All’Assemblea generale della
Pontificia Accademia per la Vita
GENOMA UMANO: PERSONALITÀ UMANA
E SOCIETÀ DEL FUTURO
24 febbraio 1998
La conquista del nuovo continente del sapere che è il
genoma umano dischiuda possibilità di vittoria sulle malattie e non avalli un
orientamento selettivo degli esseri umani.
1. Nel rivolgere il mio saluto a voi tutti, membri ordinari
e corrispondenti della Pontificia Accademia per la vita, desidero esprimere un
vivo ringraziamento al Presidente, il Prof. Juan de Dios Vial Correa, per le
sue cortesi parole. Saluto, inoltre, il Vice Presidente Mons. Elio Sgreccia,
che generosamente si prodiga per la vostra prestigiosa istituzione.
Colgo volentieri l’occasione per esprimere anche il mio
compiacimento per quanto l’Accademia sta realizzando, fin dai primi passi del
suo cammino, nell’adempimento del suo compito di promozione e difesa del
fondamentale valore della vita.
2. Sono lieto che abbiate posto all’attenzione della vostra
annuale Assemblea generale il tema: "Genoma umano: personalità umana e
società del futuro". Nel meraviglioso percorso che la mente umana compie
per conoscere l’universo, la tappa che si registra in questi anni in ambito
genetico è particolarmente suggestiva, perché sta portando l’uomo alla scoperta
dei segreti più intimi della sua stessa corporeità.
Il genoma umano è come l’ultimo continente che ora viene
esplorato. In questo millennio che sta per concludersi, così ricco di drammi e
di conquiste, gli uomini attraverso le esplorazioni geografiche e le scoperte
si sono conosciuti ed in qualche modo avvicinati. La conoscenza umana ha pure
realizzato importanti acquisizioni nel mondo della fisica, fino alla scoperta
recente della struttura dei componenti dell’atomo. Ora gli scienziati,
attraverso le conoscenze di genetica e di biologia molecolare, leggono con lo
sguardo penetrante della scienza entro il tessuto intimo della vita ed i
meccanismi che caratterizzano gli individui, garantendo la continuità delle
specie viventi.
3. Queste conquiste svelano sempre più la grandezza del
Creatore, perché consentono all’uomo di constatare l’ordine insito nel creato e
di apprezzare le meraviglie del suo corpo, oltre che del suo intelletto, nel
quale, in qualche misura, si riflette la luce del Verbo "per mezzo del
quale tutte le cose sono state create" (Gv 1,3).
Nell’epoca moderna, tuttavia, è viva la tendenza a ricercare
il sapere non tanto per ammirare e contemplare, quanto piuttosto per aumentare
il potere sulle cose. Sapere e potere si intrecciano sempre di più in una
logica che può imprigionare l’uomo stesso. Nel caso della conoscenza del genoma
umano, questa logica potrebbe portare ad intervenire nella struttura interna
della vita stessa dell’uomo con la prospettiva di sottomettere, selezionare e
manipolare il corpo e, in definitiva, la persona e le generazioni future.
Bene ha fatto, perciò, la vostra Accademia per la vita a
portare la riflessione sopra le scoperte in atto nell’ambito del genoma umano,
intendendo con ciò porre alla base del suo lavoro una fondazione antropologica,
che poggi sulla dignità stessa della persona umana.
4. Il genoma appare come l’elemento strutturante e
costruttivo del corpo nelle sue caratteristiche sia individuali che ereditarie:
esso segna e condiziona l’appartenenza alla specie umana, il legame ereditario
e le note biologiche e somatiche dell’individualità. La sua influenza nella
struttura dell’essere corporeo è determinante dal primo albore del concepimento
fino alla morte naturale. È in base a questa interna verità del genoma, già
presente nel momento della procreazione in cui i patrimoni genetici del padre e
della madre si uniscono, che la Chiesa s’è assunta il compito di difendere la
dignità umana di ogni individuo fin dal primo suo sorgere.
L’approfondimento antropologico, infatti, porta a
riconoscere che, in forza dell’unità sostanziale del corpo con lo spirito, il
genoma umano non ha soltanto un significato biologico; esso è portatore di una
dignità antropologica, che ha il suo fondamento nell’anima spirituale che lo
pervade e lo vivifica.
Non è, pertanto, lecito porre in atto alcun intervento sul
genoma che non sia rivolto al bene della persona, intesa come unità di corpo e
spirito; così come non è lecito discriminare i soggetti umani in base agli
eventuali difetti genetici rilevati prima o dopo la nascita.
5. La Chiesa Cattolica, che riconosce nell’uomo redento da
Cristo la sua via (cfr. Lett. enc. Redemptor hominis, 14), insiste perché venga
assicurato anche per legge il riconoscimento della dignità dell’essere umano
come persona fin dal momento del concepimento. Essa invita, inoltre, tutti i responsabili
politici e gli scienziati a promuovere il bene della persona attraverso la
ricerca scientifica volta a mettere a punto opportune terapie anche in ambito
genetico, qualora risultino praticabili ed esenti da rischi sproporzionati. Ciò
è possibile, per riconoscimento degli stessi scienziati, negli interventi
terapeutici sul genoma delle cellule somatiche, non però su quello delle
cellule germinali e dell’embrione precoce.
Sento il dovere di esprimere qui la mia preoccupazione per
l’instaurarsi di un clima culturale che favorisce la deriva della diagnosi
prenatale verso una direzione che non è più quella della terapia, in ordine
alla miglior accoglienza della vita del nascituro, ma piuttosto quella della
discriminazione di quanti non risultino sani all’esame prenatale. Nel momento
attuale c’è una grave sproporzione tra le possibilità diagnostiche, che sono in
fase di espansione progressiva, e le scarse possibilità terapeutiche: questo
fatto pone gravi problemi etici alle famiglie, che hanno bisogno di essere
sostenute nell’accoglienza della vita nascente anche quando risultasse affetta
da qualche difetto o malformazione.
6. Sotto questo profilo, è doveroso denunciare l’insorgere e
il diffondersi di un nuovo eugenismo selettivo, che provoca la soppressione di
embrioni e di feti affetti da qualche malattia. Talora ci si avvale per tale
selezione di teorie infondate sulla differenza antropologica ed etica dei vari
gradi di sviluppo della vita prenatale: il cosiddetto "gradualismo della
umanizzazione del feto". Talvolta si fa appello ad una concezione
sbagliata della qualità della vita, che dovrebbe – si dice – prevalere sulla
sacralità della vita. In proposito, non si può non chiedere che i diritti
proclamati dalle Convenzioni e dalle Dichiarazioni Internazionali sulla tutela
del genoma umano ed in generale sul diritto alla vita abbiano come titolare
ogni essere umano fin dal momento della fecondazione, senza discriminazioni,
sia che tali discriminazioni vengano collegate alle imperfezioni genetiche o a
difetti fisici, sia che riguardino i diversi periodi di sviluppo dell’essere
umano. È urgente perciò rinforzare i baluardi giuridici di fronte alle immense
possibilità diagnostiche che vengono dischiuse dal progetto di sequenziamento
del genoma umano.
7. Quanto più cresce la conoscenza e il potere di
intervento, tanto maggiore deve essere la coscienza dei valori in gioco.
Auspico, pertanto, che la conquista di questo nuovo continente del sapere, il
genoma umano, rappresenti il dischiudersi di nuove possibilità di vittoria
sulle malattie e non sia mai avallato un orientamento selettivo degli esseri
umani.
In questa prospettiva, sarà di grande giovamento se le
organizzazioni scientifiche internazionali faranno sì che gli auspicati
vantaggi della ricerca genetica vengano messi a disposizione anche dei popoli
in via di sviluppo. Si eviterà così un’ulteriore fonte di disuguaglianza,
atteso anche il fatto che per tali ricerche vengono investite enormi risorse
finanziarie che potrebbero essere, secondi taluni, prioritariamente devolute a
sollievo delle malattie curabili e delle persistenti miserie economiche di
tanta parte dell’umanità.
Quello che appare certo fin da ora è che la società del
futuro sarà a misura della dignità della persona umana e della uguaglianza fra
i popoli, se le scoperte scientifiche verranno indirizzate al bene comune, che
si realizza sempre attraverso il bene di ogni singola persona e richiede la
cooperazione di tutti, oggi in special modo quella degli scienziati.
Nell’invocare sui vostri lavori la divina assistenza per un
servizio sempre più incisivo ed efficace alla fondamentale causa della vita
umana, di cuore tutti vi benedico.