rigorosamente convalidate dalla scienza, del singolare aiuto che l’amore può
offrire, in sede preventiva e terapeutica, per il superamento di non pochi
disturbi mentali, causati sovente da una disordinata organizzazione della
propria vita e del rapporto, errato o carente, instaurato con gli altri.
4. Di fronte alle malattie mentali, le varie
culture in passato, e talvolta anche oggi, hanno spesso reagito negativamente,
portando all’isolamento del malato di mente ed alla sua emarginazione. È,
questo, un dramma dolorosamente avvertito soprattutto da coloro che,
consapevoli della propria infermità o inermi spettatori del suo aggravarsi,
sperimentano una solitudine resa più amara dall’imperante cultura
dell’efficienza e da una mentalità che, negando ogni valore alla sofferenza,
carica talvolta sul malato di mente anche il peso della derisione e del
disprezzo. E come dimenticare le sempre più vaste fasce di persone che, a
motivo dell’accresciuta longevità, vedono assimilata la loro condizione di
effettiva debolezza e di minore vivacità intellettiva a quella dei malati o dei
seminfermi di mente?
Deve essere chiaro, innanzitutto, che per se
stessi, per la società e, in maniera particolare, per la Chiesa, i malati di
mente sono infermi al pari di chi è colpito da qualsiasi altra malattia. Gli
anziani, poi, pur restando vero che senectus ipsa morbus, possiedono capacità e
doti e residue energie, frutto anche della loro esperienza, che costituiscono
un’autentica ricchezza per le categorie sociali più giovani.
5. Passando ora alla considerazione delle
doverose forme di attività assistenziale, desidero sottolineare l’urgenza di
una forte azione preventiva. La stessa scienza medica riconosce uno
strettissimo rapporto, ad esempio, tra il manifestarsi o l’aggravarsi di alcune
patologie e turbe mentali e l’odierna crisi di valori. Ne è conferma – per
citare un caso – l’interdipendenza tra l’Aids, la tossicodipendenza e l’uso
disordinato della sessualità. Come tacere della continua aggressione alla
serenità e all’equilibrio mentale, costituita da modelli sociali che portano
alla strumentalizzazione dell’uomo ed a pericolosi condizionamenti della sua
libertà?
Inoltre, non poche malattie mentali sono
spesso indotte – e su vasta scala, come dimostrano dati statistici
inconfutabili – da antiche e non ancora superate condizioni di miseria, di
denutrizione, di carenza igienico-sanitaria, di degrado ambientale, ecc. E,
purtroppo, allorché la consapevolezza di queste insostenibili situazioni s’è
fatta viva, mancano le strutture e il personale per avviare l’idonea
prevenzione, e l’efficace terapia, per affrontare insomma un’assistenza quale
conviene alla dignità della persona umana.
6. Il mio più accorato appello va, pertanto,
ai pubblici poteri, agli scienziati, ai ricercatori, ai sociologi, a tutti gli
uomini di buona volontà, affinché si impegnino con azione convergente a meglio
conoscere la vastità e la complessità del problema dei malati di mente, per
predisporre poi, anche mediante i provvedimenti legislativi, strumenti efficaci
di intervento nel pieno rispetto dell’integrità e della dignità del malato.
La Chiesa, che a tutti i sofferenti guarda con
eguale intenzione e amorevole sollecitudine, invita a privilegiare
nell’assistenza coloro che, per particolari infermità, conoscono il maggiore
rischio di emarginazione e di isolamento. Un tale invito la Chiesa rivolge, in
modo particolare, agli Ordini e alle Congregazioni religiose, maschili e
femminili, che per carisma istituzionale assistono i malati di mente,
soprattutto quelli gravi. Mentre rende loro atto e li ringrazia per il grande
bene operato in questo settore, li esorta a perseverare con rinnovato slancio
in tale delicato e nobilissimo servizio. Pari apprezzamento e sollecitudine la
Chiesa esprime ai Sacerdoti che si dedicano a questo apostolato, alle
Associazioni, ai Gruppi di volontariato, ai Movimenti ecclesiali ed a quanti,
facendo una scelta veramente cristiana, si assumono questo meritevole impegno.
Operatori sanitari, medici, infermieri, personale volontario possono sentire e
vivere questo arduo servizio quale occasione privilegiata per esaltare,
attraverso la medicina, la grandezza della loro professione e missione.
Una speciale parola di stima e di affetto
rivolgo a quelle famiglie che, messe a dura prova dall’infermità mentale di un
proprio congiunto, accettano di assisterlo con amore, vivendo in umile
discrezione, ma con eccezionale forza d’animo, tale dolorosa condizione. La
Vergine Santissima trasformi questo prezioso tipo di solidarietà in dono per
tutta la Chiesa e per l’umanità. L’amore cristiano, testimoniato mediante il
servizio a chi soffre nel corpo e nello spirito, avvicina a Cristo Gesù, che
incarnandosi, ha scelto la condizione di schiavo, di emarginato e di
disprezzato (cfr. Fil 2, 7).
7. Se la sofferenza è mistero, lo è in modo
speciale quando essa colpisce le più nobili facoltà dell’uomo e soprattutto la
sua mente. Nell’inchinarci davanti a questo mistero, siamo chiamati a coglierne
la lezione di vita che ci porta a far del bene con la sofferenza ed a far del
bene a chi soffre (cfr. Lett. Apost. Salvifici doloris, 30).
Ogni infermità, direttamente o indirettamente
aggredisce la mente umana che è il centro del sentire e dell’intendere della
persona. Illustri Signori, consentitemi di rivolgermi in questo momento con
affetto vivissimo a quanti, per menomazioni fisiche, per l’età avanzata, per la
condizione di malati terminali, conoscono molteplici esperienze che debilitano,
anche in maniera gravissima, le loro facoltà mentali. Auspico che il vostro
studio e la vostra ricerca su questa nobilissima parte dell’uomo abbiano sempre
di mira la persona nella sua integralità, poiché nulla di essa può essere
interamente salvato, se l’obiettivo non è la totalità del suo essere.
Con questo augurio invoco su voi tutti l’aiuto
del Signore Onnipotente, mentre vi invito a riguardare l’esperienza vissuta in
questi giorni come positiva e incoraggiante occasione per rinsaldare i vostri
reciproci rapporti, per coordinare i vostri contributi, per unire le vostre
forze nel servizio all’uomo che soffre.
La Vergine Santissima, "sedes sapientiae" e "salus infirmorum" accompagni sempre i1 vostro quotidiano lavoro, sul quale, per Sua intercessione, imploro l’effusione dei celesti favori.