Alla IV Conferenza
del Pontificio Consiglio per la Pastorale della Salute
VIVERE: PERCHÉ?
15 novembre 1989
"La Chiesa è pronta a raccogliere la
duplice sfida dell'Aids: una prevenzione degna dell'uomo ed un'assistenza
idonea, rispettosa, solidale". Lo ha detto il Santo Padre concludendo la
IV Conferenza internazionale promossa dal Pontificio Consiglio per la pastorale
degli operatori sanitari, presieduto da S.E. Fiorenzo Angelini. Dopo aver
ascoltato un indirizzo d’omaggio rivoltogli a nome dei presenti dal prof.
Marini-Bettòlo, presidente della Pontificia accademia delle scienze, il Santo
Padre ha pronunciato il seguente discorso.
È, per me, particolarmente importante trovarmi
oggi con voi, in occasione della Conferenza Internazionale che il Pontificio
Consiglio della Pastorale per gli Operatori Sanitari ha promosso in vista di un
approfondimento interdisciplinare sui complessi problemi legati alla minacciosa
diffusione dell’AlDS.
Nel rivolgervi il mio saluto desidero
esprimervi il mio compiacimento per l’impegno che Vi siete assunto di
dibattere, a livello altamente qualificato, un argomento di così viva
attualità. In particolare, mi compiaccio per il quadro antropologico più ampio
entro il quale avete impostato la vostra analisi, esaminando l’intero problema
alla luce degli interrogativi fondamentali dell’esistenza: "Vivere,
perché?".
Perciò mi auguro che le conclusioni di questa
Conferenza Internazionale stimolino ulteriori riflessioni sull’argomento e
promuovano da parte delle istanze competenti una decisa ed efficace
programmazione operativa.
Molto più che per le numerose malattie
infettive, che l’umanità ha sperimentato nel corso della sua storia, l’AIDS ha
profonde ripercussioni di natura morale, sociale, economica, giuridica ed
organizzativa non solo sulle singole famiglie e sui raggruppamenti locali, ma
anche sulle Nazioni e sull’intera comunità dei popoli. Oggi, infatti, sebbene
con intensità e caratteristiche diverse, la grande maggioranza dei Paesi del
mondo è stata raggiunta dal virus dell’immunodeficienza acquisita e le
periodiche rilevazioni delle Autorità sanitarie ne denunciano la diffusione
crescente.
È doveroso riconoscere che, sin dagli inizi,
l’AIDS ha provocato un serio impegno di ricerca ad opera di gruppi, guidati da
eminenti scienziati, molti dei quali sono qui presenti: ad essi esprimo
volentieri il più vivo apprezzamento.
Grazie al loro sforzo, i vari aspetti di
questa complessa e diffusa malattia si vanno sempre più chiarendo. In meno di
dieci anni è stato compiuto un importante cammino: gli studi di biologia
molecolare hanno reso pressoché note le funzioni del virus, le interazioni
virus-cellula e le conseguenti modificazioni funzionali. Sono stati altresì,
scoperti altri retrovirus e vengono attivamente studiati i ruoli relativi, che
tali agenti possono esercitare nell’AIDS, e anche in altre malattie.
Non è azzardato affermare che, ancora una
volta, con lo studio di una temibile malattia, sono migliorate le conoscenze di
tutto un settore, con significativi vantaggi terapeutici nel trattamento di
altre patologie.
Inoltre, poiché oggi è cresciuta la
consapevolezza che le cause biologiche, le condizioni ambientali e le
componenti socio-culturali influiscono fortemente sullo sviluppo e sulla
diffusione delle malattie infettive, è stato analizzato con particolare
attenzione il modo in cui certe forme di incontro e di contatto tra le persone
– all’interno di singole categorie o gruppi di popolazione – possono creare ed
alimentare il rischio di diffusione dell’infezione da virus
dell’immunodeficienza acquisita. Il riferimento, ormai a tutti noto, va
ovviamente ai fenomeni della tossicodipendenza ed all’abuso della sessualità,
che avviano un processo tendenzialmente espansivo della malattia. L’aspetto
positivo di tale miglior conoscenza è che la popolazione nel suo insieme è
direttamente sollecitata ad assumersi con piena consapevolezza le sue
responsabilità.
Le statistiche attestano che la gioventù è
maggiormente colpita dall’AIDS. La minaccia che incombe sulle giovani
generazioni deve attirare l’attenzione e coinvolgere l’impegno di tutti:
infatti, umanamente parlando, il futuro del mondo è fondato sui giovani, e
l’esperienza insegna che il solo modo di prevedere il futuro è quello di
prepararlo.
La minacciosa diffusione dell’AIDS lancia a
tutti una duplice sfida, che anche la Chiesa vuole raccogliere per la parte che
le compete: mi riferisco alla prevenzione della malattia ed alla assistenza di
coloro che ne sono colpiti. Un’azione veramente efficace in questi due campi
non potrà essere svolta, se non si cercherà di sostenere lo sforzo comune con
l’apporto derivante da una visione costruttiva della dignità della persona
umana e del suo trascendente destino. Le particolari caratteristiche
dell’insorgere e del diffondersi dell’AIDS, ed anche un certo modo di
affrontare la lotta contro questa malattia, rivelano – come opportunamente
ricorda il tema generale di questa Conferenza Internazionale – una preoccupante
crisi di valori. Non si è lontani dal vero se si afferma che, parallelamente al
diffondersi dell’AIDS, è venuta manifestandosi una sorta di immunodeficienza
sul piano dei valori esistenziali, che non può non riconoscersi come una vera
patologia dello spirito.
Di conseguenza, occorre in primo luogo
ribadire con forza che l’opera di prevenzione, per essere insieme degna della
persona umana e veramente efficace, deve proporsi due obiettivi: informare
adeguatamente ed educare alla maturità responsabile.
È necessario, innanzitutto, che
l’informazione, impartita nelle sedi idonee, sia corretta e completa al di là
di paure immotivate ma anche di false speranze. La dignità personale dell’uomo
esige poi, che egli sia aiutato a crescere verso la maturità affettiva mediante
una specifica opera educativa. Soltanto con una informazione ed una educazione
che portino a far ritrovare, con chiarezza e con gioia, il valore spirituale
dell’amore che si dona come senso fondamentale dell’esistenza, è possibile che
gli adolescenti e i giovani abbiano la forza necessaria per superare i
comportamenti a rischio. La educazione a vivere in modo sereno e serio la
propria sessualità e la preparazione all’amore responsabile e fedele sono
aspetti essenziali di questo cammino verso la piena maturità personale. Una
prevenzione, invece, che movesse, con egoistica ispirazione, da considerazioni
incompatibili con i valori prioritari della vita e dell’amore, finirebbe per
essere, oltre che illecita, contraddittoria, aggirando solo il problema senza
risolverlo alla radice.
Perciò la Chiesa, sicura interprete della
Legge di Dio ed "esperta in umanità", ha a cuore non solo di
pronunciare una serie di "no" a determinati comportamenti, ma
soprattutto di proporre uno stile di vita pienamente significativo per la
persona. Essa indica con vigore e con gioia un ideale positivo, nella cui
prospettiva vanno comprese ed applicate le norme morali di condotta.
Alla luce di tale ideale, appare profondamente
lesivo della dignità della persona, e perciò moralmente illecito, propugnare
una prevenzione della malattia dell’AIDS basata sul ricorso a mezzi e rimedi,
che violano il senso autenticamente umano della sessualità, e solo un
palliativo per quei disagi profondi, dove è chiamata in causa la responsabilità
degli individui e della società: e la retta ragione non può ammettere che la
fragilità della condizione umana, anziché motivo di maggiore impegno, si
traduca in pretesto per un cedimento che apra la via al degrado morale.
In secondo luogo, una prevenzione
costruttivamente tesa a ricuperare, soprattutto presso le giovani generazioni,
il senso pieno della vita e l’esaltante fascino della dedizione generosa, non
potrà che favorire un maggior e più vasto impegno nell’assistenza ai malati di
AIDS. Questi, pur nella singolarità della loro situazione patologica, hanno
diritto, come ogni altro infermo, di ricevere dalla comunità l’assistenza
idonea, la comprensione rispettosa e una piena solidarietà.
La Chiesa che, sull’esempio del suo divin
Fondatore e Maestro, ha sempre considerato la assistenza a chi soffre quale
componente fondamentale della sua missione, sente di essere interpellata in
prima persona, in questo nuovo campo della sofferenza umana, consapevole,
com’essa è, che l’uomo che soffre è una "via speciale" del suo
magistero e ministero.
Di conseguenza, non poche Conferenze
Episcopali, in diverse aree del mondo, hanno pubblicato documenti ed emanato
concrete direttive per avviare, migliorare ed intensificare una pastorale di
speranza nell’azione preventiva contro l’AIDS, e nell’assistenza a chi ne è
colpito, istituendo talora appositi centri di cura specializzata.
In spirito di comunione con tutta la Chiesa e
con fiduciosa e intensa partecipazione, anch’io colgo volentieri questa
occasione per unire la mia voce a quella degli altri Pastori ed esortare
ciascuno ad assumersi le proprie responsabilità.
Ai malati di AIDS
Mi rivolgo innanzitutto, con accorata
sollecitudine, ai malati di AIDS.
Fratelli in Cristo, che conoscete tutta
l’asprezza della via della Croce, non sentitevi soli. Con voi è la Chiesa,
sacramento di salvezza, per sostenervi nel vostro difficile cammino. Essa molto
riceve dalla vostra sofferenza affrontata nella fede; a voi essa è vicina col
conforto della solidarietà operosa dei suoi membri, affinché non smarriate mai
la speranza. Non dimenticate l’invito di Gesù: "Venite a me voi tutti che
siete affaticati e oppressi, ed io vi ristorerò" (Mt 11, 28).
Con voi, carissimi, sono gli uomini della
scienza, che si adoperano instancabilmente per contenere e debellare questa
grave infermità; con voi sono quanti, nell’esercizio della professione
sanitaria o per scelta volontaria, sostenuta dall’ideale della solidarietà
umana, intendono seguirvi con ogni premura e mezzo.
Voi potete offrire, a vostra volta, qualcosa
di molto significativo alla comunità di cui siete parte. Lo sforzo che voi fate
per dare un significato alla vostra sofferenza è per tutti un prezioso richiamo
ai valori più alti della vita e un aiuto forse determinante per quanti siano
tentati dalla disperazione. Non chiudetevi in voi stessi, ma cercate ed
accettate il sostegno dei fratelli.
La preghiera della Chiesa si alza ogni giorno
al Signore per voi, particolarmente per coloro che vivono la malattia
nell’abbandono, nella solitudine; per gli orfani, per i più deboli, per i più
poveri, che il Signore ci ha insegnato a considerare i primi nel suo regno.
Alle famiglie
Mi rivolgo, poi, alle famiglie. Nel nucleo
familiare è la prima scuola di vita e di formazione dei figli alla
responsabilità personale in tutti i suoi aspetti, compreso quello legato ai
problemi della sessualità.
Genitori, voi potete svolgere la prima e più
efficace azione preventiva offrendo ai vostri figli una retta informazione, e
preparandoli a scegliere con responsabilità i giusti comportamenti nell’ambito
sia individuale che sociale.
Quanto, poi, alle famiglie che vivono al loro
interno il dramma dell’AIDS, desidero che sentano a sé rivolta la comprensione
partecipe del Papa, ben consapevole della difficile missione a cui sono
chiamate. Prego il Signore perché conceda loro la generosità necessaria per non
abdicare ad un compito che, davanti a Dio ed alla società, hanno assunto a suo
tempo come irrinunciabile. La perdita del calore familiare provoca nei malati
di AIDS la diminuzione e persino l’estinzione di quella immunologia psicologica
e spirituale, che a volte si rivela non meno importante di quella fisica per
sostenere la capacità reattiva del soggetto. Soprattutto le famiglie nate nel
segno del matrimonio cristiano hanno la missione di offrire una forte
testimonianza di fede e di amore, non abbandonando il loro caro, ma bensì
circondandolo di premurose cure e di affettuosa partecipazione.
Agli insegnanti ed agli educatori
Agli insegnanti ed agli educatori va l’invito
a farsi promotori, in stretto collegamento con le famiglie, di una idonea e
seria formazione degli adolescenti e dei giovani alla vita. Si curi,
specialmente nelle scuole cattoliche, una programmazione organica
dell’educazione sanitaria, nella quale, armonizzando gli elementi della
prevenzione con i valori morali, si preparino i giovani ad un corretto stile di
vita, principale garanzia per tutelare la propria salute e l’altrui.
A voi, educatori, è affidata la responsabilità
di avviare le giovani generazioni ad una autentica cultura dell’amore, offrendo
in voi stessi una guida e un esempio di fedeltà ai valori ideali che danno
senso alla vita.
Ai giovani
Ai giovani di ogni età e condizione dico: fate
in modo che la vostra sete di vita e di amore sia sete di una vita degna di
essere vissuta e di un amore costruttivo. La necessaria prevenzione contro la
minaccia dell’AIDS non si ispira alla paura, bensì alla scelta consapevole di
uno stile di vita sano, libero e responsabile. Rifuggite da comportamenti
improntati alla dissipazione, all’apatia, all’egoismo. Siate invece
protagonisti nella costruzione di un ordine sociale giusto, su cui si regga il
mondo del vostro futuro.
Praticate con generosità e forza di immaginazione
forme sempre nuove di solidarietà. Respingete ogni forma di emarginazione,
siate vicini ai meno fortunati, a coloro che soffrono, coltivando la virtù
della amicizia e della comprensione, rifiutando ogni violenza verso voi stessi
e verso gli altri. La vostra forza sia la speranza e il vostro ideale
l’affermazione universale dell’amore.
Ai governanti
Ai governanti ed ai responsabili della cosa
pubblica rivolgo l’appello pressante ad affrontare con ogni impegno i nuovi
problemi posti dal diffondersi dell’AIDS. Le dimensioni già assunte, e che si
presume assumerà questa malattia come pure il suo stretto rapporto con alcuni
comportamenti che incidono sulle relazioni interpersonali e sociali, esigono
che gli Stati si facciano carico – con tempestività e coraggio, con chiarezza
di idee e correttezza di iniziative – di tutte le loro responsabilità. In
particolare, alle autorità sanitarie e sociali compete di predisporre ed
attuare un piano globale di lotta contro l’AIDS e la tossicodipendenza;
all’interno di questa programmazione dovrà essere riconosciuta, coordinata e
sostenuta ogni giusta iniziativa che singoli individui, gruppi, associazioni ed
enti sviluppino per la prevenzione, la cura e la riabilitazione.
Parimente, la lotta contro l’AIDS postula la
collaborazione tra i popoli: e poiché la domanda di salute e di vita accomuna
tutti gli uomini, nessun calcolo politico od economico divida l’impegno degli
Stati, insieme chiamati a rispondere alla sfida dell’AlDS.
Agli scienziati
Agli scienziati ed ai ricercatori, con il
plauso per il loro encomiabile sforzo, va il mio invito ad incrementare ed a
coordinare il loro lavoro, sorgente di speranza per i malati di AIDS e per
l’intera umanità. Come è stato ricordato, “sarebbe illusorio rivendicare la
neutralità morale della ricerca scientifica e delle sue applicazioni. Pertanto
la scienza e la tecnica richiedono per il loro stesso intrinseco significato,
il rispetto incondizionato dei criteri fondamentali della moralità: debbono
essere, cioè, al servizio della persona umana dei suoi diritti inalienabili e
del suo bene vero e integrale, secondo il progetto e la volontà di Dio”
(Istruzione Donum vitae, 2).
Oggi mancano ancora vaccini e farmaci
sicuramente efficaci contro il virus delI’AIDS; è veramente da auspicare che la
ricerca scientifica e farmacologica possano giungere presto al sospirato
traguardo. Alla porta della vostra competenza e sensibilità, illustri
scienziati e ricercatori, bussa una umanità implorante, che attende una
risposta di vita soprattutto dalla vostra collaborazione e dedizione.
Al personale sanitario
Nell’attesa della scoperta risolutiva, invito
i medici e tutti gli operatori sanitari, impegnati in questo delicato settore
professionale, a tradurre il loro servizio in testimonianza di amore
soccorrevole.
Come ho detto a Phoenix, in U.S.A., ai membri
delle Organizzazioni sanitarie cattoliche, "voi, individualmente e
collettivamente, siete l'espressione vivente della parabola del Buon
Samaritano" (v. pag. 149). Pertanto, la vostra sollecitudine non conosca
discriminazione alcuna! Sappiate raccogliere, interpretare e valorizzare la
fiducia che ha in voi il fratello infermo. Cercate sempre, attraverso la
assistenza, di accostarvi con discrezione ed amore a quella misteriosa, ma così
umana, sfera psichica e spirituale dalla quale può scaturire l’energia viva e
sanante, che aiuti l’infermo a scoprire, anche nella sua condizione, il senso
della vita ed il significato della sua sofferenza.
E voi, operatori sanitari volontari, che in numero
sempre maggiore dedicate competenza e disponibilità ai malati di AIDS o siete
impegnati nell’opera di educazione preventiva, unite e coordinate le vostre
forze, aggiornate la vostra preparazione, fatevi promotori, anche all’esterno,
di un’azione rivolta a sensibilizzare la comunità sociale ai problemi legati
alla realtà ed alla minaccia dell’AIDS. Siate i portavoce delle ansie, delle
necessità, delle attese di coloro che assistete.
A sacerdoti e religiosi della sanità
Ai fratelli nel sacerdozio, ai religiosi ed
alle religiose – in primo luogo a quelli, fra loro che sono dediti alla
pastorale sanitaria – il mio più ardente appello affinché siano araldi del
Vangelo della sofferenza nel mondo contemporaneo. La storia dell’azione
pastorale sanitaria della Chiesa ridonda di figure esemplari di sacerdoti, di
religiosi e di religiose che nell’assistenza ai sofferenti hanno esaltato la
dottrina e la realtà dell’amore.
La vostra azione, carissimi fratelli e
sorelle, per essere davvero credibile ed efficace sia costantemente sostenuta
dalla fede ed alimentata dalla preghiera. Voi, che avete fatto della sequela di
Cristo l’ideale esclusivo della vostra vita sentitevi chiamati a farvi presenza
di Gesù, medico delle anime e dei corpi. Possano i malati da voi assistiti
avvertire in voi la vicinanza di Gesù, la vigile e materna presenza della
Vergine.
Raccogliete con generosità l’appello dei
vostri Pastori, amate e favorite il servizio agli infermi, agite nel segno
della abnegazione e dell’amore, affinché "non sia resa vana la Croce di
Cristo" (1Cor 1, 17). Siate vicini agli ultimi e ai più abbandonati.
Praticate l’accoglienza, promovete e sostenete tutte le iniziative che nel
servizio a chi soffre esaltano la grandezza e la dignità della persona umana e
del suo destino eterno. Siate testimoni dell’amore della Chiesa per i
sofferenti e della sua predilezione per i più provati dal male.
A tutti i fedeli
Invito, infine, tutti i fedeli ad innalzare la
loro preghiera al Signore della vita affinché aiuti l’umanità a trarre frutto
anche da questa nuova minacciosa calamità. Voglia Iddio illuminare i credenti
sul vero ed ultimo "perché"
dell’esistenza, affinché siano, sempre e dappertutto, messaggeri della speranza
che non muore. Sappia l’uomo di oggi, ripetere al Signore le parole di Giobbe:
"Riconosco che puoi tutto e che nessuna cosa è impossibile per te"
(Gb 42, 2). Se oggi ancora, di fronte all’incombere del flagello dell’AIDS,
siamo alla ricerca del rimedio efficace, noi confidiamo che con l’aiuto di Dio
infine la vita trionferà sulla morte, la gioia sulla sofferenza.
Con questo auspicio, invoco su di voi e su
quanti spendono le loro energie a servizio della nobilissima causa, per la
quale vi siete raccolti a Congresso, le benedizioni di Dio Onnipotente.
Concluso l’incontro il Santo Padre si è soffermato con i convegnisti e, successivamente, ha salutato singolarmente tutti i relatori intervenuti al Convegno, presentati da Monsignor Angelini, che ha donato al Santo Padre cinque autoambulanze, una delle quali è attrezzata come centro mobile per effettuare analisi specifiche per il rilevamento dell’AIDS. Le autoambulanze saranno inviate in cinque Paesi africani. È stato anche donato un modernissimo apparecchio radiologico per la terapia del dolore.