All’accademia Delle Scienze

 

IMMUNOLOGIA, EPIDEMIOLOGIA

E ASPETTI SOCIALI DELLA LEBBRA

 

1 giugno 1984

 

1. L’odierno incontro, signor Presidente, signore e signori, è per me motivo di intensa commozione, perché il tema che voi trattate in questi giorni richiama al mio cuore, non meno che al vostro, le sofferenze atroci di una moltitudine di nostri fratelli e sorelle colpiti dal terribile contagio della lebbra, e specialmente di coloro ai quali il morbo ha già causato delle amputazioni irreparabili. Insieme a questo sentimento di profonda commozione io ne provo un altro di sincera ammirazione verso di voi, per le attente e instancabili ricerche che compite allo scopo di debellare il terribile morbo e di salvare tante vite umane.

In questo istante la mia mente rammenta vari incontri di Gesù con i lebbrosi. Ne voglio citare uno solo, raccontato dall’evangelista Marco sin dal primo capitolo del suo Vangelo. Leggo nel testo sacro: "Un lebbroso venne da lui e la pregava in ginocchio e diceva: Se tu vuoi, puoi mondarmi". A questa domanda Gesù "stese la mano - dice l'evangelista - e lo toccò dicendogli: lo voglio, sii mondato. E subito la lebbra se ne andò da lui ed egli fu mondato" (Mc 1,40-42).

Gesù toccando con la sua mano la piaga del lebbroso abbatté il muro che separava gli intoccabili dalla comunità umana e con la guarigione miracolosa aprì un cammino di speranza che religione e scienza dovranno promuovere. Per l’una e per l’altra più nessun uomo dovrà dirsi immondo, ma ognuno dovrà essere rispettato e aiutato a conseguire una condizione degna della persona umana.

 

2. Il senso di fraternità universale annunziato dal Vangelo suscitò in uomini di tutte le fedi uno slancio generoso di assistenza per i lebbrosi e si istituirono lazzaretti e ospedali in ogni parte del mondo. Ovunque sorse un vasto movimento di volontariato, un "inaspettato dono di misericordia privata" da parte di coloro che "saldi di coraggio … spinti dalla pietà assunsero e sostennero virtuosamente le cure a cui non erano chiamati per impiego"  come avvenne durante la peste di Milano descritta da Alessandro Manzoni nel suo immortale romanzo (I promessi sposi, cap. 32).

Non posso non ricordare tra gli apostoli dei lebbrosi, che sorsero tra i missionari cristiani sia cattolici sia protestanti, il Padre Damien De Vuyster dei Padri Picpus che è stato onorato in tutto il mondo come il più generoso testimone della carità cristiana verso i lebbrosi. Con lui voglio ricordare tra gli apostoli laici Marcello Candia che agli infermi di lebbra fece totale dono di se stesso e delle sue sostanze.

Le cure di un generoso volontariato e di istituzioni successivamente sorte per iniziativa di governi non avrebbero però potuto essere efficaci sul piano sanitario, se la scienza non avesse offerto mezzi e metodi di diagnosi e di terapia.

 

3. Come in ogni altro campo, così anche in questo della cura delle più diverse forme di pestilenza, sentimenti di fraternità e ricerca scientifica si congiungono per sollevare l’umanità dai suoi bisogni e dai suoi flagelli. Il soccorso dei volontari della carità e la ricerca dello scienziato esigono delle forti energie spirituali. La ricerca scientifica non è soltanto un magnifico uso dell’intelligenza, ma esige inoltre l’esercizio di eminenti virtù morali e dell’aiuto dello Spirito, di cui ha bisogno lo scienziato che vuole esercitare la carità del sapere. Quando la ragione, stanca e forse disillusa nello sforzo della ricerca, sembra cedere alla tentazione di abbandonare la propria impresa, lo Spirito viene in aiuto di colui che vuole eroicamente insistere nel suo sforzo per amore del prossimo e accende sul supremo vertice della mente una scintilla che fa scoccare fulminea l’intuizione del vero, onde la ricerca ritrova il suo cammino luminoso e raggiunge la meta ambita della scoperta.

 

4. Voi, o Signori, avanzate nel cammino tracciato da Gerhard Hansen, che con la costanza della ragione e la scintilla dello spirito ha scoperto l’agente patogeno della lebbra, il mycrobacterium leprae. Per l’opera vostra di illuminati scienziati, in concorde sforzo con saggi medici e generosi volontari, con provvidenze di istituzioni governative e private, la lebbra è diminuita in varie parti del mondo, ma sono ancora a milioni i nostri fratelli che ne soffrono le terribili conseguenze. Per essi bisogna aumentare gli sforzi da ogni parte affinché coloro che sono ancora condannati a una specie di morte civile possano ritrovare la vita, perfezionarne la qualità, trovare nella società un posto corrispondente alla loro dignità di persone umane, che hanno impresso nel loro intimo, come ogni altro uomo, il sigillo di Dio. Non esiste nessuna ragione perché coloro che sono guariti non vengano pienamente reintegrati nella società.

Signor Presidente, col suo discorso ella ha giustamente asserito che la scienza orientata verso degli scopi pacifici può diminuire i mali del mondo, migliorare la condizione umana, contribuire ad elevare la qualità della vita specialmente degli ultimi, dei più trascurati tra gli esseri umani.

 

5. Rivolgo pertanto un appello ai Governi, alle Istituzioni internazionali, alle Associazioni filantropiche, affinché contribuiscano con aiuti crescenti all’opera che ricercatori, medici e volontari compiono per liberare i lebbrosi dal loro contagio e dalla loro umiliante e dolorosa emarginazione.

Ella ha ricordato, signor Presidente, il mio pellegrinaggio apostolico in Brasile e la mia visita, da Lei accompagnato, al lebbrosario di Marituba. Là ed anche più recentemente in Corea ho avuto l’opportunità di esprimere personalmente la mia solidarietà a quelli che soffrono e rassicurarli dell’amore e della dedizione della Chiesa universale.

Signore e signori, continuate nelle vostre ricerche e nelle vostre cure e sappiate che la Chiesa è amica della vostra opera, perché essa con voi ha ricevuto il mandato di Cristo scritto nel Vangelo "sanate i lebbrosi" e sa che i lebbrosi guariti sono un segno del regno di Dio (Mt 10,8; 11,5). Siate dunque, signori, cooperatori del regno di Dio, che è pure il regno dell’uomo, siate ministri di giustizia e di amore per tutti coloro che, nelle più desolate contrade del mondo, non ricevono nemmeno le briciole di questa società opulenta e violenta.

Che Dio vi benedica insieme ai vostri cari nel vostro generoso servizio.