Estratti Dalla
Esortazione Apostolica
FAMILIARIS CONSORTIO
22 novembre 1981
LA TRASMISSIONE DELLA VITA
Cooperatori dell’amore di Dio Creatore
28. Con la creazione dell’uomo e della donna a
sua immagine e somiglianza, Dio corona e porta a perfezione l’opera delle sue
mani: Egli li chiama ad una speciale partecipazione del suo amore ed insieme
del suo potere di Creatore e di Padre, mediante la loro libera e responsabile
cooperazione a trasmettere il dono della vita umana: "Dio li benedisse e
disse loro: "Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra;
soggiogatela""80.
Così il compito fondamentale della famiglia è
il servizio alla vita, il realizzare lungo la storia la benedizione originaria
del Creatore, trasmettendo nella generazione l’immagine divina da uomo a
uomo81.
La fecondità è il frutto e il segno dell’amore
coniugale, la testimonianza viva della piena donazione reciproca degli sposi
“II vero culto dell’amore coniugale e tutta la struttura familiare che ne nasce
senza trascurare gli altri fini del matrimonio, a questo tendono, che i
coniugi, con fortezza d’animo siano disposti a cooperare con l’amore del
Creatore e del Salvatore, che attraverso di loro continuamente dilata e
arricchisce la sua famiglia”82.
La fecondità dell’amore coniugale non si
restringe però alla sola procreazione dei figli, sia pure intesa nella sua
dimensione specificamente umana: si allarga e si arricchisce di tutti quei
frutti di vita morale, spirituale e soprannaturale che il padre e la madre sono
chiamati a donare ai figli e, mediante i figli, alla Chiesa e al mondo.
La dottrina e la norma sempre antiche e sempre
nuove della Chiesa
29. Proprio perché l’amore dei coniugi è una
singolare partecipazione al mistero della vita e dell’amore di Dio stesso, la
Chiesa sa di aver ricevuto la missione speciale di custodire e di proteggere
l’altissima dignità del matrimonio e la gravissima responsabilità della
trasmissione della vita umana.
Così, in continuità con la tradizione viva
della comunità ecclesiale lungo la storia, il recente Concilio Vaticano II e il
magistero del mio predecessore Paolo VI, espresso soprattutto nell’enciclica
Humanae vitae, hanno trasmesso ai nostri tempi un annuncio veramente profetico,
che riafferma e ripropone con chiarezza la dottrina e la norma sempre antiche e
sempre nuove della Chiesa sul matrimonio e sulla trasmissione della vita umana.
Per questo, nella loro ultima assemblea, i
Padri Sinodali hanno testualmente dichiarato: “Questo Sacro Sinodo, riunito
nell’unità della fede col successore di Pietro, fermamente mantiene ciò che nel
Concilio Vaticano II (cfr. Gaudium et spes, 50) e, in seguito, nell’enciclica
Humanae vitae viene proposto, e in particolare che l’amore coniugale deve
essere pienamente umano, esclusivo e aperto alla nuova vita (Humanae vitae, n.
11, e cfr. 9 e 12)”83.
La Chiesa sta dalla parte della vita
30. La dottrina della Chiesa si colloca oggi
in una situazione sociale e culturale, che la rende ad un tempo più difficile
da comprendere e più urgente ed insostituibile per promuovere il vero bene
dell’uomo e della donna.
Infatti, il progresso scientifico-tecnico, che
l’uomo contemporaneo accresce di continuo nel suo dominio sulla natura, non
sviluppa solo la speranza di creare una nuova e migliore umanità, ma anche
un’angoscia sempre più profonda circa il futuro. Alcuni si domandano se sia
bene vivere o se non sia meglio neppure essere nati; dubitano, se sia lecito
chiamare altri alla vita, i quali forse malediranno la propria esistenza in un
mondo crudele, i cui terrori non sono neppure prevedibili. Altri pensano di
essere gli unici destinatari dei vantaggi della tecnica ed escludono gli altri,
ai quali vengono imposti mezzi contraccettivi o metodi ancor peggiori. Altri
ancora, imprigionati come sono dalla mentalità consumistica e con l’unica
preoccupazione di un continuo aumento di beni materiali, finiscono per non
comprendere più e quindi per rifiutare la ricchezza spirituale di una nuova
vita umana. La ragione ultima di queste mentalità è l’assenza, nel cuore degli
uomini, di Dio, il cui amore soltanto è più forte di tutte le possibile paure
del mondo e le può vincere.
È nata così una mentalità contro la vita
(anti-life mentality), come emerge in molte questioni attuali: si pensi, ad
esempio, a un certo panico derivato dagli studi degli ecologi e dei futurologi
sulla demografia, che a volte esagerano il pericolo dell’incremento demografico
per la qualità della vita.
Ma la Chiesa fermamente crede che la vita
umana, anche se debole e sofferente, è sempre uno splendido dono del Dio della
bontà. Contro il pessimismo e l’egoismo, che oscurano il mondo, la Chiesa sta
dalla parte della vita: e in ciascuna vita umana sa scoprire lo splendore di
quel "Sì", di quell’"Amen", che è Cristo stesso84. Al
"no" che invade ed affligge il mondo, contrappone questo vivente
Sì", difendendo in tal modo l’uomo e il mondo da quanti insidiano e
mortificano la vita.
La Chiesa è chiamata a manifestare nuovamente
a tutti, con un più chiaro e fermo convincimento, la sua volontà di promuovere
con ogni mezzo e di difendere contro ogni insidia la vita umana, in qualsiasi
condizione e stadio di sviluppo si trovi.
Per questo la Chiesa condanna come grave
offesa della dignità umana e della giustizia tutte quelle attività dei governi
o di altre autorità pubbliche, che tentano di limitare in qualsiasi modo la
libertà dei coniugi nel decidere dei figli. Di conseguenza qualsiasi violenza
esercitata da tali autorità in favore della contraccezione e persino della
sterilizzazione e dell’aborto procurato è del tutto da condannare e da
respingere con forza. Allo stesso modo è da esecrare come gravemente ingiusto
il fatto che nelle relazioni internazionali l’aiuto economico concesso per la
promozione dei popoli venga condizionato a programmi di contraccezione,
sterilizzazione e aborto procurato85.
Educare ai valori essenziali della vita umana
37. Pur in mezzo alle difficoltà dell’opera educativa,
oggi spesso aggravate, i genitori devono con fiducia e coraggio formare i figli
ai valori essenziali della vita umana. I figli devono crescere in una giusta
libertà di fronte ai beni materiali, adottando uno stile di vita semplice ed
austero, ben convinti che "l'uomo vale più per quello che è che per quello
che ha"100.
In una società scossa e disgregata da tensioni
e conflitti per il violento scontro tra i diversi individualismi ed egoismi, i
figli devono arricchirsi non soltanto del senso della vera giustizia, che sola
conduce al rispetto della dignità personale di ciascuno, ma anche e ancora più
del senso del vero amore, come sollecitudine sincera e servizio disinteressato
verso gli altri, in particolare i più poveri e bisognosi. La famiglia è la
prima e fondamentale scuola di socialità: in quanto comunità di amore, essa
trova nel dono di sé la legge che la guida e la fa crescere. Il dono di sé, che
ispira l’amore dei coniugi tra di loro, si pone come modello e norma del dono
di sé quale deve attuarsi nei rapporti tra fratelli e sorelle e tra le diverse
generazioni che convivono nella famiglia. E la comunione e la partecipazione
quotidianamente vissuta nella casa, nei momenti di gioia e di difficoltà,
rappresenta la più concreta ed efficace pedagogia dei figli nel più ampio
orizzonte della società.
L’educazione all’amore come dono di sé
costituisce anche la premessa indispensabile per i genitori chiamati ad offrire
ai figli una chiara e delicata educazione sessuale. Di fronte ad una cultura
che "banalizza" in larga parte la sessualità umana, perché la
interpreta e la vive in modo riduttivo e impoverito, collegandola unicamente al
corpo e al piacere egoistico, il servizio educativo dei genitori deve puntare
fermamente su di una cultura sessuale che sia veramente e pienamente personale:
la sessualità, infatti, è una ricchezza di tutta la persona – corpo, sentimento
e anima – e manifesta il suo intimo significato nel portare la persona al dono
di sé nell’amore.
L’educazione sessuale, diritto e dovere fondamentale
dei genitori, deve attuarsi sempre sotto la loro guida sollecita, sia in casa
sia nei centri educativi da essi scelti e controllati. In questo senso la
Chiesa ribadisce la legge della sussidiarietà, che la scuola è tenuta ad
osservare quando coopera all’educazione sessuale, collocandosi nello spirito
stesso che anima i genitori.
In questo contesto è del tutto irrinunciabile
l’educazione alla castità, come virtù che sviluppa l’autentica maturità della
persona e la rende capace di rispettare e promuovere il "significato
sponsale" del corpo. Anzi, i genitori cristiani riserveranno una
particolare attenzione e cura, discernendo i segni della chiamata di Dio, per
l’educazione alla verginità, come forma suprema di quel dono di sé che costituisce
il senso stesso della sessualità umana.
Per gli stretti legami che intercorrono tra la
dimensione sessuale della persona e i suoi valori etici, il compito educativo
deve condurre i figli a conoscere e a stimare le norme morali come necessaria e
preziosa garanzia per una responsabile crescita personale nella sessualità
umana.
Per questo la Chiesa si oppone fermamente a
una certa forma di informazione sessuale, avulsa dai principi morali, così
spesso diffusa, la quale altro non sarebbe che un’introduzione all’esperienza
del piacere e uno stimolo che porta a perdere la serenità – ancora negli anni
dell’innocenza – aprendo la strada al vizio.
80 Gn 1,
28.
81 Cfr.
ibid. 5, 1ss.
82 Conc. Ecum. Vat. II, Cost. pastorale sulla
Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et spes, 50.
83 Propositio 22. La conclusione del n. 11
dell’Enc. Humanae vitae così afferma: “Richiamando gli uomini all’osservanza
delle norme della legge naturale interpretata dalla sua costante dottrina, la
Chiesa insegna che qualsiasi atto matrimoniale deve rimanere aperto alla
trasmissione della vita (ut quilibet matrimonii usus ad vitam humanam
procreandam per se destinatus permaneat)”: AAS 60 (1968), 488.
84 Cfr.
2Cor 1, 19; Ap 3, 14.
85 Cfr. Messaggio del VI Sinodo dei Vescovi
alle Famiglie cristiane nel mondo contemporaneo, 5 (24 ottobre 1980).
100 Conc. Ecum. Vat. II, Cost. pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et spes, 35.