Lettera Apostolica
“Motu proprio” con il quale si
istituisce la Pontificia commissione
per la Pastorale
degli operatori sanitari
DOLENTIUM HOMINUM
11 febbraio 1985
1. È noto il vivo interesse che la Chiesa ha
sempre mostrato per il mondo dei sofferenti. In ciò non ha fatto, del resto,
che seguire l’esempio molto eloquente del suo Fondatore e Maestro. Nella
Lettera Apostolica "Salvifici Doloris" dell’11 febbraio 1984, ho
rilevato che "nella sua attività messianica in mezzo a Israele, Cristo si
è avvicinato incessantemente al mondo dell'umana sofferenza. Passò
"facendo del bene", e questo suo operato riguardava, prima di tutto,
i sofferenti e coloro che attendevano aiuto" (Salvifici Doloris, 16).
Di fatto, la Chiesa nel corso dei secoli ha
fortemente avvertito il servizio ai malati e sofferenti come parte integrante
della sua missione e non solo ha favorito fra i cristiani il fiorire delle
varie opere di misericordia, ma ha pure espresso dal suo seno molte istituzioni
religiose con la specifica finalità di promuovere, organizzare, migliorare ed
estendere l’assistenza agli infermi. I missionari, per parte loro, nel condurre
l’opera dell’evangelizzazione, hanno costantemente associato la predicazione
della Buona Novella con l’assistenza e la cura dei malati.
2. Nel suo approccio agli infermi e al mistero
della sofferenza, la Chiesa è guidata da una precisa concezione della persona
umana e del suo destino nel piano di Dio. Essa ritiene che la medicina e le
cure terapeutiche abbiano di mira non solo il bene e la salute del corpo, ma la
persona come tale che, nel corpo, è colpita dal male. La malattia e la
sofferenza, infatti, non sono esperienze che riguardano soltanto il sostrato
fisico dell’uomo, ma l’uomo nella sua interezza e nella sua unità somatico-spirituale.
È noto del resto come talora la malattia che si manifesta nel corpo abbia la
sua origine e la sua vera causa nei recessi della psiche umana.
Malattia e sofferenza sono fenomeni che, se
scrutati a fondo, pongono sempre interrogativi che vanno al di là della stessa
medicina per toccare l’essenza della condizione umana in questo mondo (Gaudium
et Spes, 10). Si comprende perciò facilmente quale importanza rivesta, nei
servizi socio-sanitari, la presenza non solo di pastori di anime, ma anche di
operatori, i quali siano guidati da una visione integralmente umana della
malattia e sappiano attuare, di conseguenza, un approccio compiutamente umano
al malato che soffre. Per il cristiano, la redenzione di Cristo e la sua grazia
salvifica raggiungono tutto l’uomo nella sua condizione umana e quindi anche la
malattia, la sofferenza e la morte.
3. Nella società civile il settore dei
servizi socio-sanitari ha conosciuto, negli anni recenti, una importante e
significativa evoluzione. Da un lato, l’accesso all’assistenza e alle cure
sanitarie, riconosciuto come un diritto del cittadino, si è generalizzato,
determinando di conseguenza l’ampliamento delle strutture e dei vari servizi
sanitari. Dall’altro, gli stati, per poter far fronte a queste esigenze, hanno
costituito appositi ministeri, varato legislazioni "ad hoc" e
adottato politiche con specifiche finalità di ordine sanitario. le nazioni
unite, dal canto loro, hanno dato vita alla organizzazione mondiale della
sanità.
Questo vasto e complesso settore concerne direttamente
il bene della persona umana e della società. Proprio per questo esso pone anche
delicate e non eludibili questioni, che investono non solo l’aspetto sociale ed
organizzativo, ma anche quello squisitamente etico e religioso, perché vi sono
implicati eventi "umani" fondamentali quali la sofferenza, la
malattia, la morte con i connessi interrogativi circa la funzione della
medicina e la missione del medico nei confronti dell’ammalato. Le nuove
frontiere, poi, aperte dai progressi della scienza e dalle sue possibili
applicazioni tecniche e terapeutiche, toccano gli ambiti più delicati della
vita nelle sue stesse sorgenti e nel suo più profondo significato.
4. Da parte della Chiesa pare anzitutto
importante un’opera di più organico approfondimento delle sempre più complesse
problematiche che gli operatori sanitari debbono affrontare, nel contesto di un
maggior impegno di collaborazione fra i gruppi e le attività corrispondenti.
Esistono, oggi, molteplici organismi che impegnano direttamente i cristiani nel
settore della sanità: oltre e accanto alle Congregazioni e Istituzioni
religiose, con le loro strutture socio-sanitarie, vi sono organizzazioni di
medici cattolici, associazioni di paramedici, di infermieri, di farmacisti, di
volontari, organismi diocesani e interdiocesani, nazionali e internazionali
sorti per seguire i problemi della medicina e della salute. Si impone un
migliore coordinamento di tutti questi organismi. Nella mia Allocuzione ai
medici cattolici, il 3 ottobre 1982, avevo delineato questa necessità: “Per far
ciò non è sufficiente un’azione individuale. Si richiede un lavoro di insieme,
intelligente, programmato, costante e generoso e questo non soltanto
nell’ambito dei singoli paesi, ma anche su scala internazionale. Una
coordinazione a livello mondiale potrebbe consentire infatti un migliore
annuncio ed una più efficace difesa della vostra fede, della vostra cultura,
del vostro impegno cristiano nella ricerca scientifica e nella professione”.
5. Tale coordinamento deve, in primo luogo,
essere inteso a favorire e a diffondere una sempre migliore formazione
etico-religiosa degli operatori sanitari cristiani nel mondo, tenendo conto
delle differenti situazioni e dei problemi specifici che essi debbono
affrontare nello svolgimento della loro professione. Esso sarà volto, poi, a
meglio sostenere, promuovere e intensificare le necessarie attività di studio,
di approfondimento e di proposta in rapporto ai menzionati problemi specifici
del servizio sanitario, nel contesto della visione cristiana del vero bene
dell’uomo. In questo campo sono oggi aperti delicati e gravi problemi di natura
etica, circa i quali la chiesa ed i cristiani devono coraggiosamente e
lucidamente intervenire per salvaguardare valori e diritti essenziali connessi
con la dignità ed il destino supremo della persona umana.
6. Alla luce di queste considerazioni, e
sostenuto dal parere di esperti, sacerdoti, religiosi e laici, ho disposto di
costituire una Pontificia Commissione per la Pastorale degli operatori sanitari,
che funga da organismo di coordinamento di tutte le istituzioni cattoliche,
religiose e laiche, impegnate nella pastorale degli infermi. Essa sarà
collegata col Pontificio Consiglio per i Laici, del quale sarà parte organica,
pur mantenendo una sua propria individualità organizzativa ed operativa.
I compiti della Commissione saranno i
seguenti:
–
stimolare e promuovere l’opera di formazione, di studio e di azione svolta
dalle diverse O.I.C. nel campo sanitario, nonché dagli altri gruppi, associazioni
e forze che, a diversi livelli e in vari modi, operano in tale settore;
–
coordinare le attività svolte dai diversi Dicasteri della Curia Romana in
relazione al mondo sanitario e ai suoi problemi;
–
diffondere, spiegare e difendere gli insegnamenti della Chiesa in materia di
sanità, e favorirne la penetrazione nella pratica sanitaria;
–
tenere i contatti con le Chiese locali ed, in particolare, con le commissioni
Episcopali per il mondo della sanità;
–
seguire con attenzione e studiare orientamenti programmatici ed iniziative
concrete di politica sanitaria, a livello sia internazionale che nazionale, al
fine di coglierne la rilevanza e le implicazioni per la pastorale della Chiesa.
La Pontificia Commissione sarà presieduta dal
Cardinale Presidente del Pontificio Consiglio per i Laici e sarà animata da un
gruppo di coordinamento con a capo un Pro-Presidente (Arcivescovo) e un
Segretario (senza carattere vescovile).
Spetta al Presidente di dirigere le Assemblee
plenarie dei Membri e Consultori. Il Presidente inoltre sarà preventivamente
informato circa le decisioni di maggiore importanza e sarà tenuto al corrente
dell’attività ordinaria della Commissione.
Sarà compito del Pro-Presidente promuovere,
animare, presiedere e coordinare le attività organizzative e operative della
Pontificia Commissione.
I Membri e Consultori, da me nominati,
rappresenteranno:
a)
alcuni Dicasteri e Organismi della Curia Romana (Segreteria di Stato;
Congregazioni per la Dottrina della Fede, per le Chiese Orientali, per i Religiosi
e gli Istituti Secolari, per l’Evangelizzazione dei Popoli e per l’Educazione
Cattolica; Pontifici Consigli Cor Unum e per la Famiglia; Pontificia Accademia
delle Scienze);
b)
l’Episcopato (Commissioni Episcopali per il mondo della sanità);
c)
gli Ordini religiosi ospedalieri;
d) il
laicato (rappresentanti delle O.I.C. ed altri gruppi e associazioni che operano
nel campo sanitario e nel mondo della sofferenza).
Nell’adempimento della sua missione, la
Pontificia Commissione potrà domandare la collaborazione di esperti e
costituire gruppi di lavoro "ad hoc" su questioni determinate.