All’Assemblea
Plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze
LA CONOSCENZA DELLA FEDE,
FONDATA SULLA VERITA’
RIVELATA,
NON VIENE ESCLUSA DALLA
CONOSCENZA
OTTENUTA PER VIA
RAZIONALE
27 ottobre 1998
Signor Presidente
Signore e Signori membri dell’Accademia,
1.Sono lieto di accogliervi questa mattina e
di porgervi i miei cordiali saluti in occasione dell’Assemblea Plenaria della Pontificia
Accademia delle Scienze sui cambiamenti concernenti il concetto di natura.
Ringrazio Sua Eccellenza il Signor Nicola Cabibbo per le cortesi parole che mi
ha appena rivolto. Saluto cordialmente Monsignor Giuseppe Pittau, ex
Cancelliere della vostra Accademia, e ringrazio Monsignor Marcello Sánchez
Sorondo, che ha accettato di succedergli.
Le riflessioni che avete intrapreso sono
particolarmente opportune. Nell’antichità, Aristotele aveva forgiato alcune
espressioni, che sono state riprese e approfondite nel Medio Evo e di cui San
Tommaso d’Aquino si è servito per elaborare la sua dottrina teologica. E’
auspicabile che gli scienziati e i filosofi continuino ad apportare il loro
contributo alla ricerca teologica e alle diverse forme della conoscenza umana,
per comprendere sempre più profondamente il mistero di Dio, dell’uomo e della
creazione. L’interazione delle discipline, in un dialogo fraterno (cfr.
Enciclica Fides et ratio, n. 33), può essere molto feconda, in quanto amplia la
nostra visione di ciò che siamo e di ciò che diveniamo.
2.Nel corso dei secoli, il concetto di natura
è stato oggetto di molteplici dispute, soprattutto in campo teologico e
filosofico. La concezione elaborata da Ulpiano riduceva la natura all’aspetto
biologico e istintivo dell’uomo (cfr. Inst. I, 2). In un certo numero di teorie
attuali, si ritrova questa tentazione di ridurre l’essere umano alla realtà
puramente materiale e fisica, facendo dell’uomo un essere che si comporta
unicamente come le altre specie viventi. L’ampliamento del campo scientifico ha
portato a moltiplicare i significati di
questo vocabolo. In alcune scienze, si riferisce all’idea di legge o di
modello; in altre è legato alla nozione di regolarità e di universalità; in
altre ancora evoca la creazione intesa in modo generale o secondo alcuni
aspetti dell’essere vivente; in altre infine, esplicita la persona umana nella
sua singolare unità, nelle sua
aspirazioni umane. E’ legato anche al concetto di cultura per esprimere l’idea
della progressiva formazione della personalità dell’uomo, in cui sono associati
elementi che gli sono stati dati – la
sua natura – ed elementi che vengono acquisiti a contatto con la società – è la
dimensione culturale attraverso la
quale l’uomo si realizza (cfr. Aristotele, Politica, I, 2, 11-12). Le
recenti scoperte scientifiche e tecniche concernenti la creazione e l’uomo,
nell’ infinitamente piccolo o nell’ infinitamente grande, hanno modificato
in modo considerevole il significato
del concetto di natura, applicato
all’ordine creato, visibile e intellegibile.
3. Di fronte a queste differenze concettuali
nel campo della ricerca scientifica e tecnica, è bene interrogarsi sulle
accezioni di questo concetto, in quanto le ripercussioni sull’uomo e sullo
sguardo che gli scienziati gli rivolgono, sono lungi dall’essere trascurabili.
Il pericolo principale consiste nel ridurre un individuo a una cosa o nel
considerarlo allo stesso modo degli altri elementi naturali, relativizzando
così l’uomo, che Dio ha posto al centro del creato. Nella misura in cui ci si
interessa prima di tutto agli elementi, si è tentati di non cogliere più la
natura di un essere vivente o del creato, preso nella sua globalità, e di
ridurli a insiemi di elementi aventi molteplici interazioni. Di conseguenza
l’uomo non è più percepito nella sua unità spirituale e corporea, nella sua
anima, principio spirituale nell’uomo che è come la forma del suo corpo (cfr.
Concilio di Vienna, Costituzione Fidei Catholicae, DzS 902).
4.Nella
filosofia e nella teologia cattolica e nel Magistero, il concetto di natura
riveste un’importanza che è opportuno mettere in risalto. Evoca innanzitutto la
realtà di Dio nella sua stessa essenza, esprimendo così l’unità divina della
“santa e ineffabile Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo, (che) è un solo Dio
per natura, di una sola sostanza, di una sola natura, così come di una sola
maestà e potenza” (XI Concilio di Toledo, DzS, 525). Lo stesso termine illustra
anche la creazione, il mondo visibile che deve la sua esistenza a Dio e che si radica
nell’atto creatore attraverso il quale “il mondo ha avuto inizio quando è stato
tratto dal nulla dalla Parola di Dio” (Catechismo della Chiesa Cattolica, n.
338). Secondo il disegno divino, la creazione trova la propria finalità nella
glorificazione del suo autore (cfr. Lumen gentium, n. 36). Noi percepiamo
dunque che questo concetto esprime anche il senso della storia, che viene da
Dio e che va verso il suo termine, il ritorno di tutte le cose create a Dio; la
storia non può dunque essere intesa come una storia ciclica, in quanto il
Creatore è anche il Dio della storia della salvezza. “Lo stesso e identico Dio,
che fonda e garantisce l’intelligibilità e la ragionevolezza dell’ordine
naturale delle cose su cui gli scienziati si appoggiano fiduciosi, è il
medesimo che si rivela Padre di nostro Signore Gesù Cristo” (Enciclica Fides et
ratio, n. 34).
Per
mezzo della sua ragione e delle diverse operazioni intellettive, che sono
proprie della natura dell’uomo considerato come tale (cfr. San Tommaso d’Aquino,
Summa Theologiae, 1-22, q.71, a. 2), l’uomo è “capace per sua natura di
giungere fino al Creatore” (Enciclica Fides et ratio, n.8), contemplando
l’opera della creazione, poiché il Creatore si fa riconoscere attraverso la
grandezza della sua opera. La bellezza di quest’ultima e l’interdipendenza
delle realtà create spingono i sapienti ad ammirare e a rispettare i principi
propri della creazione. “La natura, oggetto proprio della filosofia, può
contribuire alla comprensione della rivelazione divina” (Ibidem, n. 43). Questa
conoscenza razionale non esclude comunque un’altra forma di conoscenza, quella
della fede, fondata sulla verità rivelata e sul fatto che il Signore si
comunica agli uomini.
5.Quando
lo si applica all’uomo, vertice della creazione, il concetto di natura assume
un significato particolare. L’uomo è il solo essere sulla terra a cui Dio ha
conferito una propria dignità che gli deriva dalla sua natura spirituale, nella
quale si trova l’impronta del Creatore, in quanto è stato creato a sua immagine
e somiglianza (cfr. Gn 1,26) e dotato delle più alte facoltà che una creatura
può possedere: la ragione e la volontà. Queste gli consentono di determinarsi
liberamente e di entrare in comunicazione con Dio, per rispondere al suo
appello e di realizzarsi secondo la sua propria natura. In effetti, essendo di
natura spirituale, l’uomo è capace di accogliere le realtà soprannaturali e di
giungere alla felicità eterna, gratuitamente offerta da Dio. Questa
comunicazione è resa possibile dal fatto che Dio e l’uomo sono due essenze di
natura spirituale. E’ ciò che esprimeva Gregorio Nazianzeno, quando parlava del
Signore che aveva assunto la nostra natura umana: “Cristo guarisce il simile mediante il simile”
(Oratio, 28, 13). Nella prospettiva di questo Padre della Cappadocia,
l’approccio metafisico e ontologico ci permette di comprendere il mistero
dell’Incarnazione e della Redenzione, attraverso il quale Gesù, vero Dio e vero
uomo, ha assunto la natura umana (cfr. Gaudium et spes, n. 22). Parlare di
natura umana fa anche ricordare che esistono un’unità e una solidarietà di
tutto il genere umano. Di fatto l’uomo è da considerare “nella piena verità
della sua esistenza, del suo essere persone ed insieme del suo essere
comunitario e sociale” (Enciclica Redemptoris hominis, n. 14).
6.Al
termine del nostro incontro, vi incoraggio a proseguire il vostro lavoro
scientifico con spirito di servizio reso al Creatore, all’uomo e all’insieme
della creazione. Così gli esseri umani loderanno Dio poiché tutto proviene da Lui
(Cfr. I Cr 29, 14); rispetteranno la dignità di ogni uomo e troveranno la
risposta alle domande fondamentali sulla loro origine e sul loro fine ultimo
(cfr. Enciclica Fides et ratio, n. 1). Si prenderanno cura della creazione
“voluta da Dio come un dono fatto all’uomo, come un’eredità a lui destinata e
affidata” (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 299) e che è buono per natura
(cfr. Concilio di Firenze, Bolla Cantate Domino, DzS, 1333).
Augurandovi
un lavoro fecondo in un ricco dialogo fra le diverse discipline che
rappresentate, vi imparto di tutto cuore la Benedizione Apostolica.